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Palermo ricorda Libero Grassi, 35 anni fa la mafia uccideva l’imprenditore che si ribellò al pizzo

Palermo ricorda Libero Grassi, 35 anni fa la mafia uccideva l’imprenditore che si ribellò al pizzo

Sul luogo dell’agguato la riflessione dei figli: il tema delle estorsioni in città rimane più che mai attuale dopo i vari episodi

Palermo non dimentica e ricorda uno dei suoi fari antiracket. Trentacinque anni fa la mafia uccideva in via Alfieri l’imprenditore Libero Grassi, proprietario dell’azienda tessile Sigma. La sua morte ha risvegliato la società civile dal torpore e avviato una nuova stagione di contrasto a Cosa Nostra.

Da lì in poi la risposta della città fu netta e arrivò grazie sia al lavoro del mondo associativo sia all’attività incessante della moglie di Grassi, Pina, e dei figli Alice e Davide.

Il ricordo

A celebrarne la memoria dell’imprenditore nel luogo dell’eccidio sono l’assessore comunale alla Rigenerazione urbana Maurizio Carta, l’assessore regionale alla Famiglia Nuccia Albano, il presidente della commissione Antimafia all’Ars Antonello Cracolici, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il presidente della Corte d’Appello del tribunale di Palermo Antonio Balsamo e l’ex presidente del Senato Pietro Grasso: con loro i figli di Grassi e i rappresentanti delle forze dell’ordine.

L’agguato

La mattina del 29 agosto 1991 Grassi venne raggiunto da quattro colpi di pistola poco dopo essere uscito di casa: a sparare fu Salvino Madonia, killer di Cosa nostra poi condannato all’ergastolo. La ribellione e la conseguente denuncia del proprietario di Sigma, pagate con la vita, furono decisive per convincere tanti imprenditori a denunciare i tentativi di estorsione, dicendo basta al giogo del pizzo. Dopo l’affissione del manifesto commemorativo, i figli di Grassi e il nipote Alfredo Chiodi (figlio di Alice) hanno spruzzato della vernice rossa nel punto in cui il padre venne colpito, come simbolo del sangue versato: in seguito sopra la macchia sono state deposte una serie di piantine per rendere omaggio alla sua figura.

Ma il tema delle estorsioni rimane attuale

Al centro delle riflessioni dei familiari c’è inevitabilmente il susseguirsi di episodi intimidatori che hanno colpito la città negli ultimi mesi, ma accanto alla preoccupazione c’è la convinzione che qualcosa a Palermo sia cambiato rispetto a 35 anni fa.

Davide Grassi: “Tanti atteggiamenti dei nostri concittadini mi lasciano perplesso”

“Vedo una città sicuramente più violenta, non so se anche più mafiosa – sottolinea Davide Grassi – alla mia età inizio a pormi il problema se riuscirò a vedere Palermo un po’ migliore. Ci sono tanti atteggiamenti dei nostri concittadini che mi lasciano perplesso: questo tipo di intimidazioni, con ragazzi che per denaro sono disponibili a sparare e mettere bombe senza alcuna remora, è preoccupante perché dà la dimensione di un serbatoio infinito; si può arrestare il capo estortore, ma se poi aveva nove smartphone in cella si resta perplessi. Sull’arretramento dei commercianti non ho un riscontro oggettivo, dopodiché sono tutti i cittadini a non dover arretrare e non solo i commercianti: la logica con cui è nata Addiopizzo era proprio questa”.

Benché i progressi sul piano legislativi ci siano stati, secondo il figlio dell’imprenditore a stupire sono la sfrontatezza e l’impunità con cui si svolgono queste intimidazioni: mi preoccupa la coscienza sociale. Vale anche per la spiaggia di Mondello: ci è voluto Ismaele La Vardera per spiegarci qualcosa che sapevano tutti, cioè che le tubature dell’acqua sono gestite dalla mafia allo Zen; mia madre, facendo volontariato lì trent’anni fa, già lo sapeva”.

Alice Grassi: “Situazione molto pesante”

Anche per Alice Grassi sul fronte delle intimidazioni si riscontra una situazione “molto pesante, soprattutto nella zona tra San Lorenzo e Sferracavallo dove stanno iniziando le denunce: è ovvio che sono sempre poche rispetto al fenomeno, che purtroppo si è diffuso nuovamente in modo significativo. Un po’ l’insegnamento di mio padre è servito: c’è chi si rivolge alle associazioni anti racket e con il loro aiuto denuncia, ma dovrebbero essere molti di più a seguire l’esempio; servirebbe anche un controllo diverso sul territorio”.

I lavori al parco Libero Grassi

L’anniversario di via Alfieri è anche un’occasione per fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori al parco Libero Grassi: questi, spiega la figlia dell’imprenditore, sono “in stand-by: si parla ancora di bonifica e si sta facendo l’ennesima revisione del progetto di questa, anche perché il ciclone Harry ha eroso un grosso pezzo della costa per cui c’è un problema del terreno inquinato che va a a mare: queste misure non erano previste, mi sono aggiornata fino a ieri con il Rup del progetto ed è chiaro che di questo non è responsabile il Comune. Si spera che entro settembre possano riprendere i lavori di bonifica e solo allora potremo parlare del progetto del parco: questo è pronto, lo abbiamo anche presentato l’anno scorso, ma non ci sono i fondi e quelli per la bonifica sono pure pochi visto che i lavori necessari sono maggiori”.

Carta: “Iniziati i lavori di bonifica”

Sulla questione si è espresso anche Carta, il quale evidenzia come “il parco sta già avendo vita: sono iniziati i lavori di bonifica e stiamo lavorando, insieme alla famiglia e all’Università, per fare in modo che il progetto di bonifica possa già avere qualche primo elemento del futuro parco. Una volta completato il progetto troveremo le risorse, di questo ne sono sicuro: ritengo che l’apertura della prima porzione, quella attorno al teatro, possano essere conclusi entro un anno”.

L’assessore poi si sofferma su quanto sia stato importante per la città l’esempio del proprietario di Sigma: “Essere qui è un dolore, un’emozione e una grande responsabilità di partecipazione civile di tutta la città: oggi si fa memoria e si compie il rito del rinnovare il sangue versato da Libero Grassi e da tutti gli altri martiri della guerra contro la mafia. Non è solo un segnale estetico o emotivo che riguarda solo la famiglia, ma ci ricorda il dolore che questa città ha attraversato e che, come ci ha insegnato Libero Grassi, dobbiamo tenere alte sia la testa che la guardia: è vero che la città è cambiata e che il lavoro di magistratura e forze dell’ordine è straordinario, ma questa modalità di infiltrazione nei gangli della società va sempre tenuta in grandissima attenzione”.

Lavoro antiracket fatto in 35 anni è importante ma non ancora sufficiente

Il lavoro fatto dopo la morte dell’imprenditore, secondo Grasso, è importante ma non del tutto sufficiente: “Questi 35 anni non sono trascorsi invano, perché siamo andati avanti nella lotta al racket: non dobbiamo mai dimenticare che allora Libero Grassi fu lasciato solo. Oggi dobbiamo rimanere uniti, perché i fenomeni estortivi non sono completamente scomparsi e si riaffacciano alla cronaca giudiziaria e criminale della città: dobbiamo continuare a seguire questi fenomeni con la massima attenzione e soprattutto rimanere uniti tra istituzioni, associazioni e cittadini. Purtroppo la mafia è un male che non si riesce a estirpare da questa città: le condizioni sociali ed economiche non sono migliorate al punto da poter rendere Palermo felice. Bisogna continuare a lottare con attenzione e impegno”.

Anche il presidente di Addiopizzo Raffaele Genova si concentra sui progressi nella lotta al racket dal 29 agosto 1991 ai giorni nostri: “È stato un anno molto intenso e difficile, però grazie allo Stato e alla scelta di alcuni commercianti siamo riusciti ad andare avanti. 35 anni fa non ci sono state denunce tranne quella di Libero Grassi, oggi non è più così: ci sono sicuramente tanti imprenditori che devono denunciare in assoluta tranquillità e sicurezza. La Palermo del 2026 non è la stessa del 1991: rispetto al passato gli imprenditori ricevono risposte totalmente diverse dai cittadini e dallo Stato, quindi sono discretamente ottimista”.

Piantedosi: “Immutato nostro debito riconoscenza verso Libero Grassi”

“Sono trascorsi 35 anni dall’attentato di via Alfieri a Palermo, ma il nostro debito di riconoscenza verso Libero Grassi resta immutato. Il rifiuto dell’imprenditore di piegarsi alle logiche della criminalità organizzata è ancora oggi un esempio per tutti coloro che ogni giorno difendono i valori della legalità e della giustizia. Il suo coraggio è uno sprone a non abbassare mai la guardia e continuare a lavorare con determinazione per rendere sempre più efficace e incisiva l’azione di contrasto alle mafie. Ed è lungo questa direzione che fin dall’inizio del nostro mandato ci stiamo muovendo, rafforzando la risposta dello Stato contro la criminalità organizzata e potenziando le misure per restituire alla collettività i patrimoni confiscati. Grazie al loro riutilizzo trasformiamo quelli che erano simboli del potere criminale in presidi di legalità, sviluppo e coesione sociale”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Crosetto: “Ricordarlo significa non lasciare mai solo chi trova il coraggio di denunciare”

il ministro della Difesa Guido Crosetto ricorda l’imprenditore su X: “‘Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso…’. Scriveva così Libero Grassi nella lettera che affidò al Giornale di Sicilia e che il quotidiano pubblicò il 10 gennaio 1991. Parole semplici, ferme, rivolte direttamente a chi pretendeva di imporgli il pizzo e di entrare nelle scelte della sua azienda e della sua vita. Libero Grassi disse no”.

Il guardasigilli prosegue: “Denunciò gli estorsori e rese pubblico il ricatto mafioso, rivendicando il diritto di ogni imprenditore a lavorare liberamente. Lo fece pagando anche il prezzo dell’isolamento e dell’indifferenza. Non arretrò. Il 29 agosto 1991, trentacinque anni fa, la mafia lo assassinò a Palermo. Da solo, come ogni mattina, si stava recando nella sua fabbrica tessile. Fu colpito alle spalle, vilmente. Ritengo che non avessero il coraggio di confrontarsi con il suo sguardo. Quello di un Uomo forte e libero. Un imprenditore che era tornato in Sicilia per scelta, per dare lavoro, sinonimo di libertà, e offrire una possibilità di crescita e sviluppo. Pensavano di cancellarne la voce. Quella voce, invece, è diventata coscienza, esempio e responsabilità collettiva”.

Crosetto conclude: “Oggi ricordare Libero Grassi significa non lasciare mai solo chi trova il coraggio di denunciare. Significa essere al suo fianco con la presenza concreta dello Stato, delle Istituzioni e dell’intera società. Perché la mafia si nutre del silenzio e della paura. La libertà cresce attraverso il coraggio e la legalità. Una libertà che abbiamo il dovere di difendere ogni giorno, attraverso le nostre scelte e il nostro agire quotidiano”.

Schifani: “Denunciare è il primo passo per essere liberi, la Regione al fianco di chi non si piega”

“A trentacinque anni dall’uccisione di Libero Grassi, il suo esempio resta un riferimento per chi fa impresa. Ebbe il coraggio di dire no al racket quando esporsi significava rischiare in prima persona. Chi sceglie la legalità non può essere lasciato solo”. Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

“Per questo – aggiunge – abbiamo messo  in campo strumenti diversi a sostegno delle imprese. Per quelle vittime di usura ed estorsione sono previsti interventi fino a 200 mila euro, con un fondo che rifinanziamo periodicamente in presenza di nuove domande. A questo si aggiungono i 4 milioni del Fondo Sicilia destinati alle aziende sottoposte a misure di prevenzione, con procedure che abbiamo semplificato anche raccogliendo le indicazioni arrivate attraverso la Commissione regionale Antimafia. La denuncia resta decisiva: chi subisce minacce o richieste estorsive si rivolga alle forze dell’ordine e alle istituzioni. La Regione farà la sua parte”.

Lagalla: “Suo sacrificio conserva una forza e un’attualità straordinarie”

Sulla ricorrenza è intervenuto anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla con un ricordo: “Oggi Palermo ricorda Libero Grassi, l’imprenditore che il 29 agosto del 1991 fu assassinato dalla mafia per avere avuto il coraggio di dire no al pizzo e di denunciare pubblicamente chi pretendeva di imporre alla sua impresa il ricatto mafioso. A distanza di 35 anni, il sacrificio di Libero Grassi conserva una forza e un’attualità straordinarie. La sua scelta fu una scelta di libertà: la libertà di lavorare senza piegarsi alla prepotenza mafiosa, la libertà di non accettare il ricatto come una condizione inevitabile per fare impresa, la libertà, soprattutto, di denunciare”.

Il primo cittadino prosegue: “Oggi dobbiamo avere la consapevolezza che la mafia non è scomparsa e che il racket prova ancora a rialzare la testa. I fatti di cronaca degli ultimi mesi lo hanno dimostrato. Ma hanno dimostrato anche qualcosa di altrettanto importante: di fronte alle nuove intimidazioni e alle nuove forme del ricatto mafioso, le forze dell’ordine e la magistratura hanno saputo rispondere con tempestività, determinazione e incisività. A loro va il nostro ringraziamento per il lavoro quotidiano che svolgono a difesa della legalità e della libertà degli imprenditori”.

Inoltre: “L’esempio di Libero Grassi è ancora più importante in un momento in cui le denunce degli episodi di racket sono ancora troppo poche rispetto a quanto accade. Il silenzio e la paura sono proprio ciò su cui la mafia continua a fare affidamento. Per questo oggi il messaggio che dobbiamo rivolgere a chi fa impresa è chiaro: denunciare è possibile, denunciare è necessario e nessun imprenditore deve sentirsi solo”.

Lagalla aggiunge: “Come Comune di Palermo continueremo a sostenere tutte quelle realtà associative che, sul territorio, svolgono un lavoro prezioso accanto agli imprenditori minacciati, accompagnandoli nel percorso di denuncia e aiutandoli a rompere l’isolamento e la paura. A tutte le associazioni antiracket va la mia gratitudine per un impegno che rappresenta una parte fondamentale della nostra rete di legalità”.

E infine: “Ricordare Libero Grassi non significa soltanto commemorare una vittima della mafia. Significa ricordare un uomo che scelse di essere libero e che, con la sua denuncia, indicò a tutti noi una strada”.

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