MOSCA – Il presidente russo, Vladimir Putin, ha ribadito la posizione di Mosca che in Ucraina c’è stato “un colpo di Stato” ma ha assicurato di considerare l’uso della forza in Crimea e nelle altre regioni russofone come “l’ultima risorsa”. In una conferenza stampa convocata nella propria dacia di Novo-Ogaryovo, la prima dalla fuga in Russia dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, il capo del Cremlino ha sferzato i leader occidentali che minacciano di boicottare il vertice del G8 di giugno a Sochi, affermando che “nessuno è obbligato a partecipare”.
Nel giorno in cui gli Usa hanno fatto sapere che avvieranno in settimana la procedura per imporre sanzioni a Mosca, Putin ha contrattaccato a tutto campo. Intanto ha smentito annessioni o sostegni alla secessione della Crimea: sulla penisola ribelle operano “forze locali di auto-difesa”, non le truppe russe, ha assicurato. “Ci sono un sacco di uniformi che si assomigliano”, ha chiosato Putin, alternando i toni ironici a quelli minacciosi. Il ricorso alla forza “per ora non è necessario”, ma “resta un’opzione”, l’”estrema risorsa” a cui ricorrere. Eventualmente, ha ammonito, non solo in Crimea, ma anche nelle altre regioni russofone dell’Ucraina orientale.
Poi ha minimizzato le sanzioni ventilate dall’Occidente: “Tutte le minacce nei confronti della Russia sono nocive e controproducenti”, ha avvertito Putin. A proposito del boicottaggio dei partner occidentali dei preparativi per il G8 di Sochi, Mosca è pronta a ospitarlo ma chi non vuole andarci “non ha alcun bisogno di recarvisi”.
Nel frattempo a Kiev è arrivato il segretario di Stato americano, John Kerry, per incontrare il nuovo governo provvisorio, il cui premier Arseniy Yatsenyuk giovedi sarà ricevuto a Bruxelles in occasione del Consiglio Europeo straordinario. Un giallo si è scatenato sulle possibili reazioni russe: Serghei Glazyev, consigliere economico del Cremlino, ha avvertito che Mosca potrebbe vedersi costretta a eliminare il dollaro dalle sue riserve di valuta e come strumento per le transazioni internazionali, nonché a rifiutare di pagare ogni debito verso le banche americane.
Nel giorno in cui gli Usa hanno fatto sapere che avvieranno in settimana la procedura per imporre sanzioni a Mosca, Putin ha contrattaccato a tutto campo. Intanto ha smentito annessioni o sostegni alla secessione della Crimea: sulla penisola ribelle operano “forze locali di auto-difesa”, non le truppe russe, ha assicurato. “Ci sono un sacco di uniformi che si assomigliano”, ha chiosato Putin, alternando i toni ironici a quelli minacciosi. Il ricorso alla forza “per ora non è necessario”, ma “resta un’opzione”, l’”estrema risorsa” a cui ricorrere. Eventualmente, ha ammonito, non solo in Crimea, ma anche nelle altre regioni russofone dell’Ucraina orientale.
Poi ha minimizzato le sanzioni ventilate dall’Occidente: “Tutte le minacce nei confronti della Russia sono nocive e controproducenti”, ha avvertito Putin. A proposito del boicottaggio dei partner occidentali dei preparativi per il G8 di Sochi, Mosca è pronta a ospitarlo ma chi non vuole andarci “non ha alcun bisogno di recarvisi”.
Nel frattempo a Kiev è arrivato il segretario di Stato americano, John Kerry, per incontrare il nuovo governo provvisorio, il cui premier Arseniy Yatsenyuk giovedi sarà ricevuto a Bruxelles in occasione del Consiglio Europeo straordinario. Un giallo si è scatenato sulle possibili reazioni russe: Serghei Glazyev, consigliere economico del Cremlino, ha avvertito che Mosca potrebbe vedersi costretta a eliminare il dollaro dalle sue riserve di valuta e come strumento per le transazioni internazionali, nonché a rifiutare di pagare ogni debito verso le banche americane.
