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Burocrazia e costi, il vero ostacolo per i giovani agricoltori siciliani non è solo il credito

Burocrazia e costi, il vero ostacolo per i giovani agricoltori siciliani non è solo il credito
Foto Confagricoltura

Presidente di Confagricoltura Sicilia difende la misura da 100 milioni di euro: “La soglia dei 250 mila euro non è una barriera”

Il bando SRD01, che destina 100 milioni di euro agli investimenti delle aziende agricole siciliane, continua ad alimentare il dibattito tra organizzazioni di categoria e politica regionale. Al centro della discussione ci sono la soglia minima di investimento fissata a 250 mila euro, il sostegno ai giovani imprenditori, l’impatto sull’occupazione e il timore che molte imprese restino escluse per insufficienza di risorse.

Per Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia, la misura rappresenta una scelta precisa della Regione: sostenere investimenti strutturali capaci di rendere il comparto più competitivo. Una scelta che, però, dovrà essere accompagnata da strumenti dedicati alle aziende di dimensioni medio-piccole.

“La soglia dei 250 mila euro non è una barriera”

Uno dei punti più contestati del bando riguarda la soglia minima di investimento, ritenuta da molti troppo elevata. Ragona respinge questa lettura “Capisco la preoccupazione, ma i numeri raccontano qualcosa di diverso. Il precedente più diretto è la misura 4.1 del vecchio PSR: il 90% dei progetti si collocava intorno ai 300 mila euro. La soglia dei 250 mila euro dell’SRD01 è quindi inferiore a quanto le aziende siciliane hanno già dimostrato di investire”.

Secondo il presidente di Confagricoltura Sicilia, un investimento inferiore ai 300 mila euro difficilmente consente una vera trasformazione aziendale. “Sotto quella cifra si sostituisce una macchina, si affronta un’emergenza, si fa manutenzione. Non si cambia l’assetto di un’azienda. L’SRD01 finanzia interventi tra 250 mila e 3 milioni di euro ed è stato costruito proprio per sostenere investimenti strutturali”.

Le imprese più piccole non devono essere ignorate

Questo, precisa, non significa che le imprese più piccole possano essere ignorate. “Questa non può essere l’unica misura disponibile. Le aziende medio-piccole hanno bisogno di strumenti calibrati sulle loro dimensioni e di un utilizzo più deciso dei progetti integrati di filiera, che consentono anche alle realtà più piccole di partecipare a investimenti collettivi”. Da qui la contrarietà di Confagricoltura all’ipotesi di sospendere il bando.

“Bloccare cento milioni destinati agli investimenti produttivi non aiuterebbe nessuno, tantomeno le imprese più piccole. Le criticità si risolvono affiancando nuove misure, non cancellando quelle esistenti”.

Occupazione: “Cambia il lavoro, non diminuiscono i lavoratori”

Il bando punta sull’innovazione tecnologica e sull’ammodernamento delle aziende. Un cambiamento che, secondo alcuni, potrebbe ridurre il ricorso alla manodopera stagionale. Per Ragona accadrà l’opposto. “Chi pensa che una serra tecnologica o un impianto di irrigazione di precisione facciano sparire i lavoratori conosce poco le nostre campagne. Cambia il tipo di lavoro, non la quantità”.

La richiesta sarà sempre più orientata verso personale qualificato. “Servono meno braccia per le operazioni più elementari e più persone capaci di far funzionare un impianto, leggere un dato o gestire una macchina”. Secondo il presidente di Confagricoltura Sicilia, gli investimenti favoriscono anche una maggiore continuità occupazionale.

“Un’azienda che investe è un’azienda che programma. Programmare significa poter garantire a un lavoratore un numero di giornate anche per l’anno successivo”. In questo quadro richiama anche il recente rinnovo del contratto nazionale degli operai agricoli. “Il nuovo contratto introduce rapporti a termine con la garanzia di almeno cento giornate annue su base triennale e riconosce un incentivo economico a chi lavora con continuità nella stessa azienda. Sono strumenti che un’impresa strutturata può utilizzare concretamente”. La stagionalità, aggiunge, continuerà comunque a caratterizzare il settore. “La stagionalità non sparisce perché dipende dal ciclo delle colture, non dall’organizzazione aziendale”.

Regolarità contributiva e lavoro qualificato

Sul tema del contrasto al cosiddetto lavoro grigio, Ragona invita a distinguere i piani. “I requisiti contributivi previsti dal bando sono una condizione corretta e, per le aziende che rappresentiamo, costituiscono il punto di partenza”. Piuttosto, evidenzia un effetto indiretto della misura. “I progetti finanziati richiedono figure specializzate. Più gli investimenti vanno in questa direzione, più il lavoro agricolo diventa un lavoro strutturato e qualificato”.

Per quanto riguarda i controlli, conclude, “esistono già le sedi competenti nelle quali affrontare il tema”.

Giovani agricoltori: “L’80% di contributo non basta se manca la terra”

Il bando prevede contributi fino all’80% per i giovani imprenditori agricoli. Un sostegno importante che, secondo Ragona, non risolve però il principale ostacolo all’ingresso nel settore. “L’80% è un’aliquota molto generosa. Ma un contributo si calcola sempre su un investimento che qualcuno deve prima riuscire a realizzare. Chi parte da zero spesso non possiede né la terra né una storia aziendale”. Il problema, osserva, emerge anche dai dati nazionali.

“In Italia soltanto l’8% degli imprenditori agricoli ha meno di 41 anni. Non manca l’interesse dei giovani: mancano l’accesso alla terra e al credito”. Per questo Confagricoltura Sicilia ha promosso, insieme a CoopCredit, il ciclo di incontri Agri-Future, dedicato agli strumenti disponibili per il ricambio generazionale, tra cui Generazione Terra, il bando ISMEA destinato agli under 41 per l’acquisto agevolato dei terreni agricoli. “Bisogna convincere i ragazzi che la terra è un investimento e metterli nelle condizioni di acquistarla e anticipare le spese. Le due cose devono procedere insieme”.

Più fondi e procedure più rapide

Considerato l’elevato numero di domande presentate, Confagricoltura chiede che, una volta concluse le istruttorie, vengano reperite ulteriori risorse. “La nostra posizione è chiara: il bando si migliora finanziandolo, non annullandolo”. Secondo Ragona, se le domande ammissibili dovessero superare la dotazione disponibile, la soluzione più logica sarebbe lo scorrimento della graduatoria. “Parliamo di progetti già valutati, per i quali le imprese hanno sostenuto costi di progettazione, perizie e consulenze. Lasciarli fermi sarebbe uno spreco sia di risorse pubbliche sia di investimenti privati”.

Altrettanto importante è la questione dei tempi amministrativi. “Tra la presentazione della domanda e il decreto di concessione passano mesi. Nel frattempo cambiano i prezzi e un preventivo può non essere più valido. La velocità dell’amministrazione non è soltanto una questione organizzativa: è una variabile economica”.

“Il rischio è creare un’agricoltura di serie A e una di serie B”

Guardando oltre il singolo bando, Ragona individua la sfida principale della politica agricola regionale. “Con l’SRD01 la Regione ha fatto una scelta chiara: puntare su aziende capaci di sostenere investimenti importanti. È una scelta legittima e, per certi aspetti, necessaria”. Il vero rischio, però, è un altro. “Non è che qualcuno resti fuori da un bando. È che si consolidi l’idea di un’agricoltura di serie A, quella che accede ai fondi, e di una di serie B costretta ad arrangiarsi”. Per evitarlo, conclude, servono strumenti complementari.

“Non chiediamo di rinunciare ai grandi investimenti. Chiediamo misure dedicate alle imprese più piccole, procedure più veloci e meno burocrazia. Oggi il vero elemento selettivo non è la qualità del progetto, ma la capacità finanziaria di anticipare le spese e di resistere ai tempi dell’amministrazione”. Abbiamo contattato anche l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino per raccogliere una posizione della Regione sul dibattito relativo al bando SRD01, ma al momento non sono pervenute risposte.

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