Manfria: la frazione balneare gelese dimenticata fra incuria e immondizia - QdS

Manfria: la frazione balneare gelese dimenticata fra incuria e immondizia

Andrea Cassisi

Manfria: la frazione balneare gelese dimenticata fra incuria e immondizia

mercoledì 10 Giugno 2009 - 00:00

Disservizi. Piccole discariche tappezzano la zona.
I residenti. Da tempo hanno scelto di unirsi in un comitato con il compito di sottoporre all’amministrazione comunale le numerose problematiche che con una certa regolarità si presentano in zona.
Il Comune. Già avviati gli interventi di bonifica su determinate zone. Si punta in particolare alla rimozione dei rifiuti ingombranti e a ripulire i tratti di strada invasi dalle erbacce.

GELA (CL) – Ad accoglierci è un’insegna di piccole dimensioni divorata dal verde spontaneo. La si nota arrivando dal centro abitato di Gela, in provincia di Caltanissetta, a pochi chilometri dal neonato quartiere “La Cittadella”. Benvenuti a Manfria, frazione balneare della città nissena, affacciata sulla costa e bagnata dalle acque del Golfo omonimo della città, di cui molti gelesi, proprietari di case di villeggiatura e chalet, godono del panorama. A destare la nostra attenzione non è tanto quella scritta immersa nella vegetazione spontanea, che nessun addetto all’amministrazione pensa ad eliminare, quanto il terribile panorama che ci si ritrova davanti una volta addentrati nelle vie (da qualche anno a questa parte battezzate) di questa “zona turistica” che lascia tanta amarezza a quei pochi visitatori che pensano, soprattutto in estate, di visitare l’antichissima Torre. Anche per questo enorme patrimonio culturale e archeologico ci sarebbe molto da dire (e in passato abbiamo già detto) ma toglieremmo spazio ai disservizi e all’incuria che regnano sovrani in questo angolo di Gela.

Come dicevamo, ad accogliere chi entra nella frazione balneare c’è subito una grande discarica a cielo aperto: carcasse di elettrodomestici, vecchi divani, sacchetti della spazzatura, detriti di ogni genere, rifiuti organici e materiale di risulta rappresentano il biglietto da visita per i coraggiosi bagnanti che la domenica decidono di organizzare una gita fuori porta. Non mancano però i contenitori per la raccolta dei rifiuti, quelli blu, adatti per la raccolta differenziata ma rigorosamente adattati a contenitori per rifiuti non differenziati con la forzatura e conseguente distruzione della bocca di conferimento speciale.
Basta spostarsi qualche centinaia di metri più avanti per constatare che la situazione non cambia. Questa volta, però, nel ciclone della fotocamera entrano le strade: intere arterie non percorribili. Più che altro potremmo definirle trazzere che si trasformano in uno stagno di fango in inverno a causa della piogge e generano enormi nubi di polvere in estate. Bene che vada, le strade non sono altro che distese di tappeti di asfalto rattoppato dopo l’esecuzione di numerosi lavori di manutenzione.

La scena si ripete più avanti, superando il campo sportivo privato, meta di numerosi incontri agonistici anche nel periodo invernale e la piccola chiesa dedicata a Sant’Antonio dove ogni domenica viene celebrata la Santa Messa. Via Santa Maria degli Angeli è l’arteria principale che congiunge le diverse zone di Manfria, che vanno da Roccazzelle, al quartiere Torre di Manfria, sino a Piana Marino. La biforcazione di questa via ubicata all’ingresso, genera un’enorme aiuola che non è altro se non ricettacolo di rifiuti che si nascondono in enormi e altissimi canneti che nessuno ha provveduto a eliminare, rendendo scarsa conseguentemente la visibilità per gli automobilisti che transitano in zona.

Disagi per tutti i gusti, patiti non soltanto d’estate ma anche in inverno visto che un centinaio di famiglie hanno in zona residenza fissa. Gran parte di queste ha aderito al Comitato autonomo del quartiere Manfria, che da anni si batte perché la frazione balneare venga curata in maniera costante e soprattutto dotata e migliorata dei servizi necessari all’utenza.
Per non parlare, poi, di quella Torre abbandonata a se stessa.

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