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Accordo di coesione, la Sicilia festeggia il suo record: è prima per livelli di spesa. Ma l’attuazione del piano è ancora al 5,6%

Accordo di coesione, la Sicilia festeggia il suo record: è prima per livelli di spesa. Ma l’attuazione del piano è ancora al 5,6%
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i sindaci siciliani a margine della sottoscrizione dell’Accordo per la coesione il 27 maggio 2024

La rimodulazione del cronoprogramma ha scongiurato, per il momento, il rischio del definanziamento, portando il traguardo del 2026 dagli originari 400 milioni agli attuali 285. Rivisti “al ribasso” tutti gli obiettivi finanziari fino al 2029

PALERMO – Primi in Italia per livello di spesa. È il podio conquistato, e giustamente rivendicato, dalla Regione siciliana con i Fondi di sviluppo e coesione (Fsc) 2021-2027. I numeri sono quelli evidenziati dall’ultimo bollettino del Ministero dell’Economia e delle Finanze, aggiornati al 30 giugno scorso. In Sicilia, a quella data, risultano pagamenti per 278,66 milioni di euro.

Si tratta, in effetti, della cifra più alta tra quelle spese dalle regioni italiane. A patto, va detto, che si considerino le sole risorse ordinarie dell’Fsc: se a queste si aggiungono anche anticipazioni e fondo di rotazione (Fdr), a onor del vero, il primato spetterebbe alla Campania, con pagamenti per oltre 590 milioni di euro. Tant’è che, anche a Napoli, l’Amministrazione regionale guidata da Roberto Fico ha diramato il suo comunicato: “La Campania – si legge – è prima in Italia per volume delle risorse concretamente impegnate e pagate nell’ambito dell’Accordo per la coesione”, un risultato confermato dalle “singole componenti dell’Accordo” (espressione con cui ci si riferisce, appunto, alle anticipazioni e all’Fdr). Resta comunque il fatto che a Palazzo d’Orleans, con una nota dello scorso 17 settembre, non si è tardato a festeggiare il record siciliano.

Spesa Fsc Sicilia 2021-2027, più fondi spesi ma basso livello di attuazione

Dal punto di vista della quantità di fondi erogati, dati Mef alla mano, è incontrovertibile che la Sicilia (tolto quanto evidenziato sopra) non abbia eguali in tutta Italia. D’altra parte, però, ci sono alcune zone d’ombra che vanno chiarite. I circa 279 milioni di Fsc fin qui spesi nell’Isola provengono da un un plafond complessivo di quasi 5 miliardi di euro (il più consistente d’Italia), fornito dallo Stato con la sottoscrizione del patto di maggio 2024. Questo significa che la spesa siciliana, se al momento è la più alta del Paese, rappresenta comunque appena il 5,6% della dotazione complessiva assegnata alla Regione con l’Accordo per la coesione.

Insomma, quanto a completamento del programma Fsc 21-27 l’Isola è ancora molto indietro, considerando che dalla firma dell’intesa sono trascorsi più di due anni. Rispetto al 5,6% siciliano, anche la stessa Campania ha un miglior stato di avanzamento, pari al 6,11%. Livelli di attuazione ancora più elevati si registrano nelle regioni del Nord, dove però, va detto, gli Accordi per la coesione valgono molto meno, e dunque anche pochi milioni di spesa comportano cospicui avanzamenti percentuali.

La Liguria, ad esempio, ha già completato oltre il 44% del proprio Fsc, sebbene le siano bastati pagamenti per circa 84 milioni. Numeri più altalenanti in Lombardia e Veneto, con avanzamenti al 4,4 e al 6,1% se si considerano le risorse ordinarie dell’Fsc, ma che schizzano al 22,5 e al 13,7% se si aggiungono anche le spese a valere sulle anticipazioni. E ancora il Piemonte, che ha speso il 15,1% del suo plafond, e l’Emilia Romagna, con oltre il 16% del programma portato a termine.

Cronoprogrammi Fsc Sicilia, così si evita la perdita dei fondi

In generale, l’andamento della spesa dell’Fsc non è dei più rapidi, e questo vale per tutte le regioni italiane. Ma di certo, mettendo in primo piano le percentuali di completamento, la Sicilia non può dirsi tra le regioni più virtuose, dovendo di fatto ultimare ancora il 94,4% degli investimenti entro il 2032. Raggiungere il traguardo finale, dunque, non è ancora affatto scontato. Tanto più che, come ricordato varie volte in queste pagine, la gestione della spesa dell’Fsc non è discrezionale, ma è soggetta a un piano finanziario prestabilito.

Gli allegati all’Accordo per la coesione, infatti, dettano un preciso cronoprogramma dei pagamenti da sostenere anno per anno. Una tabella di marcia che in Sicilia, così come in altre regioni d’Italia, è stata rivista al ribasso. E in effetti, è anche grazie alla recente rimodulazione del cronoprogramma che la Regione ha scongiurato un definanziamento che, senza ritoccare le condizioni pattuite a maggio 2024, sarebbe stato praticamente certo.

L’Accordo per la coesione originario, infatti, stabiliva che in Sicilia nel 2025 i pagamenti sarebbero dovuti ammontare a oltre 491 milioni, ma la successiva rinegoziazione ha portato questo target alla più modesta cifra di 222 milioni. Allo stesso modo, il primo cronoprogramma fissava per il 2026 un obiettivo di spesa pari a 400 milioni, riquantificato dall’ultima rimodulazione in 285 milioni (un obiettivo di fatto già alla portata dei quasi 279 milioni spesi allo scorso 30 giugno). I ribassi, in sintesi, hanno riguardato tutti i target di spesa fino al 2029, anno a partire dal quale sono slittati gli importi più impegnativi.

Secondo quanto comunicato dalla Regione siciliana all’inizio di quest’anno, il via libera alla revisione dei cronoprogrammi dell’Fsc ha recepito “le richieste avanzate dalle amministrazioni in considerazione delle rimodulazioni di medio termine del Fesr 2021-2027 e delle scadenze di altri programmi in fase di attuazione o di chiusura, tra i quali il Pnrr”. In altre parole, è stato chiesto e ottenuto più margine per la gestione della spesa, anche alla luce degli impegni legati a strumenti finanziari diversi dall’Fsc, come i fondi europei. La pratica di “spostare in avanti” gli obiettivi da raggiungere, dunque, non rappresenta di per sé una criticità, nella misura in cui venga davvero impiegata per ottimizzare gli investimenti pubblici e non per neutralizzare gli effetti dei ritardi della spesa.

La sfida per la Regione siciliana, adesso, è piuttosto quella di far fronte alle annualità in cui l’attuale piano finanziario dell’Fsc colloca i traguardi economici più consistenti: in particolare il 2027, quando è prevista una spesa di oltre 694 milioni di euro (circa 409 milioni in più rispetto all’anno in corso), e il 2028, che ha un target fissato a più di 891 milioni. Nelle annualità successive, gli obiettivi di spesa supereranno anche i 900 milioni di euro. Per allora, però, oltre a poter subentrare un’Amministrazione regionale diversa da quella odierna, non è nemmeno escluso che intervenga un ulteriore “aggiustamento” del cronoprogramma.

Fsc Sicilia, nuovi cantieri e impegni crescenti

A sostenere l’incremento della spesa degli Fsc in Sicilia nei mesi scorsi hanno contribuito non solo i progressi compiuti in alcuni cantieri strategici, ma anche l’attivazione di altri grandi interventi su cui l’Amministrazione Schifani sta scommettendo molto. Consultando il portale del Dipartimento per le Politiche di coesione, risulta ad esempio un elevato stato di avanzamento della spesa (il 76%) per i dissalatori di Porto Empedocle, Gela e Trapani.

Sono stati già effettuati, inoltre, i primi pagamenti per i termovalorizzatori di Palermo e Catania, i due impianti su cui Schifani punta per rivoluzionare il ciclo dei rifiuti nell’Isola e che mobiliteranno un totale di 800 milioni. In generale sono in corso numerosi interventi, soprattutto in materia di ambiente (che rappresenta il comparto con il maggior numero di progetti). Molti anche quelli per infrastrutture, trasporti e competitività delle imprese. Poche, al momento, le misure per occupazione e innovazione, di più quelle per la formazione professionale.

Il presidente Schifani, nel salutare il primato siciliano per spesa dell’Fsc come “un risultato che evidenzia l’efficienza della governance regionale”, ha anche posto l’attenzione sul cambio di passo. Si tratta, per Schifani, di “un’accelerazione importante”. Osservazione che, forse, al momento occorre ridimensionare. Una marcia in più senz’altro c’è stata: i 279 milioni pagati al 30 giugno rappresentano un incremento di circa 26 milioni in un bimestre, cioè rispetto alla spesa del 30 aprile. Un trend del genere, non dissimile da quello di alcuni bollettini Mef precedenti (come quello del quadrimestre aprile-agosto 2025, quando l’incremento di spesa era stato di 50 milioni), potrebbe però non essere ancora sufficiente al completamento del programma entro i tempi stabiliti.

I dati attuali suggeriscono la necessità di un’accelerazione ancora più decisa della spesa, in assenza della quale (con il trend odierno di 26 milioni al bimestre, circa 3 punti percentuali in più ogni anno) la prospettiva sarebbe quella di concludere il 2032 con appena il 24% dei fondi impiegati. Resterebbero inutilizzati 3,7 miliardi di euro: una stima non troppo diversa da quella elaborata dal Qds.it l’anno scorso, con i dati dell’estate 2025.

La Regione, comunque, prevede ulteriori progressi nei mesi a venire. Il piano dell’Fsc è ancora nella fase iniziale e, oltre al fatto che subentrerà l’attivazione di nuovi cantieri (i quali presumibilmente contribuiranno nel tempo all’incremento esponenziale della spesa), Palazzo d’Orleans ha anche stimato che, entro dicembre 2026, gli impegni (cosa diversa dai pagamenti) raggiungeranno quota un miliardo di euro.