313 precari più 282 fra poco. La Regione assume, ma per fare cosa? - QdS

313 precari più 282 fra poco. La Regione assume, ma per fare cosa?

Carlo Alberto Tregua

313 precari più 282 fra poco. La Regione assume, ma per fare cosa?

giovedì 05 Settembre 2019 - 00:00

Con oltre tredicimila dipendenti, di cui uno su dieci è dirigente, la Regione siciliana è quella che ha più personale, in rapporto alle altre quattro regioni speciali minori. I presidenti della Regione hanno sempre giustificato questo numero di dipendenti col fatto che i compiti dello Stato sono svolti in proprio. Ma anche tenendo conto di questo indubitabile fatto, il numero di dipendenti è sempre eccessivo.
Non è solo questione di quantità, ma anche di qualità. Che fanno tutti questi dipendenti? Quali obiettivi sono posti loro dagli assessori al ramo? In quali tempi gli obiettivi debbono essere raggiunti? In quali quantità essi sono raggiunti? Vi è un controllo consuntivo che raffronti obiettivi e risultati?
Ecco una prima serie di domande che non trovano risposte, per il semplice motivo che la Regione non si è dotata – come le Pubbliche amministrazioni moderne, soprattutto quelle anglosassoni – di un Piano aziendale.
È vero che vi sono le cosiddette piante organiche. Ma esse sono obsolete e ormai fuori tempo.

La Regione è allo sbando. Di fatto non funziona nulla perché i vertici sono deresponsabilizzati. Il campionario dei fallimenti è lungo, ve ne indichiamo qualcuno: quattrocento siti ad alto rischio idrogeologico, metà dei depuratori non funziona, i rifiuti solidi urbani stanno sommergendo la Sicilia per la stupidità di non mettere a bando i termocombustori, le strade e autostrade sono a pezzi, le nove ex Province sono rimaste come stipendifici, non si ammodernano strade ferrate né si costruiscono linee ad alte velocità (Lav); ultimo e più grave non vengono spesi gli 11,5 miliardi di fondi che la Regione dovrebbe gestire direttamente ed indirettamente.
Quest’anno, se va tutto bene, si potranno certificare solo 400 milioni di spese: un vergogna!
Il presidente della Regione, ottima persona, non usa il bastone per fare funzionare la macchina regionale, nella quale anche il delicato settore della sanità perde colpi.
Ascoltiamo, giorno dopo giorno, una serie di insignificanti interventi: 3 milioni di qua, 5 milioni di là, 15 milioni in altra parte. Ma essi hanno solo un significato di immagine, perché sostanzialmente risolvono piccoli problemi, non quelli grandi.
Di fronte a questo sfascio, il presidente Musumeci ha la bella pensata: assumere in pianta stabile 313 precari e programmarne l’ulteriore assunzione di 282.
La domanda che sorge è: ma tutta questa gente ha competenze aggiornate alle attuali necessità per svolgere un compito moderno, con la produzione di servizi pubblici adeguati? Che qualificazione hanno questi assunti? Dove hanno conseguito le loro competenze? Quali corsi hanno frequentato? Altra serie di domande che non trovano risposte perché la Regione non se le è poste.
Inforniamo 500 dipendenti perché tanto Pantalone paga tutto, ecco l’assunto.
Si tratta di un’altra iniziativa assistenziale, un ammortizzatore sociale che è certamente utile agli assunti, ma non ai siciliani che pagano loro gli stipendi senza avere di ritorno la qualità delle prestazioni.
Lo scandalo più grande della Regione siciliana è avere costituito una società per azioni, la Resais, dotata di regolare consiglio di amministrazione e collegio di revisori (un poltronificio) senza alcuna missione (cioè i dipendenti non devono far nulla).

Ulteriore scandalo della Regione siciliana è la lentezza con cui procede alla digitalizzazione dei propri servizi, che si sono ammodernati a macchia di leopardo.
Essa dovrebbe dialogare in tempo reale con i 390 Comuni, con le decine di altre strutture pubbliche anche statali, con le proprie partecipate e con le partecipate degli enti locali, in modo da fare circolare le informazioni in tempo reale. La digitalizzazione delle strutture pubbliche siciliane avrebbe un effetto di anticorruzione e anti-inefficienze, perché quando tutto è tracciato l’una e le altre hanno difficoltà.
Perché quanto brevemente descritto non viene attuato dalla Regione siciliana? L’analisi che precede porta direttamente, cortesi lettori, alle conclusioni che noi non vogliamo dare perché sembrerebbe quasi un partito preso.
Ricordiamo che il dovere di questo giornale è quello di scattare fotografie senza assumere la responsabilità dell’oggetto fotografato. Sono i cittadini che debbono guardarle, farsi un convincimento proprio e votare di conseguenza.

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