Tre uomini e una donna appartenenti a una presunta setta sono indagati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe, estorsioni e violenza sessuale ai danni degli adepti. Questa mattina la polizia di Stato ha eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip di Perugia su beni ritenuti profitto dell’attività delittuosa contestata agli indagati, già raggiunti a marzo da un fermo di indiziato di delitto.
L’isolamento da familiari e amici degli adepti della setta
Nuovi sviluppi nell’inchiesta della procura di Perugia sulla presunta setta. L’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Perugia e dal servizio centrale operativo della polizia, aveva preso avvio dalla segnalazione del padre di un giovane. L’uomo aveva riferito come il figlio, dalla metà del 2023, avesse iniziato a frequentare corsi di alchimia tenuti da un presunto “maestro”. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane si sarebbe poi trasferito in una struttura riconducibile al gruppo. Lì avrebbe iniziato a effettuare pagamenti periodici in favore dell’associazione e avrebbe progressivamente interrotto ogni rapporto con amici e familiari, lasciando anche il proprio lavoro per seguire il gruppo prima nelle Marche e poi in Umbria.
Maestri, Sciamani, Guaritori e i versamenti di 500mila euro
Attraverso pedinamenti, audizioni testimoniali e intercettazioni telefoniche, gli investigatori avrebbero raccolto gravi indizi sull’esistenza di un’associazione strutturata i cui componenti operavano con ruoli ben definiti e appellativi come ‘Maestro’, ‘Maestra’, ‘Sciamano’ e ‘Guaritore’. Secondo l’ipotesi accusatoria, ciascuno di essi avrebbe avuto compiti specifici: dalla guida del gruppo al reclutamento di nuovi adepti, dall’organizzazione dei riti fino alla gestione di presunte pratiche curative.
Le indagini bancarie avrebbero inoltre consentito di accertare che nel tempo gli aderenti all’associazione avevano effettuato versamenti mensili e donazioni per un ammontare complessivo superiore a 500mila euro. Parte di quelle somme, secondo la Procura, sarebbe stata utilizzata per l’acquisto di automobili, alcune delle quali di lusso, oltre che per gioielli, ristoranti e altre spese personali degli indagati.
Le tecniche di manipolazione psicologica, le minacce e le promesse di salvezza
Per ottenere i pagamenti e impedire agli adepti di lasciare il gruppo, gli indagati avrebbero fatto leva su tecniche di manipolazione psicologica, minacce di conseguenze spirituali, malattie o malasorte e promesse di salvezza. Nel corso dell’attività investigativa è inoltre emersa la posizione di un 56enne che, abusando del proprio ruolo di ‘maestro’ e approfittando della particolare vulnerabilità emotiva di un’adepta, l’avrebbe costretta a subire diversi rapporti sessuali, inducendola a ritenere che si trattasse di una pratica necessaria alla ‘purificazione dell’anima’.
Il fermo e il pericolo di fuga
A marzo il pubblico ministero aveva disposto il fermo di quattro indagati ritenendo sussistente un concreto e attuale pericolo di fuga. Tre di loro erano stati rintracciati e trasferiti negli istituti penitenziari di Perugia-Capanne e Napoli-Poggioreale. Per altri due soggetti, considerati titolari di ruoli marginali nell’organizzazione, era invece scattata la denuncia a piede libero per associazione per delinquere, truffa ed estorsione.
Il sequestro di un casale con fabbricati e terreni annessi, ritenuti profitto diretto delle presunte truffe aggravate e delle estorsioni
Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno portato la procura a chiedere il sequestro preventivo dei beni ritenuti frutto delle condotte contestate. Il Gip ha disposto il sequestro di un casale con fabbricati e terreni annessi, ritenuti profitto diretto delle presunte truffe aggravate e delle estorsioni contestate agli indagati. Sotto sequestro anche un’autovettura acquistata da una delle persone offese e successivamente intestata a uno degli indagati, oltre al denaro contante rinvenuto nella disponibilità di uno degli indagati durante una perquisizione eseguita il 29 marzo scorso, considerato profitto diretto delle presunte truffe. Il provvedimento è stato eseguito questa mattina dalla squadra mobile di Perugia con il supporto del I reparto volo di Pratica di Mare e del reparto prevenzione crimine Umbria-Marche, che hanno proceduto al sequestro dei beni indicati dall’autorità giudiziaria.
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