Il riordino delle accise sui carburanti, entrato in vigore ad inizio anno, pesa più in Sicilia che nel resto d’Italia. Pur in assenza di vere e proprie speculazioni sui prezzi, l’Isola registra infatti il peggior squilibrio tra l’andamento della benzina e quello del gasolio. Un dato che si traduce in un costo maggiore per gli automobilisti siciliani, soprattutto per chi utilizza auto diesel.
Ma partiamo dalle basi. Le accise sono imposte che lo Stato applica su alcuni beni, tra cui benzina e gasolio. Rappresentano una parte consistente del prezzo finale del carburante e su di esse viene calcolata anche l’Iva, cioè l’imposta sul valore aggiunto. Dal 1° gennaio 2026, le accise sulla benzina sono state ridotte di 4,05 centesimi al litro, mentre quelle sul gasolio sono aumentate dello stesso importo. Considerando anche l’Iva al 22%, la variazione reale è pari a 4,941 centesimi al litro.
In teoria, questo significa che un pieno di 50 litri costa circa 2 euro e 47 centesimi in meno per chi guida un’auto a benzina e 2 euro e 47 centesimi in più per chi utilizza un veicolo diesel. Tuttavia, nella pratica, l’effetto sui prezzi alla pompa dipende anche dalle scelte delle compagnie petrolifere e dei gestori.
Accise e carburanti, l’Unc: “Aumento generalizzato e ingiustificato dei prezzi”
Secondo l’Unc, Unione nazionale consumatori, questa volta non si è assistito a un aumento generalizzato e ingiustificato dei prezzi. Un risultato che, secondo il presidente Massimiliano Dona, potrebbe essere legato anche all’esposto presentato nei mesi scorsi all’Antitrust, l’autorità che vigila sulla concorrenza e sul corretto funzionamento del mercato. Anche se l’esposto è stato archiviato, le ispezioni effettuate avrebbero comunque indotto maggiore prudenza.
Il problema, però, resta in Sicilia. Nell’Isola, infatti, la riduzione del prezzo della benzina è stata tra le più contenute d’Italia: appena -1,2 centesimi al litro, contro una media nazionale di -1,8 centesimi. Al contrario, il gasolio è aumentato di +1,7 centesimi al litro, uno dei rialzi più elevati. Il risultato è un differenziale negativo di 0,5 centesimi al litro, pari a 25 centesimi su un pieno da 50 litri.
Accise e carburanti, automobilisti siciliani più penalizzati
Questo squilibrio colloca la Sicilia al primo posto tra le regioni più penalizzate, davanti a Umbria e Toscana. In altre parti d’Italia, invece, il calo della benzina ha compensato, almeno in parte, l’aumento del gasolio, riducendo l’impatto complessivo per gli automobilisti.
Diversa la situazione delle regioni più “virtuose”, come l’Abruzzo, dove sia benzina sia gasolio hanno registrato diminuzioni e il divario tra i due carburanti è stato ampiamente favorevole ai consumatori. In autostrada, tradizionalmente il segmento più caro, la situazione è apparsa più equilibrata: dal 31 dicembre a oggi la benzina self service è scesa di 1,7 centesimi al litro, mentre il gasolio è salito di 1,6 centesimi, variazioni comunque inferiori rispetto a quelle teoriche legate alle accise.
Resta dunque confermata la “stangata” sul gasolio, che per il Governo produrrà un maggior gettito fiscale: oltre 550 milioni di euro nel solo 2026 e quasi 1,8 miliardi nel periodo 2026-2030. Per i siciliani, però, il conto appare più salato già oggi. Almeno, questa volta, non per colpa dei “furbetti”, ma per un meccanismo fiscale che continua a penalizzare chi vive in un territorio dove l’auto resta spesso indispensabile.
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