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“Scuolabrodo”: in Sicilia si torna in classe tra aule fatiscenti, rincari e personale ridotto

“Scuolabrodo”: in Sicilia si torna in classe tra aule fatiscenti, rincari e personale ridotto

Passano gli anni, ma i problemi delle scuole dell’Isola rimangono gli stessi. E il tasso di abbandono è ancora alto

PALERMO – Dieci giorni in più per decidere chi avrà diritto o meno all’accesso ai fondi comunitari per l’ammodernamento delle scuole dell’Isola. È stata questa la proroga che l’Ufficio speciale per l’edilizia scolastica della Regione si è concesso prima di procedere alla pubblicazione delle graduatorie relative all’Azione 4.2.1 del Programma regionale Pr Fesr Sicilia 2021-2027 da 15 milioni di euro.

La decisione, si legge nel comunicato diffuso dalla Regione lo scorso 20 agosto – un giorno prima della precedente pubblicazione delle graduatorie prevista inizialmente per il 21 agosto – è stata assunta per consentire agli uffici regionali di “effettuare ulteriori approfondimenti” alla luce dell’elevato numero di domande pervenute dalle scuole siciliane.

E in effetti di richieste di finanziamento all’Ufficio speciale di viale della Regione ne sono arrivate parecchie. Oltre 300 istituti hanno infatti bussato alla porta della Regione per ottenere le somme necessarie per “interventi di adattamento e di adeguamento degli spazi comuni – si legge tra gli obiettivi in elenco – quali mense, palestre, auditorium, sale per attività comuni, laboratori e biblioteche, spazi esterni anche sportivi, negli edifici adibiti ad uso scolastico”. Attraverso queste opere, la Regione siciliana intende incrementare “la propensione dei giovani a permanere nei contesti formativi” e “ridurre il fenomeno dell’abbandono scolastico”, oltre a “consentire una più ampia accessibilità agli ambienti” e “favorire il tempo pieno”.

Le tante domande provenienti dalle diverse province dell’Isola – e che troveranno risposta solo oggi, a pochi giorni dall’avvio ufficiale nel nuovo anno scolastico fissato in Sicilia per il 15 settembre – rappresentano, inequivocabilmente, lo specchio di un tessuto scolastico regionale fragile che fa i conti con strutture anziane e talvolta non conformi alle normative vigenti.

Scuole siciliane, strutture vecchie e certificazioni mancanti

Anche quest’anno gli studenti siciliani dovranno affrontare le solite criticità di sempre, a partire dalle strutture inadatte e poco sicure. Nella “Relazione sul rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2025” della Corte dei Conti, “particolarmente critica” risulta la situazione della Sicilia per quanto riguarda la certificazione di collaudo statico, dove 2.468 edifici scolastici non hanno la certificazione rispetto a 1.571 che la possiedono. Altrettanto “critica” è la situazione relativa alla certificazione di agibilità degli immobili nei quali si svolge l’attività scolastica. Nell’Isola, si legge, 3.190 edifici risultano essere senza certificato a fronte di 835 certificati.

Certo, va pur sempre sottolineato come nel corso di questi anni l’Isola abbia provato a cambiare lentamente marcia, applicando una strategia di prevenzione del rischio sismico. Per esempio, nella primavera del 2026 la Giunta regionle ha provveduto alla stipula di un mutuo da 1 milione e 519 mila euro con Cassa depositi e prestiti, destinato al completamento di 21 interventi di edilizia scolastica già programmati nei piani regionali 2015/2017.

Insieme a questi fondi, le scuole siciliane potranno inoltre favorire di parte dei 114,4 milioni messi a disposizione da Roma per il contrasto al rischio sismico. Una ulteriore iniezione di risorse, a livello nazionale, è stata fornita dal Fondo di sviluppo e coesione con 360 milioni per sicurezza anticendio, bonifica amianto negli istituti e abbattimento delle barriere architettoniche.

Scuola in Sicilia, il problema del caldo nelle aule

Vi è poi il grande rompicapo del caldo. A inizio settembre, in Sicilia, la colonnina di mercurio continua a segnalare temperature superiori ai 30 gradi. Inoltre, nel corso dell’ultima settimana di agosto 2026, il Dipartimento di Protezione civile della Regione siciliana ha emanato per più giorni consecutivi avvisi di rischio per ondate di calore oscillanti tra i livelli 2 e 3 (il più elevato) nelle tre principali città isolane di Palermo, Messina e Catania, con picchi di temperatura massima percepita anche superiori ai 40 gradi.

Una situazione certamente incompatibile con le aule siciliane, specialmente quelle presenti in istituti vetusti e privi di impianti di climatizzazione, dove si rischiano conseguenze negative per il benessere di studenti e docenti. L’allarme, in tal senso, è stato sollevato in questi giorni anche dal Comitato Scuole Sicure di Siracusa. Secondo il Comitato, solamente il 6,8% degli istituti scolastici della provincia sarebbe munito di impianti di climatizzazione adeguati. Una speranza per delle aule più “fresche” è però giunta proprio nelle scorse ore grazie al contributo da 20 milioni di euro dal Ministero dell’Istruzione e del merito per tutti gli istituti del Paese “per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento”.

Caro libri, quanto costa tornare a scuola

E ancora, pure quest’anno (più degli anni passati si potrebbe dire) ricorre l’ostacolo ormai strutturale del caro-libri. Secondo l’Osservatorio nazionale Federconsumatori, quest’anno per ogni studente le famiglie italiane spenderanno in media 673,60 euro per il corredo scolastico, con un rincaro del 2,3% rispetto al 2025. Si sborseranno invece 545,66 euro per i libri, in crescita dell’1,6% sull’anno.

Un ragazzo di prima nelle Scuole superiori di primo grado spenderà in media 561,61 euro per libri di testo e due dizionari, con un aumento dell’1,2% rispetto al 2025/2026. A questi, vanno sommati i già citati 673,60 euro per il corredo scolastico per un totale di 1.235,21 euro. Uno studente di prima nelle Scuole superiori di secondo grado spenderà 805,15 euro per libri di testo e 4 dizionari, per un totale di 1.478,75 euro.

Sul tema è comunque intervenuta l’Aie (Associazione italiana editori) che ha ricordato come i rincari medi dei prezzi dei libri di testo si siano mantenuti inferiori all’inflazione, calcolata al 2,8% a luglio su base annua. La stessa associazione ha rivelato che la spesa media delle famiglie per acquistare i libri scolastici è diminuita dell’1,4% rispetto all’anno precedente, “merito dell’ampia offerta di titoli disponibili e delle scelte sempre più oculate dei docenti”.

Abbandono scolastico in Sicilia, Catania resta un caso critico

Non meno importante, oltre al caro libri, vi è il dato relativo agli abbandoni scolastici. Secondo Openpolis, fondazione indipendente e senza scopo di lucro, nel 2025 i giovani che in Italia hanno deciso di lasciare la scuola prima del completamento degli studi sono stati l’8,5%. Si tratta di un risultato importante, perché per la prima volta dopo decenni il nostro Paese riesce a raggiungere il target europeo del 9%. Basti pensare che a metà degli anni 2000, ricorda ancora Openpolis, la quantità di studenti che abbandonavano gli studenti era pari al 20%.

Eppure non è tutto oro quel che luccica, perché il dato nazionale non risulta essere pienamente omogeneo se rapportato alle altre aree del Paese, specialmente in Sicilia, dove si registrano ancora alti picchi di abbandono. Un esempio concreto è fornito dalla città di Catania, in Sicilia, dove la quota di allontanamenti precoci dai banchi di scuola nel 2021 era del 26,5%. In parole povere, uno studente catanese su quattro ha deciso di interrompere prematuramente gli studi. Nell’Isola Palermo rimane al secondo posto con il 19,8%, mentre la terza piazza è occupata da Messina con il 14,6% di abbandoni.

Personale Ata, in Sicilia 207 posti in meno

Un’altra grande questione ancora irrisolta che attanaglia il mondo della scuola della nostra regione è quella del precariato. Proprio in questi giorni Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola Sicilia hanno rilanciato il problema della riduzione del personale Ata negli istituti dell’Isola di 207 unità, con una contrazione dell’8,5% nel giro di un solo anno. Nel dettaglio, rivelano i sindacati, i posti autorizzati passano infatti dai 2.425 dell’anno scolastico 2025/2026 ai 2.218 del 2026/2027. In base ai numeri diffusi dalle sigle sindacali, i collaboratori scolastici sono passatida 1.578 a 1.493, con 85 posti in meno.

Dando uno sguardo alle singole province, il taglio più consistente riguarda Messina che passa da 460 a 405 posti (-55). Vi è poi Ragusa, con un passaggio da 175 a 135 unità (-40). Al terzo posto figura Siracusa che perde 27 posti e passa dai precedenti 210 a 183. Palermo registra 25 posti in meno e passa da 500 a 475. Enna vede un calo di 17 posti, da 105 a 88. Caltanissetta registra tagli per 15 unità e passa da 120 a 105. La “classifica” delle riduzioni vede poi il “tandem” costituito da Agrigento e Catania con 11 posti in meno a testa e, in conclusione, Trapani con 6 posti in meno.

Dai nuovi programmi al consenso informato, ecco le novità dell’anno scolastico 2026/2027

Nuovi programmi, maggiore apertura alla tecnologia e consenso informato. Sono queste alcune delle novità introdotte in occasione dell’anno scolastico 2026/2027 ormai in partenza e che promettono di cambiare – si spera in meglio – il mondo dell’istruzione del nostro Paese. Ma andiamo con calma.

Una delle principali modifiche riguarda, come preannunciato nelle righe precedenti, l’aggiornamento dei programmi di studio. Per quanto riguarda la primaria, la lettura torna al centro, così come la scrittura a mano – che riserva particolare attenzione all’impiego del corsivo – e la poesia da recitare a memoria. Alle scuole medie vi è la possibilità di studiare il latino negli ultimi due anni di studi. Per gli istituti tecnici, verrà rafforzato il focus sulle discipline Stem e sulle attività di laboratorio.

La vera e propria “novità” tra i banchi riguarda l’introduzione dell’Intelligenza artificiale, per la quale sono previsti dei corsi di formazione per i docenti e le classi sperimentali. Rimane una colonna portante il capitolo legato al comportamento degli studenti. Il voto in condotta rimane fondamentale nel percorso scolastico dei giovani. Con un “5” in condotta lo studente incorrerà nella bocciatura, mentre il “6” significherà debito formativo. Confermato, come sempre, il divieto allo smartphone durante l’orario scolastico.

Un punto importante è poi quello relativo al consenso informato, introdotto nelle scorse settimane a seguito dell’approvazione in Parlamento del ddl Valditara. In parole povere, le scuole sono tenute a chiedere il consenso preventivo dei genitori (o degli studenti qualora essi siano maggiorenni) per consentire la partecipazione degli alunni ad attività scolastiche che riguardano la sfera dell’educazione sessuale.

L’articolo 1 del provvedimento sottolinea come gli istituti debbano mettere a disposizioni dei genitori o degli alunni maggiorenni il materiale didattico che dovrà essere utilizzato per l’attività. L’articolo recita, infatti, che “la partecipazione alle attività extracurricolari eventualmente previste dal Piano triennale dell’offerta formativa che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità richiede il consenso informato preventivo, in forma scritta, dei genitori o degli studenti, se maggiorenni, acquisito previa messa a disposizione, per opportuna visione, del materiale didattico che si intende utilizzare per le attività medesime”.

La richiesta dovrà arrivare sette giorni prima dalla data prevista per lo svolgimento delle attività. Inoltre, oltre agli argomenti trattati, la richiesta dovrà indicare anche la “presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o di associazioni a vario titolo coinvolti”. In caso di “mancata adesione”, gli studenti non potranno partecipare alle attività.