Rio de Janeiro, 7 giu. (askanews) – La guerra in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi del carburante stanno mettendo sotto forte pressione il trasporto aereo mondiale, destinato a registrare nel 2026 un netto ridimensionamento della redditività nonostante la crescita dei ricavi e della domanda. È quanto emerge dall’ultimo outlook finanziario pubblicato dalla Iata, l’Associazione internazionale del trasporto aereo in occasione dell’82esimo Agm in corso a Rio de Janeiro.
Secondo l’Associazione, l’utile netto complessivo delle compagnie aeree dovrebbe attestarsi a 23 miliardi di dollari nel 2026, circa la metà dei 45 miliardi stimati per il 2025 e nettamente inferiore ai 41 miliardi previsti nelle precedenti stime. Anche il margine netto è destinato a ridursi dal 4,2% al 2%, mentre l’utile medio per passeggero trasportato scenderà da 9,10 a 4,50 dollari.
La situazione più critica riguarda il Medio Oriente, dove le compagnie aeree dovrebbero complessivamente chiudere l’anno in perdita a causa del crollo della domanda e delle interruzioni operative provocate dal conflitto. Nelle altre regioni del mondo i vettori resteranno in territorio positivo, ma con risultati economici sensibilmente inferiori rispetto alle previsioni formulate prima dell’escalation militare. Nonostante il deterioramento della redditività, il settore continuerà a crescere. I ricavi globali sono attesi a un livello record di 1.165 miliardi di dollari, in aumento del 9,4% rispetto al 2025. Il numero dei passeggeri dovrebbe raggiungere 5,1 miliardi (+2,4%), mentre il coefficiente medio di riempimento degli aeromobili è previsto all’84%, nuovo massimo storico per l’industria. Anche il traffico merci continuerà a espandersi, seppur a ritmi contenuti, con volumi stimati in 71,7 milioni di tonnellate.
“La guerra in Medio Oriente e l’aumento dei costi del carburante hanno peggiorato significativamente le prospettive del settore – ha dichiarato il direttore generale della Iata, Willie Walsh – la redditività globale delle compagnie aeree sarà dimezzata rispetto al 2025 e il rapido incremento del prezzo del jet fuel sta colpendo tutti i bilanci”.
La principale causa del peggioramento finanziario è rappresentata dallo shock energetico. La spesa complessiva per il carburante, infatti, è prevista in crescita da 252 a 350 miliardi di dollari nel 2026. Il prezzo medio del greggio Brent dovrebbe attestarsi a 95 dollari al barile, mentre il carburante per aviazione raggiungerà una media di 152 dollari al barile, quasi il 70% in più rispetto all’anno precedente. La spesa per il carburante arriverà così a rappresentare oltre il 31% dei costi operativi delle compagnie aeree.
Per contenere l’impatto dei rincari, i vettori stanno aumentando le tariffe e migliorando l’efficienza operativa, ma secondo la Iata questo non sarà sufficiente a mantenere i livelli di redditività ottenuti nel 2025. Le compagnie più piccole e con bilanci più fragili risultano particolarmente esposte. Per quanto riguarda i ricavi da trasporto passeggeri, sono attesi in crescita del 9,2% a 839 miliardi di dollari. Le tariffe medie dovrebbero aumentare del 7%, mentre il tasso di riempimento degli aerei raggiungerà livelli record. Deciso incremento anche per i ricavi accessori, previsti a 165 miliardi di dollari (+12,6%), grazie alle strategie adottate dai vettori per compensare l’aumento dei costi. Per la prima volta dal 2019, questa voce supererà il contributo del trasporto merci. I ricavi cargo dovrebbero raggiungere 162 miliardi di dollari, in aumento del 7,2%, sostenuti principalmente dall’aumento delle tariffe piuttosto che dalla crescita dei volumi.
Sul fronte macroeconomico, la Iata prevede un contesto meno favorevole rispetto al 2025. La crescita dell’economia mondiale dovrebbe rallentare al 2,5%, l’inflazione salire al 5% e l’espansione del commercio globale ridursi sensibilmente. Alle pressioni sui costi si aggiungono quelle legate alla sostenibilità. Le compagnie dovranno sostenere tra 1,2 e 1,6 miliardi di dollari per adempiere agli obblighi del sistema internazionale CORSIA di compensazione delle emissioni. Inoltre, l’acquisto di carburanti sostenibili per l’aviazione (i cosiddetti Saf) dovrebbe comportare costi aggiuntivi per circa 4,3 miliardi di dollari nel 2026, a fronte di una disponibilità che rappresenterà appena lo 0,8% del fabbisogno totale di carburante del settore. Anche i costi non legati al carburante continueranno ad aumentare toccando i 767 miliardi di dollari. La voce più rilevante resta quella del personale, con una forza lavoro globale salita a 3,33 milioni di dipendenti.
Persistono inoltre le difficoltà nella catena di fornitura dell’industria aeronautica. Sebbene le consegne di nuovi velivoli stiano gradualmente aumentando, la produzione rimane insufficiente per colmare il ritardo accumulato durante la pandemia. Il portafoglio ordini globale ha raggiunto quota 18.100 aeromobili, oltre la metà della flotta attualmente in servizio.
La scarsità di nuovi aerei ha spinto al rialzo i canoni di leasing e costretto molte compagnie a prolungare l’utilizzo di velivoli più anziani, con conseguente aumento dei costi di manutenzione e consumi più elevati. Questa situazione, sottolinea la Iata, ha anche interrotto per la prima volta il tradizionale miglioramento dell’efficienza energetica del settore registrato negli ultimi decenni.
Tra i fattori di incertezza figurano anche le numerose elezioni previste nel 2026, tra cui quelle negli Stati Uniti, in Brasile e in Israele, che potrebbero influenzare politiche economiche, commerciali ed energetiche. L’associazione avverte infine che uno scenario di stagflazione – caratterizzato da crescita debole e inflazione elevata – rappresenterebbe una sfida significativa per il settore, mettendo alla prova la capacità dei passeggeri di assorbire tariffe più elevate per periodi prolungati.
A ciò si aggiungono i limiti infrastrutturali e le restrizioni operative derivanti dal conflitto in Medio Oriente. La Iata chiede maggiore flessibilità nella gestione degli slot aeroportuali e invita le autorità di regolazione a evitare aumenti tariffari che potrebbero aggravare ulteriormente le difficoltà di un settore chiamato a operare in uno dei contesti più complessi degli ultimi anni.

