CATANIA – “La vera emergenza è il silenzio sull’emergenza abitativa e la povertà in generale. E dietro a questo silenzio si consumano tanti drammi, innanzitutto nell’assenza di una casa per chi non ce l’ha: una violazione di un diritto costituzionale“. Lo sostiene Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant’Egidio di Catania, commentando al Quotidiano di Sicilia i dati siciliani contenuti nel recente report sui senza fissa dimora prodotto dall’Istat. “I numeri dei 958 senzatetto tra Palermo, Catania e Messina parlano di questo – aggiunge -: sono le tre grandi città siciliane i luoghi in cui aumenta il numero delle persone e si consumano le tragedie. L’anno scorso abbiamo salutato la povera Elisabetta, una donna povera di 36 anni senza casa, anch’essa divenuta trasparente all’interno della città nostra città”.
“Dico questo – prosegue Emiliano Abramo – non perché voglio puntare il dito contro qualcuno, ma emerge con forza il bisogno di un pensiero per quelle persone che scivolano con facilità in questo mondo. Il dato catanese così come quello dell’Italia meridionale è preoccupante perché, in qualche modo, il non trattare questa situazione da una parte fa capire che riteniamo la casa ‘un lusso’ che non dobbiamo condividere con tutti e, dall’altro lato, siamo pochissimi a decidere per il futuro di tanti”.
Senzatetto nel centro storico: perché allontanarli è sempre un fallimento
Per il presidente della Comunità di Sant’Egidio di Catania non è un paradosso che nei centri storici, accanto alle boutique e ai luoghi del potere, vi siano tanti giovani senza riparo alcuno. “Non è un paradosso, è sempre stato così. Il paradosso è dato da alcune politiche che hanno provato, negli anni, ad allontanare il senzatetto dal centro storico, inanellando una serie di insuccessi. In tutte le città d’Europa i dormitori si trovano in centro. Sono i luoghi in cui si prova a rimediare loro il pranzo o la cena e dove si hanno delle relazioni umane. Invece, storicamente, c’è chi ha avvertito fastidio nell’avere i poveri nel centro città e ha provato ad allontanarli. Io, per esempio, sono stato contro dell’uso dei beni confiscati alla mafia da assegnare senzatetto, ma non perché non mi piaccia l’idea dell’uso dei beni confiscati, ma perché i beni confiscati sono sempre in quartieri di periferia, anche complicati nelle dinamiche, in un condominio, e sono sempre andate male in questa situazione”.
Donne, famiglie e giovani in strada: i nuovi volti della povertà urbana
“Perciò c’è bisogno di aiutare – aggiunge il presidente della Comunità di Sant’Egidio etnea ai microfoni del QdS -, immaginare una vita decorosa nel centro della città e compatibilmente con le dinamiche della città, con una doppia sicurezza non solo per i residenti, ma anche per i senzatetto, perché negli anni si sono moltiplicate grandi violenze sui poveri. E qui inizia un pensiero di convivenza in città che diventano sempre di più diverse, tant’è vero che Papa Francesco all’inizio del suo pontificato parlava dell’anima delle città e parlava dei nuovi paradigmi dell’anima della città, quindi la nascita di una moschea, la presenza di più stranieri piuttosto che di nuove difficoltà”.
Vi è poi il tema delle famiglie in condizione di povertà. “Non avendo dei dormitori misti, dove vanno a vivere? Separiamo il marito dalla moglie?”, osserva Abramo. Allo stesso tempo, il presidente della Comunità di Sant’Egidio sottolinea “il numero crescente delle donne che sono esposte a tanti tipi di rischi, penso sempre alla povera Elisabetta che, a un certo punto, è finita in un giro di prostituzione. Ciò accende un’urgenza sulla vita di persone che non hanno la possibilità di alzare il proprio urlo, ma le armi sono sempre le stesse: pochi co-house, poche convivenze. Inoltre, il male sa essere molto più scaltro: come si sono organizzate bene le crack-house nei luoghi in cui normalmente si ritrovano molte volte stranieri e persone in difficoltà. Di riflesso, invece, non c’è una forza uguale e contraria capace di produrre bene e tutelare la vita di tanti. La presenza di tanti giovani in strada accende anche un rischio rispetto a questo mondo”, conclude Emiliano Abramo.

