CATANIA – Cosa fare della vegetazione che ci si ritrova davanti dopo le operazioni di pulizia di orti e giardini, dei rami potati e degli sfalci d’erba? La domanda almeno una volta è balenata nella testa di chiunque sia in possesso di un terreno. Specialmente nelle stagioni calde, dove la pulizia delle aree private è un obbligo di legge – purtroppo spesso disatteso – per prevenire gli incendi, la gestione di quelli che restano comunque dei rifiuti è un tema spesso sottovalutato. La percezione comune è quella secondo cui, trattandosi di rifiuti biodegradabili, la loro destinazione è la stessa dei rifiuti organici. Dunque, nel mastello dell’umido insieme ai resti di cibo. Così non è: questo tipo di rifiuti ha un codice specifico (Cer 200201, mentre i rifiuti domestici sono contraddistinti dal codice 200108) e una modalità di raccolta e conferimento autonoma.
Rifiuti vegetali, gara per 9.300 tonnellate l’anno
In provincia di Catania, nei comuni che rientrano nella competenza della Srr Area Metropolitana – Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Belpasso, Biancavilla, Camporotondo Etneo, Catania, Gravina di Catania, Mascalucia, Milo, Misterbianco, Motta Sant’Anastasia, Nicolosi, Paternò, Pedara, Ragalna, San Giovanni La Punta, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Sant’Agata li Battiati, Santa Maria di Licodia, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Valverde, Viagrande e Zafferana Etnea – una gara d’appalto servirà a stabilire in quale impianto di trattamento verranno conferiti le circa 9.300 tonnellate di scarti vegetali che ogni anno vengono prodotti. La procedura è stata pubblicata nei giorni scorsi e scadrà il 22 settembre.
Si tratta di un accordo quadro: in sostanza la Srr, ente a cui la normativa regionale assegna il compito di pianificare il ciclo dei rifiuti all’interno del territorio di competenza (la Sicilia è ripartita in 18 ambiti), stipulerà un contratto di massima con i privati; poi spetterà ai singoli Comuni sottoscrivere i contratti attuativi con la ditta appaltatrice. “Il servizio verrà remunerato a misura direttamente dai Comuni aderenti, sulla base delle effettive richieste delle singole amministrazioni e, pertanto, l’aggiudicatario non avrà nulla a pretendere in caso di mancato raggiungimento o superamento delle quantità di rifiuti stimati, né nel caso di mancata adesione dei Comuni”.
Gara d’appalto per gli sfalci: criteri e importo
Il prezzo a base d’asta da cui si partirà, e che sarà soggetto ai ribassi, è quello di 15 euro a tonnellata. La gara d’appalto, tuttavia, verrà aggiudicata tenendo conto di altri fattori. Il criterio scelto dalla Srr è infatti quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Su un totale di cento punti a disposizione, soltanto 30 verranno assegnati tenendo conto della proposta economica derivante dal ribasso. I restanti 70 saranno frutto di una valutazione tecnica, che a propria volta dipenderà da due diversi fattori. Il primo – per un massimo di 30 punti – riguarda la modalità di trattamento dei rifiuti. In una relazione lunga non più di una pagina in formato A4 le aziende dovranno indicare le eventuali tecnologie di recupero degli sfalci e gli impatti ambientali. Il secondo criterio, invece, è geografico e riguarda l’ubicazione dell’impianto: 40 punti saranno attribuiti tenendo conto della distanza in chilometri tra la sede legale e la sede dell’impianto dell’impresa da quella della Srr. Una decisione, questa, che risponde alla prescrizione di chiudere il ciclo di trattamento dei rifiuti in modo da allontanarsi il meno possibile dai luoghi di produzione, ma che al contempo limita a poche ditte la possibilità concreta di aggiudicarsi la commessa.
Gestione degli scarti vegetali, appalto da 140 mila euro
L’importo dell’appalto, al lordo dei ribassi che potranno essere presentati, è stato stimato in poco meno di 140mila euro per dodici mesi. “In caso di sopravvenuta difficoltà o impossibilità di usufruire dell’impianto proposto, l’appaltatore dovrà, entro il termine di 24 ore, comunicare al Comune e alla Srr l’impianto o gli impianti alternativi, debitamente autorizzati dall’autorità competente, che verranno utilizzati – si legge nel disciplinare –. L’eventuale utilizzo, in conformità a quanto previsto al comma precedente, di impianti alternativi a quelli indicati dall’appaltatore in sede di offerta, non dovrà in ogni caso comportare alcun onere aggiuntivo a carico dei Comuni aderenti”. Inoltre, “se l’impianto indicato in sede di offerta non è ubicato nella provincia di Catania, il trasporto alla sede dell’impianto è effettuato a cura e spese dell’appaltatore”.
Sfalci e potature, previste sanzioni per le inadempienze
Previste penali non indifferenti in caso di inadempienze contrattuali: “In considerazione che trattasi di servizio pubblico essenziale, il Comune in caso di inosservanza all’obbligo di esecuzione del servizio affidato – viene spiegato – conferirà il rifiuto presso altro impianto. Oltre ai costi diretti che saranno addebitati alla società affidataria, detto inadempimento sarà considerato grave e comporterà, per ogni giorno di mancato conferimento, l’applicazione della sanzione di mille euro. In caso di inadempimento degli obblighi contrattuali assunti, l’appaltatore, oltre all’obbligo di ovviare, in un termine stabilito, all’infrazione contestatagli, sarà passibile di sanzione pecuniaria da un minimo di 500 ad un massimo di 5mila euro”.

