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Dalla sostenibilità ai costi nascosti del Made in Sicily, Motta: “Vantaggioso fare impresa sull’Isola ma margine si perde nella logistica”

Dalla sostenibilità ai costi nascosti del Made in Sicily, Motta: “Vantaggioso fare impresa sull’Isola ma margine si perde nella logistica”
Salvo e Piero Motta, foto Fratelli Sicilia

“Siamo uno o due giorni indietro: la logistica pesa sui costi e nell’Isola il margine delle imprese si riduce”, spiega l’Ad di Fratelli Sicilia

“Rifarei questa scelta anche oggi. Per noi i vantaggi sono superiori agli svantaggi”. Così Salvo Motta, amministratore delegato di Fratelli Sicilia, racconta al QdS la scelta di mantenere nell’Isola l’intera produzione dell’azienda. Fare impresa in Sicilia resta una sfida per criticità strutturali e ostacoli burocratici.

Fratelli Sicilia ha trasformato questi limiti in un elemento distintivo, puntando su materie prime del territorio e su un modello produttivo che unisce tradizione artigianale e innovazione. Fondata a Paternò dai fratelli Motta, l’azienda dolciaria esporta i propri prodotti sul mercato internazionale: Piero segue la produzione e l’aspetto creativo, Salvo guida la crescita strategica.

“Il 70% del nostro fatturato arriva dall’estero: non solo Europa, ormai mercato unico, ma anche Canada, Nord America, Australia e Sud-est asiatico”.

Dal Made in Italy al Born in Sicily

Negli ultimi anni è cambiato il modo di raccontare l’origine dei prodotti. “Non si parla più soltanto di Made in Italy, ma di Made in Sicily. Alcune aziende utilizzano perfino Born in Sicily. Sta nascendo una vera e propria identità”. La forza del marchio Sicilia nasce dalla sua storia, dall’artigianato, dalle materie prime e da un turismo sempre più attrattivo. Un percorso rafforzato anche dal racconto dell’Isola proposto da realtà come Dolce & Gabbana, che attraverso le celebri fantasie con i limoni ha contribuito a consolidarne l’immagine nel mondo.

La tradizione come valore competitivo e l’impatto sul territorio

Uno dei punti di forza delle imprese siciliane è l’eredità gastronomica dell’Isola capace di raccontare storie. “Tramandiamo da sempre ricette antiche, come in tutta Italia. Nascono da metodi particolari e da una storia precisa. Nel nostro settore abbiamo la cassata siciliana e il cannolo, che per riconoscibilità è arrivato quasi al livello della lasagna. Diventa un fatto identitario: nei mercati internazionali sanno distinguere la scorza palermitana da quella catanese, la ricotta di pecora e la consistenza”. Una riconoscibilità che trasforma i dolci siciliani da semplici prodotti tipici a veri simboli del territorio.

Tra i vantaggi di produrre in Sicilia c’è anche il legame con la comunità locale, soprattutto in una fase segnata dallo spopolamento e dalla difficoltà di trattenere competenze.

“Molti colleghi del Nord Italia fanno fatica a trovare un magazziniere o un addetto alla pasticceria, pur aumentando gli stipendi. In Sicilia il problema è diverso: la manodopera e le professionalità specializzate stanno scomparendo perché molte persone lasciano la propria terra per cercare opportunità migliori. Un’impresa siciliana può però avere un forte impatto sociale, perché crea occupazione”. Un modello che Fratelli Sicilia applica anche nella gestione interna: “Siamo un’azienda a conduzione familiare. Chi lavora con noi non è un numero, ma diventa parte della famiglia”.

Il nodo della logistica e della burocrazia

Identità e qualità del prodotto sono un valore aggiunto ma restano criticità strutturali. Stando alla testimonianza di Fratelli Sicilia, la principale riguarda la logistica. “Siamo sempre uno o due giorni indietro rispetto al Centro Italia. La maggior parte dei porti si trova a Genova e Civitavecchia e questo comporta costi maggiori. La Sicilia non può competere sul prezzo, perché gran parte del margine operativo viene assorbito dalla logistica”. Un problema particolarmente evidente per il settore dolciario. “Noi finiamo di spedire i prodotti il 10 dicembre, quando dal 10 al 25 potremmo realizzare un fatturato importante, ma la merce non arriverebbe in tempo per Natale. Il giorno dopo questa tipologia di prodotto perde il 99% del suo valore”.

Motta spiega che servirebbero infrastrutture più efficienti e una burocrazia più semplice. “Basterebbe una rete ferroviaria adeguata per abbattere i costi e uniformarci al resto d’Italia. Anche le procedure amministrative dovrebbero essere più chiare e accessibili alle imprese e bisognerebbe snellire i tempi delle autorizzazioni”.

Sostenibilità e costi nascosti della filiera siciliana

Tra le sfide per chi produce in Sicilia c’è anche la sostenibilità. Fratelli Sicilia ha avviato un percorso di investimento con il fotovoltaico, che permetterà di ridurre dell’80% i costi energetici. “È importante avere un packaging riciclabile, ridurre la plastica e raggiungere una maggiore efficienza energetica”. Secondo Motta, però, la filiera siciliana deve fare i conti anche con alcuni costi nascosti. “Molti materiali, come il cartone, vengono prodotti al Nord: arrivano in Sicilia, produciamo e poi dobbiamo rispedire il prodotto fuori dall’Isola. È una sorta di boomerang”.

L’azienda utilizza materie prime locali, dagli agrumi alla frutta secca, ma alcune componenti arrivano necessariamente da altre regioni. “Sono tutti costi nascosti. Nonostante questo, è una fortuna poter produrre nel posto più bello al mondo”. Nonostante le difficoltà, per Motta resta forte il valore di produrre nell’Isola. Per il resto è una fortuna poter produrre nel posto più bello al mondo”.

Le imprese siciliane devono affrontare anche costi non sempre proporzionati alle dinamiche del mercato. “Quando c’è stata l’inflazione, molti prezzi sono aumentati. Poi tante materie prime sono scese, ma nessuno è più tornato indietro. Il burro, ad esempio, è passato dai 9,50 euro al chilo dello scorso anno a circa 4 euro, ma le aziende che lo utilizzano non hanno più abbassato i prezzi”. Per l’imprenditore serve maggiore equilibrio nel rapporto tra prezzi e consumatori. “Possiamo aumentare i prezzi quanto vogliamo, ma se il consumatore non ce la fa più, non compra più”.

Servono le condizioni per competere, non assistenza

Per Salvo Motta, la crescita delle imprese siciliane non passa dall’assistenzialismo, ma dalla possibilità di competere ad armi pari con il resto d’Italia. “Servono collegamenti logistici più efficienti, una burocrazia più semplice e una maggiore integrazione delle imprese nei percorsi di internazionalizzazione”. Secondo l’imprenditore, anche il sostegno all’export può essere migliorato. “Abbiamo partecipato a fiere gratuite con la Regione Siciliana, ma si potrebbe fare molto di più. Per una piccola azienda partecipare agli eventi internazionali comporta costi ed energie maggiori”.

La soluzione passa anche dal portare i mercati esteri dentro le imprese. “Ci vuole un lavoro di incoming: portare buyer e clienti importanti nelle aziende. Noi vendiamo i nostri prodotti all’estero perché raccontiamo una storia interessante, non perché diciamo che il nostro prodotto è più buono degli altri”.

Il Made in Sicily non basta, serve un sistema per valorizzarlo

Per Fratelli Sicilia il prodotto è anche uno strumento di promozione del territorio. “Quando andiamo fuori non facciamo solo vendita, ma anche promozione e divulgazione”. Anche se “pensiamo di avere già una riconoscibilità sui mercati esteri, nella East Coast statunitense tutti conoscono il panettone, ma in Ohio o nel Missouri non sanno cosa sono i biscotti siciliani o gli agrumi. Per questo serve raccontare la storia dei prodotti. “Bisogna spiegare che siamo alle pendici dell’Etna e che qui nascono prodotti straordinari grazie alle caratteristiche del territorio”. Una storia fatta anche di contaminazioni: “Le nostre pastine di mandorla con la ciliegia sopra sono quello che in Francia chiamano petit four: un prodotto elegante e richiesto nei luoghi più esclusivi”.

Anche cinema e serie televisive hanno contribuito a rafforzare l’immagine dell’Isola. “Montalbano, The White Lotus, Macari: questo tipo di promozione aiuta molto anche le imprese”. Per trasformare questa ricchezza in sviluppo, però, serve un sistema. “La Sicilia non deve utilizzare soltanto il brand Made in Sicily, ma aiutare le imprese che investono, assumono e producono. Non basta dire che abbiamo il pistacchio di Bronte o il cioccolato di Modica. Così perdiamo in partenza”. “Fare poche cose, ma bene, e trasformarle in valore, lavoro e futuro. È come un menù con soltanto tre primi, ma fatti bene: fa tornare il cliente”.

Le professionalità crescono in azienda

Per Fratelli Sicilia il capitale umano è un elemento centrale. L’azienda punta sulla formazione interna più che sulla ricerca di figure già affermate. “Il nostro capoproduzione è un ragazzo di 30 anni entrato dieci anni fa per pulire le stoviglie. Lo abbiamo formato ed è cresciuto con noi”. Un percorso che riguarda anche l’innovazione: “Investiamo tantissimo in ricerca e sviluppo”. Per i ruoli commerciali servono soprattutto apertura verso il mondo e conoscenza delle lingue, in particolare inglese e spagnolo.

Le maggiori difficoltà riguardano invece alcune figure specializzate. “Le competenze più difficili da trovare sono programmatori, data analyst, esperti di intelligenza artificiale e tecnologi alimentari. Il 98% delle figure di questo tipo che cerchiamo si trova fuori dalla Sicilia”.

Innovare la tradizione, il futuro del dolce siciliano

“Gli investimenti più importanti che facciamo sono di prodotto, non di processo. Siamo artigiani e per noi è fondamentale investirvi”. L’obiettivo di reinterpretare la tradizione attraverso soluzioni adatte ai mercati internazionali. Un esempio è il cannolo siciliano snack, una variante pensata per la distribuzione mondiale. “Abbiamo mantenuto la scorza del cannolo classico, sostituendo la ricotta fresca con una crema anidra, cioè senza acqua, che permette una lunga conservazione senza usare conservanti”.

Il prodotto mantiene la forma e l’identità del cannolo tradizionale, ma può essere trasportato a temperatura ambiente e arrivare in tutto il mondo. “Sono cannoli mignon con creme al cioccolato, nocciola o mandorla, con 18 mesi di durata”. L’azienda sta investendo anche nel gluten free e nella riduzione degli allergeni. “Quando a tavola c’è il nostro prodotto, vogliamo che tutti possano mangiarlo”. Tra le prossime novità anche un panettone con 72 ore di lievitazione naturale, canditi di arancia rossa Igp, uvetta siciliana e burro delattosato.

Guardare oltre la Sicilia, il consiglio agli imprenditori del futuro

Il messaggio di Salvo Motta ai giovani che vogliono fare impresa è di non considerare la Sicilia come un mercato chiuso, ma un punto di partenza verso il mondo. “Bisogna avere il coraggio di portare il nostro know-how e i nostri prodotti fuori. Ai giovani consiglio di viaggiare, raccogliere ciò che si incontra e adattarlo alle nostre tradizioni”. Una tradizione che, secondo Motta, non deve diventare un limite. “Non deve essere un copia e incolla del passato: bisogna trasformarla con un linguaggio contemporaneo”. L’esempio è il panettone del Sud, nato dall’incontro tra una ricetta tradizionale e le materie prime siciliane. “Bisogna ascoltare i nuovi consumatori, mantenendo la capacità di distinguere l’originale dalla variante”. Per l’imprenditore, la chiave del futuro è quindi la capacità di innovare senza perdere la propria identità.

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