ROMA – Dopo mesi di polemiche e attacchi a senso unico i tecnici di Terna Rete Italia hanno riferito ieri, in sede di IV Commissione dell’Ars, in merito all’elettrodotto a 380 kV “Sorgente-Rizziconi”, un’opera la cui mancata realizzazione costa ogni anno costa circa 600 milioni di euro di più in bolletta alla Sicilia a causa del differenziale superiore al 35% rispetto al resto d’Italia. Diverse le motivazioni: la Sicilia, a causa dell’attuale rete elettrica insufficiente e vetusta, è sottoposta a rischio black out, come dimostrano i numerosi distacchi degli ultimi anni. Il nuovo elettrodotto, inoltre, farà diminuirei vincoli per gli operatori del mercato elettrico, favorendo una maggiore concorrenza e una maggiore produzione (fino a 700 MW) da impianti a fonti rinnovabili, invece di costringere i siciliani all’utilizzo di centrali di produzione obsolete e altamente inquinanti. Il progetto è stato il frutto di un “lungo percorso di condivisione con gli Enti Locali” – ha ricordato Terna – e solo dopo oltre 100 incontri e sopralluoghi per la definizione dei criteri localizzativi e del percorso della nuova linea, si è giunti nel gennaio 2007 al Protocollo d’Intesa con tutti i Comuni interessati, la Provincia di Messina e Regione siciliana. Nessun rischio per salute, assicurano da Terna, in quanto “l’opera è stata autorizzata dopo la verifica da parte dei soggetti competenti del rispetto di tutti i limiti in materia di campi elettromagnetici imposti dalla legge italiana, che è una delle più restrittive in Europa”. (rb)
