Gli affitti brevi sono la nuova categoria della ricettività che ha cominciato a funzionare solo da qualche anno. Infatti, i proprietari di abitazioni che avevano una o due camere poco utilizzate, hanno cominciato ad affittarle ai turisti e chi aveva immobili come le seconde case, ha cominciato ad affittarle a terzi. Cosicché, di giorno in giorno, di mese in mese, di anno in anno, l’attività ha avuto uno sviluppo incredibile.
Oltre alle attività private, vi sono state imprese che l’hanno iniziata, per cui si è sviluppata una modesta concorrenza all’altro settore della ricettività, quello principale, che è l’alberghiero. Ora, mentre gli alberghi sono sottoposti a norme e controlli rigorosi, nella ricettività vi sono larghe sacche di evasione dovute a una mancanza sistematica di controlli. Per esempio, da non molto è stato reso obbligatorio il Cin (Codice identificativo nazionale), che corrisponde a un’unità immobiliare adibita ad affitti brevi.
Anche la normativa fiscale si è adeguata a questa nuova attività, per cui i redditi da affitti brevi (di non oltre trenta giorni) sono tassati con un’aliquota secca del ventuno per cento, mentre per gli altri l’aliquota sale al ventisei per cento.
Evasione fiscale e concorrenza sleale: il sommerso degli affitti brevi
Ora, se tutti pagassero regolarmente le imposte, se tutti denunziassero regolarmente le presenze, la concorrenza farebbe bene al mercato e soprattutto ai clienti. Ma vi sono sacche di “nero” di notevole dimensione, che costituiscono concorrenza sleale. Per cui, chi fa queste attività senza pagare le imposte, senza pagare la tassa di soggiorno, senza pagare l’Iva, non solo crea un danno alla Collettività, non solo crea un danno a quei soggetti che, invece, pagano le elencate imposte, ma, soprattutto, non dà alcuna garanzia agli ospiti, i quali, se da un canto pagano poco, dall’altro non possono essere certi di fattori come la pulizia degli ambienti, della biancheria o dei bagni e quindi sono anche a rischio di malattie.
Questo è il quadro che riscontriamo e come in tanti altri settori, anche in questo della ricettività, purtroppo, l’economia sommersa ha una presenza non indifferente.
Abbiamo scritto più volte il dato che ha comunicato l’Istat e cioè che in Italia vi è un’economia sommersa stimata in circa 182 miliardi. Essa provoca un’evasione fiscale di un’insieme di imposte che da più parti viene stimata intorno ai novanta miliardi.
Non solo, quindi, vi è un danno all’Erario, ma a esso si aggiunge il fatto che in tanti settori vi è una concorrenza sleale perché i soggetti che agiscono nascosti non pagano contributi ai dipendenti, non sono soggetti a controlli come i concorrenti e quindi riescono ad avere una rendita di posizione che li fa guadagnare indebitamente e illecitamente.
Tutto questo nonostante gli sforzi della Polizia Economico-Finanziaria, cioè della Guardia di Finanza, che l’anno scorso ha portato a casa oltre trentadue miliardi di imposte accertate insieme all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Questo male non si riesce a estirpare anche perché i cittadini che beneficiano di tale indebita situazione, non si ribellano e approfittano della piccola convenienza per alimentare un fuoco, appunto, indebito.
Controlli e obblighi di legge: il ruolo di Polizia municipale e Questura
I controlli: ecco cosa serve per estirpare tala piaga, cioè la presenza di soggetti privati o imprese che agiscono fuori dall’ufficialità.
Chi dovrebbe fare questi controlli? In primo luogo le Polizie municipali o locali, le quali hanno il compito di sorvegliare il territorio e quindi di controllare che non vi siano “banditi”, non quelli con le pistole, ma coloro che agiscono nel sommerso creando danni alla popolazione e all’Erario.
Anche la Polizia di Stato ha il compito di controllare, in quanto chi esercita l’attività di affitti brevi ha l’obbligo di comunicare le presenze alle Questure. Gli esercenti hanno anche l’obbligo di controllare de visu la corrispondenza dei soggetti con i loro documenti, cosicché è vietata l’identificazione digitale a distanza.
Ogni tanto la Questura dovrebbe concertare con la Polizia municipale anche controlli a campione, ove ci sono movimenti sospetti, così da inchiodare chi specula su certe situazioni, per avere vantaggi indebiti.

