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L’AI minaccia i call center, in Sicilia settemila posti di lavoro a rischio: “Senza aiuto, la chiusura è imminente”

L’AI minaccia i call center, in Sicilia settemila posti di lavoro a rischio: “Senza aiuto, la chiusura è imminente”

Per avere un quadro completo della situazione, il QdS.it ha raccolto il parere di Emiliano Cammarata, esponente di SLC CGIL di Palermo, tra i sindacati di categoria che hanno indetto lo sciopero per l’11 novembre

In Sicilia, oltre settemila posti di lavoro nelle telecomunicazioni sono concretamente a rischio. Una cifra importante, destinata probabilmente ad aumentare e che riguarda gli operatori dei call center (Crm, Bpo), un settore che – secondo gli esponenti delle telecomunicazioni – sta affrontando la crisi “più drammatica della sua storia”.

Una vicenda che riguarda tutta Italia, ma la Sicilia in modo ancora più preoccupante. Come specificato da SLC CGIL Palermo, “gli esuberi di Konecta Italia e System House si aggiungono ai licenziamenti derivanti dalle chiusure di realtà storiche come Almaviva Contact e Abramo Customner Care”, aumentando dunque il disagio del settore a livello locale. Per tentare di svoltare e ottenere maggiori agevolazioni a tutela dei servizi di comunicazione, SLC (Sindacato Lavoratori della Comunicazione) – insieme anche a Fistel Cisl e Uilfpc Uil – ha indetto uno sciopero per la giornata di mercoledì 11 novembre (di stampo nazionale). Il sindacato di CGIL, esattamente come le altre sigle citate, chiede delle risposte concrete al Governo nazionale.

Ma quali sono le problematiche riscontrate dai sindacati di categoria? E quali sono le richieste avanzate al Governo nazionale? Per avere un quadro completo della situazione, il QdS.it ha raccolto il parere di Emiliano Cammarata, esponente di SLC CGIL di Palermo, il sindacato di categoria.

La minaccia dell’AI dietro la crisi senza precedenti dei call center

Partiamo da una ulteriore conferma: lo sciopero del prossimo 11 novembre 2026 ci sarà. “Lo stop è stato indetto dall’intero settore, per cui è assolutamente confermato”, ci spiega Cammarata. Successivamente, il membro del sindacato di categoria di Palermo analizza le forti preoccupazioni per il settore delle telecomunicazioni, concretamente minacciate dall’intelligenza artificiale e dalle innovazioni del tempo.

“Il nostro settore sta vivendo un calo di volumi senza precedenti, il lavoro viene meno ed è davvero sotto la minacce dell’automatizzazione, dell’AI e della delocalizzazione. Ormai si sposta più all’estero, dove si hanno dei costi del lavoro più bassi rispetto a quelli italiani”, afferma SLC CGIL.

Alla base dello stop di metà novembre dunque, le minacce concrete per il settore che, solo in Sicilia, preoccupano e mettono a rischio il posto di lavoro per circa 7.000 persone. Per smuovere le acque a livello regionale e nazionale, la SLC CGIL di Palermo chiede “un tavolo congiunto tra il Mimit e il Mdlps”, ovvero il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. “Quello che bisogna capire è che abbiamo davanti una crisi di sistema – prosegue Cammarata di SLC CGIL Palermo – stiamo attraversando una trasformazione epocale dal punto tecnologico e ambientale, ma questa crescita tecnologica sostituisce sempre più l’uomo e pagarne più le spese siamo noi, gli ultimi”.

Cammarata: “A pagarne le spese siamo noi, chiediamo delle politiche industriali per i lavoratori del settore”

Questa sensazionale crescita dal punto di vista dell’innovazione e della tecnologia, “se non viene regolamentata dalle istituzioni” e se “le aziende committenti non trovano l’argine nella legislazione italiana sul supporto dell’AI”, che “non vada a sostituire l’uomo ma soltanto a fornire un maggiore aiuto”, rischia di causare “la chiusura dei nostri call center in tempi concretamente molto brevi, anche se il problema riguarda un po’ tutti i settori, penso alle assicurazioni, ai trasporti, al settore energico o bancario – evidenzia il sindacalista di Palermo.

“Noi chiediamo il tavolo congiunto – prosegue ancora Emiliano Cammarata – ma anche delle politiche e una legislazione che regolamentino l’automazione e l’inserimento dell’AI nel settore in cui lavoriamo. E ancora, chiediamo delle politiche industriali che possano riqualificare le persone che lavorano ogni giorno all’interno delle Crm e Bpo. Non si può far si che a subire le innovazioni siano solo i lavoratori e le lavoratrici di questo settore, siamo l’anello più debole della catena.

La problematica maggiore in Sicilia è su Palermo, storicamente la città leader nelle telecomunicazioni

Una problematica riscontrata da tutti gli operatori a livello nazionale quella che riguarda l’AI e i call center, ma che in Sicilia rischia di avere un peso ancora maggiore. Come spiegato dai sindacati di categoria, nell’Isola sono 7mila i posti di lavoro a rischio, una situazione che potrebbe creare una crepa senza fondo dal punto di vista sociale. In particolare, a Palermo si trova la situazione peggiore la livello regionale.

Parliamo di un contesto storicamente leader nel settore del Crm/Bpo, ma gli esuberi di Konecta Italia e System House che sono stati registrati si aggiungono ai licenziamenti derivanti dalle chiusure di realtà storiche come Almaviva Contact e Abramo Customner Care. Dall’essere “uno dei bacini più imponenti d’Italia” per i servizi telematici a pagarne il prezzo più salato di tutti il passo è davvero molto breve, ed è per questo che l’agitazione del prossimo 11 novembre punta a scuotere qualcosa a sostegno del settore dei call center, con i tanti operatori mai stati così a rischio in Sicilia.

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