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Per il Ponte di Messina sarà un autunno decisivo. “Entro fine anno l’avvio della fase realizzativa”

Per il Ponte di Messina sarà un autunno decisivo. “Entro fine anno l’avvio della fase realizzativa”

Occorrerà superare il nuovo controllo della Corte dei conti per avviare i lavori. Parla l’ad della Stretto, Pietro Ciucci

Il Ponte sullo Stretto è ancora fermo tra le procedure amministrative e l’avvio dei cantieri, ma per Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, l’ente pubblico che gestisce il progetto del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, il momento dell’apertura dei lavori potrebbe essere vicino. La sua previsione è precisa: “Considerate le attività già svolte e in corso, stimiamo di poter avviare la fase realizzativa entro la fine dell’anno”. Il cronoprogramma prevede 7,5 anni di lavori e il 2034 resta “il primo anno di esercizio del ponte”.

Prima, però, ci sono ancora alcuni passaggi decisivi. Il principale è quello della Corte dei conti, l’organo che deve verificare la legittimità degli atti dello Stato. Una volta ottenuto il suo visto, spiega Ciucci, “la delibera Cipess diventerà efficace”. Il Cipess, il comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, dovrà quindi approvare la nuova delibera relativa al progetto. Solo dopo il controllo della Corte dei conti si potrà passare alla fase esecutiva. Il passaggio è necessario perché la precedente delibera del Cipess, approvata nell’agosto del 2025, era stata fermata dalla Corte dei conti nell’ottobre dello stesso anno.

Nel frattempo, secondo Ciucci, la Stretto di Messina non è rimasta ferma: “Non ci siamo mai fermati”. L’amministratore delegato spiega che negli ultimi mesi sono state affrontate le osservazioni formulate dalla Corte dei conti, “con una procedura dettagliata, impegnativa e trasparente”. Tra i passaggi già completati Ciucci indica la firma e la validazione dell’accordo di programma tra il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, il ministero dell’Economia e delle finanze, le Regioni Sicilia e Calabria, Rete ferroviaria italiana (Rfi), Anas e la società Stretto di Messina. L’accordo stabilisce gli impegni tecnici e finanziari dei diversi soggetti e serve soprattutto a coordinare gli interventi stradali e ferroviari collegati al ponte, in modo che i lavori possano procedere in maniera sincronizzata. Se il controllo della Corte dei conti sarà positivo, non si passerà immediatamente alla costruzione della grande campata sospesa. Prima partirà la progettazione esecutiva, parallelamente ci sarà il disco verde al Programma delle opere anticipate, vale a dire gli interventi preparatori destinati a rendere possibile l’apertura dei cantieri e a limitarne l’impatto sul territorio.

Ponte sullo Stretto, le opere preparatorie per i cantieri

“Si tratta di lavori che riguarderanno la viabilità e gli interventi che permetteranno di minimizzare, fin dall’inizio delle attività, ogni impatto dei cantieri sul territorio che sarà preparato ad ospitare i cantieri del ponte”, spiega Ciucci. Si parte dalle piste di cantiere, per evitare che i mezzi dei lavori si mescolino al traffico ordinario, e dai campi base. Sono previsti inoltre sistemi autonomi di approvvigionamento idrico, il potenziamento della rete fognaria, la bonifica degli ordigni bellici, la sistemazione delle interferenze con le reti di acqua, gas, elettricità e telecomunicazioni, il monitoraggio ambientale prima dell’inizio dei lavori, le indagini archeologiche e geognostiche e le opere di compensazione ambientale, territoriale e sociale.

Un capitolo particolarmente sensibile sarà quello degli espropri, necessari per acquisire i terreni e gli immobili interessati dalle opere. Ciucci assicura che “saranno avviati con gradualità in relazione alle attività di cantiere”. E aggiunge che sono previsti, rispetto a quanto stabilito dalla legislazione ordinaria, “indennizzi maggiorati del 15%” e un contributo fino a 40 mila euro per le spese sostenute dagli espropriandi. Sul fronte economico, Ciucci indica altri passaggi già compiuti. L’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) ha espresso parere positivo sul piano economico finanziario, il documento che definisce l’equilibrio economico dell’opera. “I pedaggi per le autovetture avranno una tariffa inferiore ai 10 euro a tratta”, afferma Ciucci, mentre “i mezzi pesanti pagheranno almeno il 25% in meno rispetto ad oggi”. I pedaggi serviranno a coprire la manutenzione ordinaria e straordinaria, mentre “la realizzazione dell’opera è interamente coperta da contributi pubblici”.

Ponte di Messina, il contratto e i costi dell’opera

Un altro nodo riguarda il contratto per la costruzione del ponte. La Commissione Europea, secondo Ciucci, ha confermato la corretta applicazione dell’articolo 72 della direttiva europea sugli appalti. L’aggiornamento del corrispettivo del contraente generale, cioè il soggetto incaricato della realizzazione dell’opera, “rientra nel limite del 50% e quindi non richiede una nuova gara”. Il contratto, originariamente stipulato nel 2005 con il consorzio Eurolink, è stato infatti riattivato e nel frattempo il valore dei lavori è cresciuto dai 3,8 miliardi originari a 10,5 miliardi. La società Stretto sostiene che l’incremento dipenda dall’aumento dei prezzi delle materie prime e non da nuovi lavori.

Ponte sullo Stretto, le prescrizioni sulla sicurezza

Poi c’è il capitolo tecnico. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici, l’organo tecnico che esprime pareri sulle grandi opere pubbliche, ha dato il via libera al passaggio alle successive fasi progettuali e operative, ma con oltre cento prescrizioni e raccomandazioni. Le richieste riguardano soprattutto la geologia dello Stretto, il comportamento del ponte rispetto al vento, la sicurezza dei cavi e delle torri e diversi scenari di rischio. Le verifiche sulla geologia sono particolarmente importanti perché lo Stretto si trova in una delle aree più sismicamente attive d’Italia. Il Consiglio ha chiesto nuove indagini per individuare le faglie attive e quelle potenzialmente capaci di rompere la superficie. Sul vento, invece, i tecnici hanno rilevato differenze tra alcuni risultati ottenuti nei quattro laboratori che hanno eseguito le prove sull’impalcato e hanno chiesto valutazioni più prudenti.

Sono state richieste anche nuove prove sul cosiddetto “galoppo” dei cavi, un fenomeno di instabilità provocato dal vento, e analisi sulla resistenza delle torri in condizioni estreme. Il Consiglio ha inoltre chiesto di considerare rischi come incendi, esplosioni di navi in transito, sabotaggi, attentati, attacchi con droni e attacchi informatici. Un’altra questione riguarda l’altezza del ponte rispetto al livello del mare: il progetto prevede almeno 68 metri, ma nel 2023 sono transitati nello Stretto 37 navi con altezza superiore a quella quota. Ciucci, tuttavia, non considera queste prescrizioni un ostacolo alla tabella di marcia. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici, sostiene, ha dato il “benestare per passare alle successive fasi progettuali e operative”. Le prescrizioni, aggiunge, riguardano temi già conosciuti dalla società e sui quali erano previsti ulteriori approfondimenti nella progettazione esecutiva.

Ponte sullo Stretto, l’obiettivo resta il 2034

La conclusione è netta: “Non prevediamo incrementi di costi rispetto ai 13,5 miliardi preventivati”. E “lo stesso discorso riguarda le tempistiche”: resta fermo “’obiettivo dell’apertura al traffico nel 2034”. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini sostiene la stessa lettura. Ha definito il parere tecnico un passaggio normale per una grande opera e ha ricordato casi come la Tav Torino-Lione, il Mose di Venezia e il tunnel ferroviario del Brennero. Salvini ha anche insistito sul carattere strategico del Ponte, sostenendo che in Italia le grandi infrastrutture diventano spesso terreno di scontro politico.

Il confronto con le altre opere permette anche di inquadrare i 13,5 miliardi del Ponte. La cifra è certamente enorme, ma enormi risorse sono state stanziate per altre opere simili: 11,1 miliardi per il tunnel di base della Tav Torino-Lione, 10,6 miliardi per il terzo valico dei Giovi, 10,5 miliardi per la Galleria di base del Brennero, circa 6 miliardi per il Mose e 4,5 miliardi per la Pedemontana Lombarda. Il confronto mostra che i grandi collegamenti infrastrutturali italiani richiedono investimenti nell’ordine di diversi miliardi.