L’Europa, un pachiderma abituato ai tempi lunghi, a movimenti millimetrici e felpati, si trova sempre più sotto pressione su tutti i versanti. Sul fronte economico dalle minacce degli Stati Uniti con i dazi, le pretese sulla Groenlandia, la guerra in Iran. Sul versante militare dal minacciato disimpegno americano dalla Nato e dalla guerra in Ucraina. Economicamente per la crisi causata dall’aumento del costo dell’energia, il finanziamento della guerra in Ucraina e la concorrenza cinese. Internamente per la spinta sempre più forte proveniente da sentimenti antieuropei di cui si fanno portavoce partiti nazionalisti e populisti. In questo quadro tetro bisogna però evidenziare che, nonostante tutte le sue pecche, l’Europa si è mossa e lo ha fatto a una velocità molto superiore a quella a cui era abituata, anche se sicuramente non ancora sufficiente.
Unione Europea, un percorso iniziato con la Ceca
Tra l’altro più che Europa, come viene troppo spesso impropriamente chiamata, parliamo di Unione Europea, un’istituzione che dai primordi del 1951 con la Ceca ha percorso un lungo cammino portando pace e prosperità. La Ue continua ad esercitare una forte attrazione da parte di molti paesi che vivono nella più completa indipendenza tanto che sono ben nove i Paesi candidati. La Ue, inoltre, è nata come un’istituzione economica, non politica, un fatto che ne condiziona fortemente l’attività. Ma il limite politico dell’Unione è dato proprio dai singoli Stati che, per non perdere le proprie prerogative esitano a completare quel cammino che, come hanno dimostrato 75 anni di storia, assicura un peso sempre più necessario nell’ordine mondiale in corso di formazione e impossibile da ottenere da soli da nessuno dei paesi europei. Gli inglesi hanno sentito sulla loro pelle cosa vuol dire stare al di fuori della Ue, nonostante non l’abbiano mai amata. Le nuove boutade del presidente Trump sulle Falkland/Malvinas e i nuovi dazi verso il Canada dovrebbero convincere chiunque che l’Europa deve poter contare solo su sé stessa.

