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Crisi del grano in Sicilia, l’allarme degli agricoltori: “Senza aiuti rischiamo di abbandonare i terreni”

Crisi del grano in Sicilia, l’allarme degli agricoltori: “Senza aiuti rischiamo di abbandonare i terreni”
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Graziano Scardino, presidente regionale Cia: “Abbiamo chiesto noi le misure alla Regione. Chiediamo che la filiera del grano duro e quella del vino possano rientrare nella manovra” E aggiunge: “Servono ristori immediati, controlli sulle impostazioni e contratti di filiera”

L’agricoltura siciliana è in crisi da anni e il settore del grano è tra i più colpiti. I produttori e agricoltori hanno denunciato quote molto basse sui mercati. Il divario tra prezzi e costi di produzione non fa dormire sonni tranquilli agli operatori del settore.

Prezzi sotto i costi di produzione, la Cia: “Con 24 centesimi al chilo non si sopravvive”

L’assessorato regionale all’Agricoltura, retto da Luca Sammartino, ha proposto di stanziare aiuti per 50 milioni di euro quest’anno e per altri 50 suddivisi tra il 2027 e il 2028 allo scopo di coprire questo squilibrio tra prezzi e costi di produzione.

“Le misure della Regione le abbiamo chieste noi perché di fronte al mercato globale, a queste crisi internazionali e all’aumento dei costi di produzione, soprattutto energetici, per arrivare poi a quelli dei concimi e di tutti i fertilizzanti l’unico rimedio è dare un sostegno finanziario” spiega il presidente regionale della Confederazione Italiana Agricoltori, Graziano Scardino, che sottolinea anche come “la Regione ha disponibilità nella manovra di bilancio del mese di luglio di qualche centinaio di milioni di euro. Chiediamo che la filiera del grano duro e quella del vino possano usufruire per poter intervenire per abbassare i costi di produzione e per poter sopravvivere alla prossima annata. Alla politica chiediamo che venga approvata questa variazione di bilancio e che poi si proceda in maniera spedita affinché questi soldi possano arrivare agli agricoltori perché solo così si può tamponare la falla e poi arrivare alle prossime semine”.

Il valore esatto del prezzo, ovvero “24 centesimi per il grano per noi – aggiunge Scardino – è assolutamente insostenibile. Inoltre il margine che ci dava la politica agricola comunitaria viene assorbito dall’alto costo di produzione e quindi siamo in una situazione emergenziale. In una riunione con i rappresentanti della Commissione Europea abbiamo discusso su come intervenire per mitigare i costi sui fertilizzanti”.

Scardino: “Servono ristori immediati, controlli sulle importazioni e contratti di filiera”

Le interlocuzioni con la politica non mancano. “Noi abbiamo avuto un incontro con l’assessore Sammartino – sottolinea Scardino – vedo in lui un atteggiamento positivo e propositivo, ma dobbiamo mettere i soldi e fare in modo che arrivino agli agricoltori. Io ho chiesto un incontro sempre all’assessore per definire tutte queste procedure e dobbiamo capire quali risorse finanziarie sono disponibili”.

E ancora: “Le risorse devono essere messe in campo in maniera celere perché il rischio che due delle principali filiere dell’agricoltura muoiano e sarà un danno a livello sociale. Questa crisi è internazionale e gli agricoltori sono imprenditori, devono avere un reddito per poter sopravvivere”.

Sud Chiama Nord ha di recente inviato una proposta all’Ars per l’investimento di 100 milioni di euro in tre anni per aiutare gli agricoltori. Riguardo a questa destinazione “ribadisco – osserva Scardino – che i ricavi sono sotto i costi di produzione e i terreni verranno abbandonati. Le ricette sono insufficienti, abbiamo chiesto ristori e nel lungo è indispensabile che ci siano i controlli nelle filiere e che il grano importato abbia le stesse caratteristiche organolettiche, di qualità e di salubrità del nostro grano”.

E conclude con dei suggerimenti: “È indispensabile anche che vengano fatti dei contratti di filiera che stabiliscano il prezzo del grano, affinché il cerealicoltore sappia se deve seminare o meno. Si devono valorizzare i nostri prodotti affinché la pasta prodotta in Sicilia sia un’eccellenza da poter esportare. I controlli devono essere fatti anche dagli organi preposti e l’agricoltore non deve essere più la parte più debole della filiera. Gli slogan non portano alcun beneficio ai cerealicoltori”.

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