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Agricoltori abbandonati nel Calatino: “Il tempo è tornato indietro”

Agricoltori abbandonati nel Calatino: “Il tempo è tornato indietro”

Nel Calatino, cuore pulsante dell’agrumicoltura siciliana e patria del Tarocco Igp, il tempo sembra essersi fermato. Anzi, è tornato indietro

Gentile direttore,

mentre il mondo intero corre alla velocità della luce, discutendo di Intelligenza artificiale applicata a ogni settore economico, di droni per il monitoraggio dei campi e di agricoltura 4.0, nel Calatino – cuore pulsante dell’agrumicoltura siciliana e patria del Tarocco Igp – il tempo sembra essersi fermato. Anzi, è tornato indietro. Qui la modernità si scontra con un paradosso grottesco: i bacini e gli invasi della Regione sono finalmente colmi d’acqua, ma gli agrumeti restano a secco. Il motivo? Il Consorzio di Bonifica 7 di Caltagirone, a stagione estiva ampiamente inoltrata, sta ancora riparando le tubazioni della rete di distribuzione. Un tempismo perfetto, verrebbe da dire con amara ironia: i lavori di manutenzione si fanno esattamente quando l’acqua serve, non nei mesi invernali. E così, la campagna irrigua 2026 tarda ad arrivare come la Primavera di Povera Patria. Di fronte a questa emergenza, ciò che stupisce di più è il silenzio assordante che avvolge la vicenda. Tacciono molti produttori, tacciono le categorie sindacali che dovrebbero rappresentarli e difenderli.

In una celebre scena cinematografica della nostra tradizione, interpretata dai grandissimi Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, alla domanda del giudice che gli chiedeva che professione svolgesse, Ciccio rispondeva fiero: “l’industriale!”. Davanti allo stupore del magistrato, l’inghippo veniva subito svelato: “Nel senso che mi industrio!”. Ecco, l’espressione tipica di noi siciliani, abituati da secoli a “industriarsi”, cioè a inventarsi soluzioni di fortuna, ad arrangiarsi per sbrogliare i problemi creati dall’inefficienza altrui. Di fronte alle condotte colabrodo e ai ritardi della burocrazia, l’agricoltore calatino si “industria”: scava pozzi privati a costi esorbitanti, compra autobotti, stringe i denti e inventa miracoli quotidiani per non far morire le piante. Ma l’era del “mi industrio” dovrebbe appartenere al passato, a una Sicilia in bianco e nero.

Un’agricoltura che vuole definirsi moderna, che compete sui mercati internazionali e che investe in sostenibilità, non può più basarsi sull’arte dell’arrangiarsi. Non ha bisogno di imprenditori che fanno gli “industriali” alla maniera di Ciccio Ingrassia per rimediare alle colpe della gestione pubblica. Oggi le aziende agricole hanno un disperato bisogno di una sola cosa: le certezze. La certezza che se i bacini sono pieni, l’acqua arrivi ai campi nei tempi giusti; la certezza che le manutenzioni si facciano in inverno; la certezza di una programmazione seria. Gli agrumeti, già provati dagli stress idrici degli anni passati, non possono aspettare che la burocrazia finisca di stringere l’ultimo bullone. I produttori del comprensorio di Palagonia, Mineo e comuni limitrofi chiedono che i cantieri del Consorzio vengano chiusi immediatamente e che si proceda alla distribuzione dell’acqua. Il tempo delle pezze calde e dell’arte dell’arrangiarsi è scaduto: l’agricoltura del Calatino vuole produrre ricchezza, non continuare a “industriarsi” per sopravvivere.

Donato Ippolito
Imprenditore agricolo sempre se lo consentono