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Corte dei Conti, il presidente Squitieri: “Segnali di deflazione”

ROMA – Nel suo discorso di insediamento, il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, ha toccato alcuni nodi fondamentali del sistema economico. “Il problema dell’economia italiana è un problema di crescita, ma in un’economia nella quale la spesa pubblica vale più della metà del prodotto, nessuna crescita è possibile se quella spesa non si farà più efficace ed efficiente”. Ricordando che nel nostro Paese “il prelievo ammonta a circa il 45% del prodotto”, il presidente dei giudici contabili ha chiarito che “non si potrà avere un miglioramento nell’allocazione delle risorse e un’accelerazione della crescita, se non sapremmo spendere meglio le ingenti risorse derivanti dal prelievo fiscale”. Insomma la strada della crescita è obbligata, l’alternativa è la deflazione o, peggio, la depressione. “Oggi, insieme ai primi timidi segni di ripresa della domanda aggregata – ha continuato – si scorgono, anche negli indici dei prezzi, segnali inquietanti di deflazione. Questi preoccupano non solo per l’immediato portato recessivo, ma anche per l’effetto di appesantimento del debito”. In effetti, gli ultimi bollettini dell’Istat appaiono indicativi: per due mesi consecutivi – tra settembre e ottobre – i prezzi al consumo sono scesi. La fiducia dei cittadini nella ripresa economica è ai minimi termini, per cui si rischia di rimanere impantanati nella spirale deflazionistica: la gente spende meno, i listini continuano a scendere, e tuttavia la domanda cala perché si aspetta che i prezzi possano diminuire ancora. La Sicilia è la regione più in pericolo. Secondo il rilevamento dell’Istat sulle città capoluogo, tra settembre e ottobre, Palermo, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ha registrato i tassi d’inflazione più contenuti d’Italia (+0,3%). E addirittura l’indice dei prezzi al consumo ha segnato una variazione negativa (-0,4%).
Antonio Leo