Imprese in debito, colpa della Pa - QdS

Imprese in debito, colpa della Pa

Massimo Mobilia

Imprese in debito, colpa della Pa

mercoledì 30 Marzo 2011 - 00:00

Da uno studio di Confindustria il 58% delle aziende siciliane ha un rischio di insolvenza medio-alto. Pagano in media 30 giorni oltre il limite, ma gli enti pubblici ci impiegano 400 giorni

PALERMO – Pagare in ritardo è sempre spiacevole, per chiunque. A maggior ragione per chi questi pagamenti li deve incassare, e gli risultano di vitale importanza per poter mandare avanti la propria attività economica. Dei ritardi delle pubbliche amministrazioni siciliane nei confronti dei privati ce ne siamo spesso occupati, per denunciare soprattutto come i ritardi pesantemente prolungati non fanno che gravare ancora di più sulla già segnata economia dell’Isola, portando i creditori al collasso.
In una nostra recente inchiesta abbiamo scoperto che la Pa isolana (in testa Comuni, Ato rifiuti e Sanità) si porta dietro un debito di circa 4 miliardi di euro verso le imprese, secondo la stima di Regione e Corte dei Conti, con tempi di pagamento biblici superiori a quelli di tutte le altre regioni d’Italia: 400 giorni in media per saldare il conto, quando la media nazionale si ferma a 120 giorni e quella di una regione come la Lombardia è addirittura in regola con quanto previsto dall’Ue in una direttiva in attesa di essere recepita, 60 giorni.
Ma non bisogna trascurare anche l’altro fronte, quello delle imprese che tardano a pagare. Da uno studio pubblicato qualche giorno fa da Confindustria Palermo, durante il workshop su “L’evoluzione nella gestione del credito commerciale: Strumenti ed esperienze”, su un campione di 320 aziende siciliane, il 14,75% presenta un livello di rischiosità alto, perché inaffidabile nei pagamenti, e il 43,52%, la maggioranza, presenta una rischiosità media. Il 38,59% rientra nel livello di rischio medio-basso e soltanto il 2,81% viene considerato affidabile.
Tra le province, quella con il rischio più alto risulta essere Siracusa con il 17,03%, seguita da Palermo con il 15,41%, Catania con il 15,40%, Messina 15,18%, Caltanissetta 14,19%, Trapani con il 13,23% e Agrigento con il 12,68%. Ultimo posto per Enna con il 10,33%. A Ragusa invece la palma di provincia con maggiore percentuale di aziende a basso rischio, il 3,53%.
L’analisi, condotta dall’osservatore Cribis D&B, ha guardato non solo alla rischiosità commerciale, ma anche alle abitudini nei pagamenti delle imprese siciliane, da cui emerge che soltanto il 29,86% paga alla scadenza, mentre la stragrande maggioranza, il 54,48%, 30 giorni dopo il limite e lo 0,47% oltre i 120 giorni. È evidente come il confronto con i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni non regga, con una differenza media di 360 giorni in più per saldare i conti.
Secondo lo studio, inoltre, le abitudini di pagamento cambiano a seconda della tipologia di azienda: le micro realtà esibiscono, infatti, una percentuale di pagamento puntuale maggiore, il 43,87%, rispetto all’11,10% registrato dalle grandi. Queste ultime, avendo una liquidità maggiore, però presentano meno rischi, solo il 6,72%, contro il 9,87% delle medie e l’11,58% delle piccole.
Più basso il dato nazionale delle imprese ad alto rischio insolvenza, il 9,96%, e più alto quello di rischiosità bassa, il 5,53%, medio bassa per il 37,76% e nella media per il 46,75%. Il rischio più alto riguarda il 13,58% delle aziende del Sud e delle Isole (i dati siciliani lo dimostrano), segue il Centro con l’11,09%, il Nord ovest con l’8% e per ultimo il “ricco” Nord est con il 6,10%.
La difficoltà nel pagare da parte delle imprese siciliane, però, è anche una diretta conseguenza dei ritardi molto più prolungati delle pubbliche amministrazioni. “Stare in regola con i pagamenti – ha commentato il presidente di Confindustria Palermo, Alessandro Albanese – non è facile per le imprese, soprattutto a causa dei ritardi dei pagamenti da parte degli enti. Nessuno ancora ha tirato fuori una legge che possa compensare le tasse con i crediti vantati nei loro confronti”.
In attesa che il limite dei 60 giorni, previsto da una direttiva europea, diventi obbligatorio con annesse sanzioni in caso di ritardi, la Pa continuerà a strozzare le imprese con i suoi debiti.

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