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Guerra in Iran: le intimidazioni dei Pasdaran verso i giganti del Big Tech

Guerra in Iran: le intimidazioni dei Pasdaran verso i giganti del Big Tech
Foto da Adnkronos

Ecco cosa è accaduto

Nei principali hub tecnologici del Golfo Persico, un avviso che recita “domani colpiremo le big tech Usa” si prefigge una minaccia concreta e senza precedenti da parte dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. I Pasdaran hanno con queste parole intimato ai dipendenti di giganti come Apple, Google e Meta di abbandonare immediatamente i loro incarichi, avvisandoli che si tratta di una questione di sopravvivenza. Si apre così un nuovo e inquietante capitolo tra Stati Uniti, Israele e Iran, spostando l’attenzione dalle basi militari alle infrastrutture digitali e finanziarie della regione.

Il tono da ultimatum

Il comunicato di Teheran ha il tono di un ultimatum: per ogni futuro “assassinio mirato” di alti funzionari del regime, l’Iran promette una “risposta simmetrica”, colpendo unità significative di 19 aziende tecnologiche ritenute affiliate politicamente agli avversari La minaccia è precisa e calcolata per massimizzare l’impatto: prevede attacchi a partire dal 1 aprile, con la raccomandazione a residenti e lavoratori di mantenere una distanza di almeno un chilometro dai bersagli designati.

A Washington, il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, annuncia periodi complessi per il conflitto, sottolineando che l’amministrazione Trump intensificherà le operazioni contro un Iran considerato ormai senza margini di risposta convenzionale, mentre la dottrina bellica evolve nel 2026. I bersagli sono fluidi e globalizzati: nel mirino, oltre alla triade della Silicon Valley, ci sono Amazon Web Services, Microsoft, Nvidia, Oracle, IBM e Palantir, accusate di sostenere digitalmente i governi occidentali.

Teheran: “Estensioni dell’apparato militare di Washington”

Per Teheran, le tecnologie di questi colossi non sono più neutre, ma vere estensioni dell’apparato militare di Washington. La strategia è strutturata su tre livelli: militare, comunicativo e sistemico. L’Iran evoca contratti sensibili come Project Nimbus, un accordo cloud da 1,2 miliardi di dollari tra Google, Amazon e Israele, per giustificare le proprie azioni, vedendo l’ecosistema tecnologico statunitense come un potente moltiplicatore di forza bellica. Colpire o anche solo minacciare un data center non significa solo distruggere server o interrompere flussi informativi: può scatenare un effetto domino devastante. La paralisi delle reti cloud potrebbe bloccare banche, pagamenti internazionali, catene logistiche e, in alcuni Paesi del Golfo, anche servizi essenziali come energia e sanità.

Inoltre, l’impatto psicologico è enorme: la paura della guerra entra nella vita quotidiana di aziende e cittadini ovunque, minando uno spazio finora percepito come intoccabile. L’impatto sul campo è già evidente. Le multinazionali statunitensi in Medio Oriente hanno attivato protocolli di massima allerta, imposto lo smart working obbligatorio e svuotato gli uffici più esposti. In nodi strategici come Emirati Arabi Uniti e Qatar, molte sedi sono state temporaneamente chiuse o ridotte al minimo, mentre i dirigenti realizzano esercitazioni per garantire la continuità operativa in caso di attacchi. Nonostante la regione rimanga un mercato cruciale per i servizi cloud, gli analisti avvertono che il rischio di escalation sta congelando investimenti e mettendo in pausa molti piani di espansione.

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