Ogni anno sono 400 i neonati abbandonati nella culla - QdS

Ogni anno sono 400 i neonati abbandonati nella culla

Elisa Latella

Ogni anno sono 400 i neonati abbandonati nella culla

mercoledì 29 Giugno 2011 - 00:00

Nel 70% dei casi sono immigrate, giovanissime, vittime dell’emarginazione o della violenza. Le “mamme segrete” li partoriscono nell’anonimato e li lasciano in ospedale

ROMA – “Ti metto al mondo, ma nel momento in cui lo faccio, esco dalla tua vita. Non saprai mai chi sono, non saprò mai chi sei”. è questa l’amara frase che circa quattrocento donne, più che altro adolescenti, dicono ai bambini che stanno per partorire e a se stesse, ogni anno, in Italia. Sono le madri segrete, che partoriscono nell’anonimato, come la legge consente di fare e che lasciano i bambini in ospedale, senza neanche vederli. Una fotografia che ritrae una fragile umanità femminile: clandestine, immigrate, apolidi, italiane (queste ultime prevalentemente meridionali e a volte poco più che bambine). Fretta di crescere, solitudine, paura, a volte violenza, a volte prostituzione.
Il numero delle madri che scelgono di non essere nominate cresce nel 2010 in Italia, anche se i dati sono comunque approssimativi. Il 70% delle madri segrete è composto da donne immigrate, il 30% da ragazze italiane, giovanissime, vittime dell’emarginazione. Bambini nati per sbaglio, gravidanze precoci che ancora oggi vogliono dire vergogna.
Nell’82% dei casi restano incinte per la prima volta, al Nord e al Sud, ma la maggioranza di parti anonimi (48,7%) avviene nel Centro Nord .Ospedali e città più grandi, lì è più facile nascondersi . Per i bambini sani in genere è abbastanza frequente un’adozione nazionale, per i piccini portatori di handicap è più probabile che il futuro si chiami istituto, casa-famiglia. Le mamme hanno tre mesi di tempo per ripensarci, poi basta. Nessuno può chiedere loro nulla. Il senso del diritto all’anonimato, rafforzato dal dpr 396 del 2000, finalizzato anche a limitare l’aborto, era stato diffuso anni fa da una campagna pubblicitaria con lo slogan: “Fallo nascere. Qualcuno si occuperà di lui”. Un legame reciso, come male minore rispetto all’aborto. L’alternativa è avere il coraggio, per alcune etnie, di dare scandalo, di essere una ragazza madre. Circa un mese fa dal Quotidiano di Sicilia avevamo raccontato le tristi storie delle mamme teenager, di quelle che sembrano bambine che si prendono cura di altri bambini ed invece sono le tante mamme adolescenti dell’Isola, con un presente difficile ed un futuro incerto.
Secondo il rapporto 2010 di Save the children in Sicilia i nati da mamme under 20 rappresentano il 4% del totale delle nascite. Nella maggior parte dei casi le giovani madri interrompono gli studi dopo la gravidanza e solo due giovani madri su dieci hanno un lavoro stabile. è 16-17 anni l’età media in cui hanno il bambino. A livello mondiale 1000 donne e 2000 bambini continuano a morire ogni giorno per complicazioni al momento del parto. Sopravvivrebbero con l’assistenza anche solo di un’ostetrica, negata a 48 milioni di donne nel mondo. O ragazza madre, o aborto, oppure parto anonimo, una firma e via. Non si commette alcun reato, ma si perde ciò che in definitiva sono i figli: una parte di sé. Si sta diffondendo anche in Sicilia l’esperienza del progetto “Mamma segreta”, che tutela le donne che, prima, durante e dopo il parto, hanno necessità di ricevere informazioni e sostegno alla scelta per il riconoscimento del neonato.
La sezione Fidapa di Marsala nel 2007 in collaborazione con il Soroptimist club di Trapani, aveva iniziato una campagna di informazione contro l’abbandono del neonato. A Siracusa a gennaio 2011 Comune, Asp e associazione “Hestia”, hanno avviato un protocollo d’intesa per la nascita dello Sportello “Mamma Segreta”, presumibilmente ospitato presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “Umberto I”. Un secolo fa c’era “la ruota degli esposti”: una specie di botola che era la porta d’ingresso per l’orfanotrofio, in cui si lasciava il bambino per scomparire senza farsi vedere. Oggi il parto anonimo assistito in fondo ha la stessa finalità. Dare una soluzione ad un problema che non dovrebbe più esistere.

Bimbi indesiderati. Il lato triste dei reparti di maternità
Le madri segrete sono il lato triste dei reparti di maternità, per definizione gli unici lieti di un ospedale. Non è scomparso il mondo dei figli abbandonati.
Certo, erano decine di migliaia i neonati che nell’Italia di fine Ottocento venivano esposti alla ruota da madri povere e da donne ricche nubili o con gravidanze extraconiugali. Nel recente romanzo di Anna Burgio, “Serafina” (libro edito dalla Città del sole edizioni di Reggio Calabria) si racconta come vanno le cose nel paese siciliano di Racalmuto di inizio Novecento, e alcune pagine sono dedicate ai “bambini che nascono per sbaglio”. Oltre ai carusi dimenticati nelle zolfare a pochi anni di età, ci sono le storie di bambini messi alla ruota, a volte riadottati dalle stesse madri, per avere il sussidio riservato a chi si accollava il costo di un bambino abbandonato. Venendo considerato un “bastardo” quel bambino, figlio legittimo di nullatenenti, avrebbe avuto almeno qualcosa da mangiare.
Avere oggi una stima ufficiale dei parti segreti non è facile proprio per la tutela dell’anonimato. L’unica traccia sono le schede di dimissione ospedaliera in cui risulta che la madre non ha voluto essere nominata. Sono 1200 ogni anno in Italia i minori dichiarati in stato di abbandono.

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