È “estremamente basso” il rischio di contrarre l’infezione da Vibrio Vunificus – noto come “batterio mangiacarne”, nelle acque italiane. Lo chiarisce l’istituto superiore di Sanità dopo che “in passato siano state trovate tracce del batterio nel nostro Paese” commentando la diffusione online della notizia sulla presunta presenza del patogeno nelle acque dello Stretto di Messina.
In Florida, negli Usa, invece, si aggrava il bilancio di casi e vittime: secondo gli ultimi dati pubblicati sul sito del dipartimento della Salute dello stato americano, aggiornati al 6 agosto, nel 2026 si contano 14 contagiati e 2 morti. L’anno scorso i casi erano stati 33 con 5 decessi, e nel 2024 ne sono stati registrati 82 con 19 morti.
È stato, poi, rilanciato sui social uno studio dell’Università di Messina risalente al 2005, che ne aveva trovato tracce nello Stretto. Ad occuparsene era stato, lo scorso luglio, anche il Centro Europeo per il controllo delle malattie, lanciando un alert sul possibile aumento delle infezioni da batteri del genere Vibrio in estate, indicando il Baltico e il Mar Nero come le aree più a rischio.
Le caratteristiche del betterio
Il patogeno, infatti, cresce bene a temperature sopra i 18 °C e a una salinità compresa tra 15-25 parti per mille, tipica del Mar Baltico e del Mar Nero, mentre la salinità media dei mari del Sud Europa è oltre il doppio, cosa che rende il rischio pari quasi a zero. Ma può “essere ulteriormente ridotto evitando di fare il bagno con ferite aperte e evitando il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti”.
Come avviene il contagio, cosa fare
La trasmissione, spiega l’Iss, può avvenire tramite il consumo di alimenti contaminati, specialmente frutti di mare crudi, causando sintomi gastroenterici, oppure tramite l’esposizione di ferite aperte in acque salate. Nel caso di infezione tramite ferita, possono svilupparsi vesciche, bolle emorragiche fino ad arrivare alla fascite necrotizzante, da cui il nome di “batterio mangiacarne”. In rari casi, se non trattata con antibiotici, può causare l’amputazione dell’arto. In bassa percentuale (5%) può evolvere in sepsi, soprattutto in pazienti immunocompromessi.
Le Faq sul sito dell’istituto superiore di Sanità
Alla luce dell’attenzione mediatica, la sezione Primo piano del sito Iss è stata aggiornata con una serie di Faq (domande e risposte frequenti) sui punti focali del tema.
La prima: perché se ne parla? “Il Vibrio Vulnificus, comunemente conosciuto come “batterio mangiacarne”, è un batterio della specie Vibrio. Recentemente negli Usa, dove questo agente patogeno dà alcune centinaia di infezioni l’anno, si è registrato il primo decesso dell’anno per questo batterio, in Florida. In questi giorni sui media si è parlato anche di uno studio dell’università di Messina che ha trovato tracce del batterio nel mare dello Stretto, risalente al 2005. Lo scorso luglio inoltre l’Ecdc, il Centro europeo per il controllo delle malattie, ha lanciato un alert sul possibile aumento delle infezioni da batteri del genere Vibrio in estate, indicando soprattutto le aree del Baltico e del mar Nero come quelle più a rischio”.
Come ci si infetta e quali sono i sintomi? “La trasmissione di questo patogeno – ricordano gli esperti del dipartimento Malattie infettive dell’Iss – può avvenire tramite il consumo di alimenti contaminati, specialmente frutti di mare, causando sintomi gastroenterici facilmente risolvibili senza terapia, oppure tramite l’esposizione di ferite aperte in acque salate/salmastre. Nel caso di infezione tramite la ferita è causa di rossore, vesciche, bolle emorragiche, fino ad arrivare alla fascite necrotizzante (da cui il nome comune di batterio mangiacarne) che in rari casi, soprattutto se non trattata con antibiotici, si può concludere con l’amputazione dell’arto. In bassa percentuale (5% in Usa) l’infezione può evolvere in sepsi. È importante sottolineare che l’infezione ha esiti più grave in pazienti immunocompromessi”.
Qual è il rischio di infezione in Italia? “Il rischio di contrarre l’infezione da Vibrio vulnificus nelle acque italiane è estremamente basso – puntualizzano appunto gli esperti – nonostante in passato siano state trovate tracce del batterio anche nel nostro Paese. Il patogeno cresce in modo ottimale a temperature sopra i 18°C e una salinità compresa tra 15-25 ppt (parti per mille), mentre la salinità media dei mari italiani è 36 ppt. Il sito “Vibrio viewer” dell’Ecdc, che monitora in tempo reale temperatura e salinità delle acque europee attraverso i dati dei satelliti elaborando un “indice di idoneità” per i Vibrio, indica come più a rischio quelle del Mar Baltico e mar Nero, mentre dà rischio pari a zero per quelle del Sud Europa”.
Come ci si protegge? “Il rischio può essere ulteriormente ridotto evitando di fare il bagno con ferite aperte, cautela da utilizzare sempre – raccomanda l’Iss – soprattutto se si è in uno stato di compromissione del sistema immunitario, e adottando le precauzioni sull’alimentazione valide anche per diversi altri patogeni, evitando il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti”.
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