Via libera del governo Meloni alla proroga della riduzione delle accise sui carburanti che si estenderà per altre tre settimane fino al prossimo 21 maggio. Tuttavia ci saranno novità fin da subito perché questo taglio delle accise sarà differenziato. Viene privilegiato il gasolio dato che il taglio sul diesel rimane fisso a 20 centesimi al litro mentre per la benzina la decurtazione è meno netta e scende a cinque centesimi.
Dal 2 maggio gli effetti
Gli effetti di questa novità si concretizzeranno da sabato 2 maggio e si faranno sentire soprattutto alla pompa di servizio. Per chi guida un’auto alimentata a gasolio, i listini dovrebbero rimanere sostanzialmente stabili e in linea con i livelli di fine aprile. Cambierà molto, invece, per chi ha una vettura a benzina. La “verde” potrebbe tornare a superare la soglia di 1,90 euro al litro.
All’atto pratico per gli automobilisti un pieno da 50 litri di benzina potrà costare circa 7,5-10 euro in più rispetto a prima, a seconda delle variazioni del prezzo del greggio, del cambio euro-dollaro e dei tempi di adeguamento dei gestori.
Disel favorito per mitigare il caro-vita
Ci si domanda il perché di questo beneficio in favore del diesel. Tale scelta risponde a un insieme di fattori: l’andamento dei prezzi, la tutela della logistica e la tenuta dei conti pubblici. Nelle ultime settimane il gasolio ha registrato rincari più marcati della benzina, superando in media i 2 euro al litro già a inizio aprile, come attestano i dati del Mimit.
Ed è ugualmente fondamentale proteggere le imprese di autotrasporto e l’intera filiera distributiva: il diesel è il carburante del comparto commerciale italiano e consentirne un’impennata incontrollata innescherebbe un effetto domino sui prezzi dei beni di largo consumo e dei servizi. Questo farebbe aumentare l’inflazione. Contenere la fiammata del gasolio, dunque, è una misura strategica per mitigare, seppur indirettamente, il caro-vita.
Tagli indiscriminati risultano inefficienti
Resta poi il nodo della finanza pubblica: ridurre le accise grava pesantemente sul bilancio dello Stato. Le risorse sono limitate e l’esecutivo non può permettersi un ammortizzatore universale di lunga durata in una fase di forte pressione sulla spesa. Come ricordano diversi economisti e il Fondo Monetario Internazionale, i tagli indiscriminati risultano inefficienti sul piano redistributivo: drenano rapidamente fondi e favoriscono indistintamente anche chi avrebbe la capacità di assorbire aumenti senza particolari difficoltà.
Da qui la decisione di una proroga breve di tre settimane e per di più fortemente selettiva. La lezione affonda le radici nei primi interventi emergenziali del 2022, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina: la leva fiscale sulle accise assicura consenso e sollievo immediato, ma resta un rimedio temporaneo, non una risposta strutturale.
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