Una relazione di due pagine e qualche rassicurazione telefonica al sindaco. A quasi un mese dai fatti, i riscontri sugli impatti ambientali scaturiti dall’incendio all’interno dello stabilimento della Sicil Oil di Aci Sant’Antonio per ora sono tutti qui.
Il rogo, le cui cause ancora non sono state accertate, ha distrutto un deposito di oli minerali esausti. Le fiamme e le esplosioni sono divampate il pomeriggio del 30 agosto e sono andate avanti fino alla notte successiva. Per diverse ore un’alta colonna di fumo nero è stata visibile da parecchi chilometri di distanza, sollevando le preoccupazioni di quanti vivono non solo ad Aci Sant’Antonio ma anche nei centri limitrofi di Acireale e Aci Catena.
A intervenire sul posto, oltre ai vigili del fuoco e alle forze dell’ordine, è stata anche l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa), che si occupa di effettuare le rilevazioni necessarie a stabilire se l’evento ha causato inquinamento.
Nell’immediatezza l’Asp aveva disposto il divieto di consumare prodotti agricoli provenienti da aree ricadenti nel raggio di un chilometro dall’incendio.
Le prime poche informazioni
Al momento ciò che si sa su quanto fatto dall’Arpa è sintetizzato in una breve relazione tecnica che porta la firma della responsabile dell’Unità operativa Attività produttive di Catania Brigida Finocchiaro e del direttore del dipartimento Salvatore Caldara.
La stessa è stata poi trasmessa il 9 settembre, con una nota firmata dal direttore tecnico Gaetano Valastro e dal direttore generale Vincenzo Infantino, alla prefettura di Catania, al Comune di Aci Sant’Antonio, alla Regione, alla Città Metropolitana, all’Asp e al Comando provinciale dei vigili del fuoco.
Il documento al momento contiene parziali riferimenti al risultato dei campionamenti effettuati sul luogo dell’incendio e, su richiesta del sindaco di Aci Sant’Antonio Quintino Rocca, nel cortile della parrocchia della frazione di Santa Maria La Stella.
“Giunti sui luoghi è stato rilevato che l’incendio era circoscritto all’area dello stabilimento e che aveva parzialmente interessato anche opifici limitrofi. Al personale operante di Arpa Sicilia è stato consentito l’accesso allo stabilimento della ditta Battiato che è confinante con lo stabilimento Sicil Oil – si legge –. Nel piazzale prospiciente il confine con lo stabilimento Sicil Oil, il personale operante di Arpa Sicilia ha effettuato un campionamento istantaneo di aria atmosferica volto a valutare la presenza di sostanze in aria riconducibili all’incendio nelle zone interessate, o potenzialmente interessate, dalla diffusione dei fumi. Nello stesso piazzale è stata anche posizionata una pompa ad alto volume per il campionamento di particolato atmosferico”.
Queste operazioni sono state effettuate con l’obiettivo di determinare l’eventuale presenza e concentrazione nell’aria di “diossine, dibenzofurani, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e policlorobifenili (Pcb)”.
Nel documento viene spiegato che “le caratteristiche che contraddistinguono i fumi che si sviluppano in conseguenza di un incendio, a prescindere dalla natura delle cose o delle sostanze che bruciano, sono temperature molto elevate, bassa concentrazione di ossigeno ed elevato tenore di monossido di carbonio, presenza di composti acidi o comunque tossici (quali ad es. acido cianidrico e isocianati che sono strettamente correlati alla combustione di materiali poliuretanici rinvenibili nei rifiuti) oltre che elevata concentrazione di polveri sottili che a loro volta possono trasportare le ulteriori sostanze prodotte durante la combustione”.
Un passaggio che rimarca la pericolosità della nube nera che si è levata dallo stabilimento nelle ore in cui l’incendio non era stato ancora spento.
Nella relazione, al momento, non sono riportati i valori riguardanti diossine, dibenzofurani, Ipa e Pcb. Gli unici dati analitici comunicati agli enti riguardano alcool isopropilico, acetone e stirene, tutte sostanze altamente volatili e di cui in Italia non esistono limiti di legge.
Le richieste del sindaco
“I fumi generati da incendi rilevanti che coinvolgono rifiuti devono comunque essere considerati pericolosi; pertanto, si ritiene che in tali circostanze sia utile adottare preventivamente ogni misura di cautela”.
La frase è riportata all’interno della relazione firmata da Finocchiaro e Caldara. La stessa si conclude precisando “che gli accertamenti analitici riferiti ai campioni acquisiti nei giorni successivi all’incendio non sono stati ancora ultimati” e che per questo motivo la relazione “verrà integrata non appena il laboratorio trasmetterà gli ulteriori esiti analitici”.
Ricevuto il documento, a domandarsi se fosse il caso di preoccuparsi o se era possibile tranquillizzare la cittadinanza è stato il sindaco santantonese. “Abbiamo ricevuto una relazione, che da profano risulta poco comprensibile. Per questo ho contattato l’Arpa, la funzionaria a voce mi ha rasserenato dicendo che i dati non erano tali da doverci preoccupare, ma in linea con un comune incendio”.
Il Qds.it ha contattato Arpa Sicilia per avere dettagli sui dati relativi a diossine e altre sostanze pericolose. Dall’Agenzia regionale emerge che i dati sulle diossine e le altre sostanze per cui sono stati effettuati i campionamenti, e i cui tempi di elaborazione sono diversi rispetto a quelli già resi noti, sono in procinto di essere comunicati.
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