Fiore, l'aggressione a Catania e la risposta della comunità LGBT+ - QdS

Aggressione a Fiore, attivista LGBT+ a Catania: “Siti troppi froci”

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Aggressione a Fiore, attivista LGBT+ a Catania: “Siti troppi froci”

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lunedì 23 Maggio 2022 - 14:32

Lo sdegno della comunità di fronte all'ennesima aggressione ai danni di un attivista LGBT+ a Catania: "Senza parole".

Un sabato sera trascorso in compagnia, tra chiacchiere e risate. Poi, il rientro verso casa e l’aggressione di uno sconosciuto fondata su un’ingiustificabile giustificazione: “A Catania siti troppi froci“. La storia di Fiore, insultato e aggredito in via Umberto, nel cuore del capoluogo etneo, ha suscitato lo sdegno di tutta la popolazione e della comunità LGBT+.

Fiore è il secondo nome del ragazzo protagonista della vicenda, che ha trovato il coraggio di denunciare quanto accaduto affinché non si ripeta più. Il ragazzo, 22 anni appena, è uno studente di “Lingue e culture moderne” all’Università degli Studi di Catania ed è un attivista dichiaratamente aroace e gay. Ha un profilo Instagram con oltre 6mila followers e, per questo, ha deciso di sfruttare il noto social per il suo post di denuncia. Il messaggio ha fatto rapidamente il giro del web, ottenendo più di 900 like in poche ore.

“Troppi froci”: Fiore e la storia dell’aggressione in via Umberto a Catania

L’aggressione a Fiore è avvenuta nella notte tra sabato e domenica scorsi ed è stata raccontata dettagliatamente sul profilo Instagram della vittima.

“Stavo tornando a casa dopo un sabato sera trascorso con lз amicз. Mi trovavo a Catania, in via Umberto, a metà strada per arrivare a casa, quando a un certo punto passa un tizio losco con una Grande Punto di colore grigio metallizzato. Abbassa il finestrino, sporge la testa e comincia a squadrarmi dalla testa ai piedi. Poi, con una brusca manovra si accosta in una viuzza di via Umberto, scende dalla macchina e mi viene dietro chiedendomi se sapessi dove fosse una presunta via che lui doveva raggiungere. Il problema è che questo tizio si stava avvicinando troppo e in maniera molto rapida con qualcosa in mano”, spiega il ragazzo.

“Ho avuto il tempo di dire ‘Non so dove sia la via, scusi” che subito mi si è lanciato addosso tentando di pugnalarmi con un cacciavite affilato. In seguito, mi ha strappato di dosso le cuffiette. Ho reagito colpendolo alla faccia con un violento pugno (o schiaffo, non ricordo bene) riuscendo a riprendermi le cuffiette. Dopo aver visto che ero in grado di difendermi ha indietreggiato e ha cominciato a rivolgermi degli insulti omofobi affermando pure che ‘ormai a Catania i froci sono troppi‘”.

Il coraggio di denunciare

“L’ho minacciato di chiamare la Polizia, lui mi ha risposto che stava solo scherzando ed è scappato via con l’auto, di cui ho la targa. Mi ha aggredito perché nel mio zaino ho attaccato portachiavi e spille Lgbtqia+, tramite i quali mi ha catalogato come persona non etero. Ero solo e ho pensato di morire. Un attimo dopo l’aggressione mi sono sentito mancare l’aria, non riuscivo a respirare bene e mi sono accasciato per terra”.

“In seguito ho chiamato il mio coinquilino che mi ha fatto compagnia per il resto della strada, sono arrivato a casa, ho avvisato i miei, preoccupatissimi, ed infine ho denunciato. Serve una legge, ora. Ho riscontrato tantissima solidarietà, soprattutto da parte di altrз attivistз transfemministз aroace, gay, lesbiche, bisessuali e trans”, dichiara il giovane attivista.

L’ennesima aggressione a Catania: il commento di Arcigay Catania

Di fronte all’ennesima aggressione contro la comunità LGBT+ a Catania, non si può rimanere indifferenti. Soprattutto considerando l’arretratezza mentale che, purtroppo, caratterizza ancora la città e gli sforzi compiuti contro la discriminazione. Nel giro di pochi giorni, oltre all’aggressione a Fiore, si è registrato un altro grave episodio: la panchina ‘rainbow’ in piazza Gandhi, nel quartiere Cibali, è stata vandalizzata a pochi giorni dalla sua inaugurazione.

Di fronte a una Catania ancora non del tutto pronta ad accogliere il messaggio contro l’omotransfobia, il coraggio di denunciare da parte delle vittime di aggressioni basate sull’orientamento sessuale è di fondamentale importanza.

“Sono orgoglioso e fiero di Fiore perché ci ha messo la faccia, decidendo di denunciare. Deve essere un esempio per tuttз coloro che ricevono atti di violenza omofobica sia verbale sia fisica, ma che per paura non denunciano. Come Arcigay esprimiamo la massima disponibilità e siamo prontз a dare tutto il supporto psicologico e legale”. Sono le parole di Armando Caravini, presidente di Arcigay Catania, per dare risalto all’importanza della denuncia di ogni sopruso e violenza ai danni della comunità LGBT+.

“Questa è l’ennesima dimostrazione di come in Italia occorra un’aggravante contro la bifobia, gayfobia, la lesbofobia, la afobia, la transfobia e la intersexfobia. Vicende come queste non possono essere trattate come una semplice aggressione o rapina o qualsiasi altra cosa non siano. Ribadiamo: serve una legge, ora. Denuncerò il caso all’Unar, l’Ufficio antidiscriminazione”, conclude Caravini.

Gruppo Giovani Arcigay Catania: “Solidarietà, siamo senza parole”

Il Gruppo Giovani di Arcigay Catania ha commentato l’aggressione a Fiore a Catania: “Avendo ricevuto notizia di una già denunciata aggressione fisica e verbale di chiara matrice omofobica, il Gruppo esprime piena solidarietà alla persona che ha subito la violenza. Fa parte del nostro gruppo. Siamo rimastз tuttз senza parole“.

“Sentiamo ancora l’applauso delle Senatrici e dei Senatori in Parlamento che gioivano per la bocciatura di una legge che puntava alla prevenzione di tali crimini e che avrebbe punito questo reato in maniera più adeguata, quale frutto di odio. Questa notizia non fa altro che rinnovare la nostra richiesta di una legge che punisca i crimini d’odio”.

“Nella nostra vicinanza a Fiore, il Gruppo tiene a sottolineare che come sempre ci siamo e ci saremo nell’offrire qualsiasi mezzo di supporto e salvaguardia alle persone della comunità LGBTQIA+ vittime di violenza. Se toccano unə, toccano tuttə”.

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