Pino Caruso: mezzo secolo di storia del costume - QdS

Pino Caruso: mezzo secolo di storia del costume

Giuseppe Lazzaro Danzuso

Pino Caruso: mezzo secolo di storia del costume

venerdì 08 Marzo 2019 - 14:00
Pino Caruso: mezzo secolo di storia del costume

La scomparsa dell'attore, regista, comico, scrittore che con la sua sagacia è stato testimone delle vicende del nostro Paese in un vastissimo arco di tempo. Il cordoglio del presidente della Regione Musumeci e del sindaco Orlando. L'unico palermitano che i catanesi sentivano loro. DOMANI L'OMAGGIO DI RAI STORIA

Se ne è andato, a 84 anni, nella sua casa vicino Roma, Pino Caruso, che con la sua sagacia, da attore, comico, regista, scrittore, è stato testimone delle vicende del nostro Paese in un vastissimo arco di tempo.
Proveniente dal teatro drammatico come Turi Ferro e Leo Gullotta, seppe mutarsi per il grande pubblico televisivo in una maschera siciliana di una comicità mai volgare, intelligente, ricca di quello spirito che Caruso seppe esprimere anche con i suoi libri di aforismi.
Il presidente della Regione Nello Musumeci ha parlato di "grave lutto per la Sicilia e per il mondo della cultura italiano", esprimendo il proprio cordoglio, quello del governo regionale e della comunità siciliana.
"La comicità di Pino Caruso – ha detto Musumeci, ricordandolo – è stata al tempo stesso denuncia sociale implacabile, senza cortigianeria e senza sconti a nessuno. Ha saputo interpretare il sentimento a volte ambiguo e contraddittorio che ispira la quotidianità del siciliano".
"Palermo – ha aggiunto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – perde un concittadino straordinario. Un uomo, un artista che ha contribuito alla rinascita della città, con la sua cultura, la sua ironia: dopo le terribili stragi del ’92, contribuì con la sua forza e le sue idee a dare speranza ai palermitani e alla città".
Orlando ha ricordato come Caruso fosse stato il direttore del Festino di Santa Rosalia della svolta del 1995 che divenne momento di spettacolo e gioia, oltre che di riflessione e fede, e di "Palermo di scena".
Tra i tantissimi meriti professionali e umani che fanno ormai parte della storia dello spettacolo e del costume di mezzo secolo, vorrei però ricordarne uno che viene quasi sempre tralasciato: Pino Caruso fu probabilmente l’unico palermitano che i catanesi, sentivano loro. E lui, all’ombra dell’Etna, si considerava a casa e ci veniva sempre volentieri. Con il treno, naturalmente, ché l’aereo non riusciva proprio a digerirlo.
Caruso lavorò infatti a lungo sia per il Teatro Stabile di Catania (si ricorda un memorabile Don Giovanni involontario di Brancati), chiamato per la prima volta da Mario Giusti, sia per Antenna Sicilia, televisione privata etnea di respiro regionale, dove, su invito di Pippo Baudo e di Domenico Tempio, condusse negli anni Novanta un talk show in giro per l’Isola dopo esser stato protagonista di un programma che faceva ascolti record: il Festival della nuova canzone siciliana.
Fu in quell’occasione che "si fece conoscere" da me: avrei dovuto intervistarlo per il quotidiano La Sicilia proprio per parlare di quello spettacolo televisivo e all’appuntamento che avevamo fissato si presentò con una signora.
"Attento – mi sussurrò all’orecchio, serissimo – ché questa pazza che mi viene dietro è convinta di essere mia moglie".
Per fortuna la sua fama di burlone lo aveva preceduto e così ricambiai il sorriso della signora Caruso – l’attrice Marilisa Ferzetti, sorella dell’attore Gabriele – che con gli occhi in aria mi invitava a lasciarlo perdere.
"Credo nei Siciliani che parlano poco, nei Siciliani che non si agitano" scriveva Leonardo Sciascia.
E Caruso parlava pochissimo. Era addirittura lapidario. Nascevano da questa capacità di sintesi le battute fulminanti che utilizzò nelle sue rubriche su diversi quotidiani italiani e che raccolse in libri di aforismi, come "L’uomo comune", vincitore, nel 2005, della Palma d’oro del Salone Internazionale di Bordighera, che Enzo Biagi giudicò "un piccolo capolavoro della letteratura italiana del Novecento".
Nell’ultimo volume, "Il venditore di racconti", del 2017, scrisse "Se si scopre che sono onesto, nessuno si fiderà più di me".
Rai storia domani
omaggia Caruso
Per ricordare e rendere omaggio a Pino Caruso, Rai Cultura propone una puntata di "Ieri e Oggi", in onda domani alle 13.00 su Rai Storia.
L’edizione è quella del 1978, condotta da Enrico Maria Salerno.
Caruso, ospite in studio con l’attore Raf Vallone, ripercorre i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo, narrando aneddoti legati alla sua carriera e alla sua vita privata.
Un racconto arricchito dalla riproposizione di un monologo interpretato a "Che domenica amici" nel 1968 e di uno sketch con Enrico Montesano, realizzato durante una puntata del programma "Dove sta Zazà" del 1973.

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