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La lunga estate calda della politica siciliana è iniziata: manovre, battaglie interne e campagne elettorali

La lunga estate calda della politica siciliana è iniziata: manovre, battaglie interne e campagne elettorali

Ha formalmente inizio questa settimana e culminerà nell’autunno 2027, con l’elezione del Parlamento indicante il prossimo presidente della Repubblica

Quella che ha formalmente inizio questa settimana sarà la lunga estate calda della politica siciliana (e non solo). L’estate più calda di sempre sotto il profilo climatico ed una delle più calde e lunghe sul piano politico. La breve pausa estiva è stata consumata in modalità part-time dagli esponenti politici, con un picco di sosta a tempo pieno intorno al fine settimana di ferragosto.

Per il resto, le chat delle segreterie, dei gruppi parlamentari, delle coalizioni, non sono mai state del tutto silenti. L’estate in questione avrà quindi inizio in questi giorni per protrarsi fino all’autunno del prossimo anno con elezioni senza data – al momento l’unica relativa certezza è che si esclude una “election day” – che vanno dal capoluogo siciliano fino a Palazzo Chigi e l’incombenza di un presidente della Repubblica che il prossimo parlamento nazionale verrà chiamato ad eleggere.

Partite tese su più tavoli, istituzionali e di alleanze

Si intersecano i punti di confronto e di scontro tra le parti. Al momento non sono chiare neanche le regole per le prossime elezioni politiche, e questa incognita sta logorando tutte le parti che intanto lavorano ad alleanze cercando la sintesi sul programma e sul candidato alla presidenza del Consiglio dei ministri.

I riflessi di tale attività politica nazionale arrivano anche in Sicilia, per quanto smorzati dalla condizione regionale più che dallo Statuto speciale. A differenza del quadro nazionale, tra i personaggi politici più popolari ci sono Cateno De Luca ed Ismaele La Vardera, che guidano movimenti politici – rispettivamente Sud chiama Nord e Controcorrente – attualmente ancora radicati nella sola regione. Non ha avuto grande presa invece il leader di Futuro Nazionale che sarà ago della bilancia a Roma ma non in Sicilia. Parallelamente ai grandi negoziati tra i simboli dei partiti siciliani si giocano quelli per la destinazione d’uso delle risorse da inserire in variazione di bilancio – questa settimana attesa per l’incardinamento in Commissione Bilancio all’Ars – e terminata la manovrina in Sala d’Ercole ci sarà la legge di stabilità. L’influenza della destinazione di tali risorse è enorme sul piano elettorale. Tanto più in una campagna che si preannuncia piuttosto vivace.

La manovrina con l’opposizione a dieta

Non è stato definito, quantomeno anche solo ufficiosamente, il tesoretto di questa manovrina che verrà posto nella disponibilità dei gruppi parlamentari per gli interventi sui territori. Le previsioni che circolavano tra i corridoi prima della sosta estiva alludevano ad oltre 150 milioni oltre i 220 già chiusi nel testo base deliberato dalla giunta con destinazione vincolata dal governo. Sulle risorse scalpita la maggioranza, e non sono esclusi mal di pancia per la distribuzione dei fondi destinati agli assessorati.

Sul fronte opposto del Parlamento siciliano invece sembra condivisa la linea di astinenza assoluta che già a suo tempo fu oggetto di attrito tra la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e la deputazione regionale. La prima pretendeva la non partecipazione alle cosiddette “mance” mentre una parte del gruppo difendeva ciò che era stato fatto con le risorse impegnate laddove la Regione non aveva previsto interventi.

A questo giro però, oltre all’ormai costituito gruppo parlamentare Controcorrente – che ironia della sorte ha avuto assegnato l’ex ufficio della Democrazia Cristiana all’Ars spostatosi altrove – ci sarà anche il Movimento 5 Stelle a non prendere parte alle richieste di risorse per investimenti territoriali.

A destra la sfida per i candidati a Palermo e alla Regione

A settembre inoltrato si tornerà a discutere di riforma del Regolamento interno dell’Ars con la sfida lanciata dal presidente Gaetano Galvagno alle opposizioni sul voto segreto. La riforma comunque avrebbe entrata in vigore dalla prossima legislatura, e quindi restano variazione di bilancio e legge di stabilità esposte ai precari equilibri interni della coalizione di maggioranza.

Il governo di Renato Schifani, con delega fiduciaria specifica affidata all’avvocato Alessandro Dagnino titolare dell’Assessorato all’Economia, sta procedendo con le parifiche delle rendicontazioni di amministrazione che porteranno ad una importante quantità di risorse già utili in legge di stabilità e poi miliardi di euro in avanzo di amministrazione a beneficio del probabile prossimo governo. Ma mentre sembra essersi quietata – sul piano della comunicazione pubblica – la diatriba sull’eventuale dopo Schifani nel centrodestra, è accesissima la battaglia interna alla coalizione sul dopo Roberto Lagalla a Palazzo della Aquile. Per il sindaco del capoluogo di Regione si prevedono elezioni anticipate, forse già in primavera, tra aprile e maggio, e quindi distinte da quelle regionali per le quali anche i bookmaker più navigati non osano fare pronostici.

Si vota anche all’Università di Palermo

Sala d’Ercole è stata convocata per martedì 8 settembre, ma per una attività ispettiva con interrogazioni parlamentari, nel frattempo però sarà vivo il fermento nelle commissioni parlamentari per la manovra che terrà banco fino a cedere il passo alla legge di stabilità con cui entrerà nel vivo anche la campagna elettorale per le regionali e non solo.

A Palermo si voterà anche per il rettorato dell’Unipa, con il fine mandato di Massimo Midiri. I due predecessori dell’attuale magnifico rettore dell’Ateneo hanno intrapreso un percorso politico divenendo uno esponente di Italia Viva (Fabrizio Micari) e l’altro attuale sindaco di Palermo (Roberto Lagalla). Poi si voterà per il Comune di Palermo, ed a seguire in questa difficile road map politico-elettorale anche per la Regione Siciliana e per il governo nazionale con tutti i rispettivi consiglieri comunali, deputati regionali, deputati e senatori al Parlamento nazionale.

Il nodo di Palazzo delle Aquile

Nel centrodestra è ufficiale la pretesa del cambio di passo a Palazzo delle Aquile, dove già solo in casa Fratelli d’Italia si sfidano le correnti che fanno capo ai “fratelli” siciliani Carolina Varchi e Alessandro Aricò. La prima già vicesindaco ed assessore al Bilancio poi affidato a Brigida Alaimo, persona di massima fiducia della stessa Vrachi. Il secondo invece mentore dell’attuale vicesindaco ed assessore alla Cultura Antonio Rini. Roberto Lagalla, co-fondatore di Grande Sicilia insieme al Mpa di Raffaele Lombardo e Gianfranco Micciché, non è più stimato primo cittadino di Palermo per la sua stessa coalizione.

Allo stesso modo, parte della coalizione di centrodestra persiste in un atteggiamento ostativo nei confronti di Renato Schifani alla Regione e pretende la non ricandidatura a fine mandato. Sul fronte opposto è altrettanto aperta la partita con il cosiddetto campo progressista che ha in corsa per Palazzo d’Orleans Ismaele La Vardera e la disponibilità di Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, e dell’attuale presidente della Commissione regionale antimafia Antonello Cracolici per il Partito Democratico.

La coalizione progressista, o di centrosinistra che dir si voglia, dovrà trovare però prima la sintesi per espugnare il Comune di Palermo ed il candidato sindaco sarà inevitabilmente frutto di ineludibili accordi sulle “squadre” per le elezioni regionali che arriveranno dopo.

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