Milano, 22 gen. (askanews) – Tra le colline che circondano Berat, in Albania, Cobo Winery è una delle realtà che hanno accompagnato la ripartenza del vino albanese contemporaneo. In una città dichiarata Patrimonio dell’Umanità Unesco, la famiglia Cobo lavora da anni sui vitigni autoctoni e sulla continuità di una tradizione interrotta, legando la produzione a un territorio riconoscibile e a una storia familiare che attraversa fasi di arresto e di rinascita.
Il lavoro della Cantina nasce dal paesaggio che avvolge Berat, la “città dalle mille finestre”, nel cuore dell’Albania centro-meridionale, dove il fiume Osum attraversa la valle e il profilo del monte Tomorr segna l’orizzonte. Qui si estendono i 38 ettari di vigneti terrazzati della famiglia Cobo, tra i 50 e i 350 metri di altitudine, in un’area in cui l’influenza del mare Adriatico incontra la montagna. Tra terreni calcarei, microclimi mediterranei e antichi filari riportati alla luce, le brezze marine e le correnti del Tomorr favoriscono le escursioni termiche e una maturazione lenta delle uve.
La storia della Cantina è prima di tutto una storia di famiglia. Già nei primi anni Novanta Pashko Cobo produceva vino assieme ai figli Petrit e Muharrem, in un momento in cui la tradizione enologica locale andava ricostruita dopo un lungo periodo di isolamento che aveva frammentato la memoria produttiva. Nel 1998 la famiglia rifonda ufficialmente Cobo Winery con un obiettivo preciso: recuperare i vitigni autoctoni e dare al vino di Berat una identità definita, capace di misurarsi anche al di fuori dei confini nazionali. “Per molti anni il vino albanese è rimasto in silenzio – ha affermato la famiglia Cobo – il nostro lavoro è stato ascoltare la terra e restituirle dignità”.
Il cuore del progetto sono i vitigni storici del territorio, valorizzati con un approccio che unisce continuità e strumenti contemporanei: Vlosh, Puls, Shesh i Zi, Shesh i Bardhe e Kallmet costituiscono la base del lavoro in vigna e in Cantina. Il vino simbolo dell’azienda è “E Kuqja e Beratit”, rosso da uve Vlosh, vitigno coltivato esclusivamente in quest’area. Nel 2024 è stato inserito da La Guida Vini dell’Espresso tra i tre migliori vini al mondo, richiamando l’attenzione su Berat e sulla nuova scena enologica albanese. Dal Puls nasce “Shendevere”, spumante Metodo Classico che ha contribuito a far conoscere Cobo Winery anche sulla stampa internazionale; “The Guardian” lo ha definito “straordinario, buono quanto i migliori mai assaggiati”. “E Bardhe e Beratit” offre una lettura in bianco del territorio, mentre “Kashmer”, ottenuto da Cabernet Sauvignon, Shesh e Merlot, interpreta un linguaggio più vicino ai gusti di un pubblico abituato a vitigni internazionali.
L’impostazione produttiva è orientata al rispetto dell’ambiente, con pratiche a basso impatto e interventi contenuti sia in vigna sia in Cantina. Pur senza certificazioni ufficiali, la filosofia segue criteri sostanzialmente biologici, intesi come ricerca di una espressione il più possibile aderente al territorio. Negli ultimi anni Cobo Winery ha partecipato con continuità ai principali appuntamenti del settore, dal Merano WineFestival a Vinitaly e Wine Paris, contribuendo a inserire il vino albanese in un confronto più ampio.
Accanto alla produzione, la famiglia sta sviluppando un progetto di ospitalità pensato come parte integrante del lavoro aziendale. L’accoglienza in Cantina è concepita come occasione per raccontare il paesaggio di Berat, la storia della città e le pratiche agricole che ne hanno modellato i versanti, con il vino come filo conduttore. In questo modo la visita diventa un percorso di conoscenza del territorio, in cui la degustazione è collegata al contesto geografico e culturale.

