Ancora una volta, in Sicilia si fanno i conti con la violenza all’interno degli ospedali. L’ultima aggressione è stata registrata ancora una volta a Catania, all’ospedale San Marco. Nella serata del 20 settembre infatti, un paziente avrebbe scatenato attimi di grande emergenza all’interno del pronto soccorso catanese, ferendo quattro persone tra operatori sanitari, vigilanti e parenti di altri pazienti sul posto.
Una situazione senz’altro di emergenza e drammaticamente costante quella che avviene negli ospedali catanesi, che ha riacceso nuovamente i riflettori dei sindacati. In particolare, nelle ultime ore a farsi sentire è la Cisl provinciale che, assieme ad altre federazioni della categoria, torna a chiedere alle autorità competenti un dialogo sull’emergenza, ma anche maggiore supporto nei confronti di chi lavora nelle strutture sanitarie della provincia. “Ciò che noi chiediamo è l’adeguamento delle strutture legate al Triage, ma anche un confronto per prevenire questa situazione”, ha spiegato al QdS.it Maurizio Attanasio, segretario generale Cisl Catania.
Violenza costante negli ospedali di Catania. La Cisl: “Chiediamo protezione e prevenzione”
“Qualche anno fa, la Prefettura ha convocato una apposita riunione con i dg degli ospedali e le Asp per verificare se tutte le misure per prevenire questi fenomeni di violenza e atti vandalici fossero stati messi in atto. A distanza di quella riunione, non si è mai più svolto alcun incontro per tornare ad aggiornarsi” – ha spiegato Attanasio. “Noi non abbiamo contezza assoluta di ciò che accade negli ospedali, non siamo più aggiornati su più di qualche situazione, occorre rivedersi per fare il punto delle complessità in corso nei nostri ospedali”.
A margine dell’ennesima aggressione ai danni degli operatori sanitari – oltre che dei vigilanti – in servizio al San Marco, la Cisl avanza le proprie richieste per la tutela del settore, alle prese con una situazione complessa.
“Abbiamo richiesto che i locali del Triage fossero più legati alla protezione del personale, ci sono i banconi senza protezioni per gli infermieri e gli operatori di servizio. Non c’è un luogo di compensazione dove chi in servizio può sentirsi davvero al sicuro e in serenità. Quindi chiediamo l’adeguamento delle strutture legate al Triage, ma non solo”, spiega il segretario della Cisl di Catania.
“Noi chiediamo anche il potenziamento del personale. A volte chi va in ospedale pensa di avere la precedenza rispetto ad altri, ma spesso non è così – prosegue Maurizio Attanasio – e in maniera ingiustificabile questa attesa crea forte tensione. Noi quello che chiediamo è di tornare a vedersi, a parlarsi, a fare un punto della situazione. Il nostro obiettivo non è più quello di condannare, ma prevenire”, evidenzia l’esponente del sindacato.
“Chiediamo azioni di prevenzione” e, prosegue, “vogliamo capire come vengono attuate le misure che il Governo nazionale nel tempo ha già disposto. Vogliamo più tutela da parte dei datori di lavoro, gli operatori non possono essere lasciati soli”.
Il problema della vigilanza negli ospedali
Altro aspetto su cui è alta l’attenzione dei sindacati, è quello della vigilanza. Secondo Maurizio Attanasio, anche in questo caso la struttura del servizio di sicurezza “sarebbe da rivalutare”.
Come ci spiega il segretario generale di Cisl (Catania), “quello che abbiamo nei nostri pronto soccorso è un meccanismo di interforze di polizia che controlla e interviene quando viene chiamata. Questa azione – espone ancora – seppur tempestiva, ha già evidenziato di non essere adeguata. Vorremmo studiare un altro metodo, perché è vero che una pattuglia arriva in 4-5 minuti al massimo dal momento in cui viene chiamata per intervenire, ma in realtà la violenza può accadere in mezzo secondo. Basta ormai davvero qualche istante per scatenare il panico tra le stanze degli ospedali”.
E ancora: “A maggior ragione sul San Marco, più esposto a questo tipo di violenze, serve ragionare e discutere, poter attuare insieme dei percorsi di prevenzione su questo fenomeno”.
“Inoltre – sottolinea la Cisl Catania – bisogna fare passare il principio che, nonostante tutte le difficoltà, il comparto sanità non può essere la spugna che assorbe tutti i problemi della gente. Accade al pronto soccorso, ai 118 e in tutte le situazioni di emergenza” – denuncia Maurizio Attanasio. “Al pronto soccorso non vuole andare più nessuno a lavorare, serve necessariamente capire come arginare queste problematiche che esistono”.
“Non condanniamo nessuno, ma portiamo avanti una politica di sensibilizzazione”
La richiesta è dunque molto semplice: fare un punto della situazione, un nuovo aggiornamento ma “senza condannare nessuno, non puntiamo il dito contro qualcuno“.
E ancora: “Vogliamo soltanto prevenire questo aggressioni che sono ormai costanti e portare avanti una politica che sensibilizzi il datore di lavoro e la popolazione a comportamenti più civili. Quelli (gli ospedali ndr) sono luoghi di dolore, dove si va per chiedere aiuto, non per danneggiare tutto. Quando si rompono certi attrezzi al pronto soccorso, tutto si ferma per 2 ore almeno, serve il tempo di intervenire e tutto il carico si sposta su altri ospedali, causando il blocco. Il medico, l’operatore sanitario, gli infermieri, non sono il problema. Loro stanno facendo il loro dovere, ci stanno aiutando, non sono la controparte, non possono diventare soggetti su cui scaricare la propria violenza”.
All’incontro richiesta anche la partecipazione dell’amministrazione locale
“A questo incontro che noi chiediamo alle autorità di competenza – sostiene ancora Maurizio Attanasio, segretario generale Cisl Catania – vorremmo che partecipasse anche l’amministrazione locale, perchè secondo noi si dovrebbe rivedere anche il protocollo del TSO”. Secondo quanto emerso infatti, “pare che i protocolli siano scaduti, o comunque, in qualche caso, negli incidenti che sono stati registrati nei nostri ospedali i protocolli del TSO non sono stati eseguiti alla perfezione”.
“Anche qui senza puntare il dito contro nessuno – conclude Attanasio – capiamo cosa fare, capiamo come si può procedere, noi della Cisl siamo pronti a sporcarci le mani”.
La linea dura di Santonocito
Parla di una “aggressione deliberata”, invece, il direttore generale del Policlinico Giorgio Giulio Santonocito. “Una reazione di violenza non è mai accettabile, nonostante il momento di delicatezza comprensibile”, dice, parlando al QdS.it (qui il link all’intervista). E ribadisce: “Saremo molto duri e andremo avanti con i nostri legali anche in fase dibattimentale – prosegue -: ci sarà un giudizio, noi ci costituiremo parte civile e chiederemo i danni”.
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