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A Trieste la mostra fotografica “Women for Women Against Violence”

A Trieste la mostra fotografica “Women for Women Against Violence”

Violenza di genere e tumore al seno unite in un messaggio di vita

Roma, 23 feb. (askanews) – La mostra fotografica “Women for Women Against Violence”, progetto di forte impatto sociale, arriva a Trieste e fino al 1° marzo 2026 sarà esposta negli spazi della Sala Xenia, affacciata su Riva III Novembre.

L’esposizione, nata per celebrare i dieci anni dell’omonimo progetto – divenuto da sei anni anche programma televisivo in onda su Rai (prossima messa in onda il 21 marzo in seconda serata su Rai 1) – utilizza il linguaggio universale della fotografia per accendere i riflettori su due delle principali emergenze che colpiscono il mondo femminile: la violenza di genere e il tumore al seno, in un unico messaggio di vita.

L’arrivo della mostra a Trieste nasce dalla sensibilità e dall’impegno della Presidente della LILT Trieste, Sandra Dudine, che ha riconosciuto nell’esposizione un importante strumento di educazione, prevenzione e consapevolezza per il territorio. Il progetto prende origine dal vissuto personale di Donatella Gimigliano, giornalista e Presidente dell’Associazione Consorzio Umanitas, da anni impegnata contro la violenza sulle donne e che ha affrontato in prima persona l’esperienza del tumore al seno all’interno di un vissuto familiare doloroso fatto di perdite importanti.

“Women for Women Against Violence” si presenta come un’esperienza espositiva immersiva e coinvolgente: 21 ritratti fotografici di grande formato raccontano storie vere di donne che hanno scelto di trasformare la propria esperienza personale con la violenza o il tumore in un messaggio pubblico di consapevolezza, responsabilità civile e rinascita. Accanto a loro, testimonial del giornalismo, del cinema e dello spettacolo impegnati nella sensibilizzazione sulle tematiche e premiati con il camomilla Award, riconoscimento ufficiale della kermesse,contribuiscono ad amplificare la forza del messaggio. Scatti d’autore firmati da Tiziana Luxardo, erede della storica dinastia di fotografi italiani. Un elemento di forte unicità e valore simbolico della mostra è il richiamo all’arte giapponese del kintsugi che insegna a riparare le fratture mettendole in evidenza attraverso l’oro, trasformando la ferita in valore. Riferimento prende forma nella fotografia che ritrae Valentina Pitzalis, vittima di una brutale violenza, accanto alla sorella Francesca, affetta da tumore al seno. Ogni opera è accompagnata da un QR code che consente ai visitatori di ascoltare direttamente la voce delle protagoniste, creando un dialogo intimo e diretto tra chi guarda e chi racconta.

Trieste, città di confine, di mare e di pensiero, è da sempre un laboratorio di convivenza, scambio culturale e profondità umana e ha fatto della cultura, della scienza e dell’apertura mentale la propria identità. La scelta della Sala Xenia, affacciata su Riva Tre Novembre, non è casuale. Un luogo di passaggio e di incontro diventa così spazio simbolico di un racconto che riguarda tutti, non solo le donne, ma l’intera comunità. Portare qui Women for Women Against Violence significa inserire il progetto nel tessuto vivo della città rendendolo accessibile, visibile e partecipato.

L’ingresso gratuito, la forza delle storie vere e il dialogo intergenerazionale rendono la mostra uno spazio vivo di aggregazione civile e culturale, capace di stimolare empatia, riflessione e partecipazione attiva.

L’iniziativa si avvale del patrocinio del Senato della Repubblica, Polizia di Stato, LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Ordine dei Medici di Trieste, Fondazione Italia Giappone, Casa Internazionale delle Donne, GOAP – Centro Antiviolenza, Lions Club Duino Aurisina, AMMI – Associazione Mogli Medici Italiani. Hanno inoltre aderito la Questura di Trieste e la sezione triestina “Aliano Bracci” dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato (ANPS), che in occasione dell’inaugurazione donerà una mimosa a tutte le donne presenti, gesto simbolico di vicinanza e rispetto.

Un progetto itinerante, grazie anche al supporto di Enel, che ha saputo trasformare esperienze intime in un patrimonio collettivo di consapevolezza, costruendo ponti tra generazioni e contesti sociali differenti.