Il cambiamento climatico e la periodica siccità, aggravata in Sicilia da reti idriche e invasi vetusti, incapaci di preservare adeguatamente un bene sempre più prezioso come l’acqua. I rincari dei carburanti. Costi di produzione in crescita e ricavi stagnanti. Nonostante negli ultimi anni l’agricoltura isolana sia cresciuta molto in qualità – dal vino all’olio fino alle decine di produzioni certificate Dop e Igp – fare impresa nel settore primario è oggi una sfida che deve fare i conti con numerose variabili, anche geopolitiche. Non è un caso se nelle scorse settimane agricoltori e autotrasportatori sono scesi in strada.
Il nodo potrebbe essere sintetizzato con le parole che il presidente di Coldiretti Sicilia, Francesco Ferreri, ha rilasciato al Quotidiano di Sicilia: “Il problema vero oggi è molto semplice: il valore dei nostri prodotti cresce lungo la filiera, ma troppo poco di quel valore torna a chi li produce” e “un’agricoltura che non produce reddito prima o poi smette semplicemente di produrre”.
ColtivaItalia, oltre un miliardo per sostenere l’agricoltura italiana
Per sostenere il comparto il Governo Meloni ha messo in campo, negli ultimi anni, diversi provvedimenti, fino alla recente approvazione definitiva di ColtivaItalia: un pacchetto che stanzia, a vario titolo, oltre un miliardo e cento milioni. Ora quelle risorse dovranno tradursi in interventi attraverso i decreti attuativi. Ne abbiamo parlato con il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida.
Ministro, il Senato ha approvato ColtivaItalia che prevede oltre un miliardo di euro per l’agricoltura italiana. Risorse consistenti che andranno tramutate in provvedimenti concreti: quali sono i tempi previsti, considerando che molte misure dipenderanno da decreti attuativi?
“L’agricoltura per il Governo Meloni è al primo posto: lo abbiamo dimostrato dal primo giorno del nostro insediamento e continueremo a farlo. I 17 miliardi stanziati rappresentano l’investimento più alto mai fatto in questo settore nella storia della Repubblica. Con ColtivaItalia mettiamo in campo oltre un miliardo e cento milioni di euro: una misura di straordinaria importanza che nasce per rafforzare il mondo agricolo in termini strutturali, intervenire sulle criticità e garantire all’Italia produzioni di alta qualità da mettere a disposizione dei cittadini e del mondo. Questo provvedimento ci permette di agire con decisione su più ambiti strategici, valorizzando le filiere in crisi, la zootecnia e l’olio d’oliva, e dando risposte concrete al ricambio generazionale e alla ricerca. Per quanto riguarda le singole misure e la loro attuazione pratica, i decreti attuativi sono già in fase di sviluppo. Sarà poi avviato un confronto con le Regioni e le organizzazioni di categoria per definirne le finalità operative”.
Il provvedimento vieta di espiantare ulivi Dop e Igp per installare impianti fotovoltaici o eolici. In Sicilia il consumo di suolo è il più alto d’Italia: nel 2025, secondo i recenti dati dell’Ispra, sono stati persi 1.619 ettari, oltre quattro al giorno, di cui circa la metà per l’installazione di impianti solari a terra. Perché la tutela riguarda solo gli ulivi, quando il fenomeno coinvolge anche gli agrumeti e altre colture storiche? Ritiene che servano regole più ampie per tutelare i suoli agricoli?
“La tutela non riguarda esclusivamente gli ulivi: ci tengo a ricordare che abbiamo già vietato l’uso del suolo agricolo per il solare a terra attraverso una norma specifica inserita nel Decreto Agricoltura. Quel divieto generale era quindi già operativo, ma nell’ambito di ColtivaItalia e della salvaguardia del patrimonio olivicolo abbiamo voluto inserire un’ulteriore specifica per rafforzare la protezione delle cultivar certificate. Fermare l’espianto degli ulivi nelle aree DOP e IGP per far posto ai pannelli solari è una scelta di profonda civiltà e di buonsenso. Servirà uno sforzo corale e convinto da parte di tutti i soggetti coinvolti, ma il Governo ha tracciato la strada: la nostra priorità assoluta resta difendere la terra e la capacità di produrre cibo di qualità”.
Il 10 novembre gli agricoltori siciliani porteranno all’attenzione dell’Ars il tema dei costi e della giusta remunerazione del lavoro nei campi. Rispetto a queste istanze, quali strumenti mette in campo il provvedimento per assicurare stabilità economica e un prezzo equo ai produttori?
“Il ColtivaItalia è un provvedimento strutturale di ampio respiro, nato per rafforzare la produzione nazionale, ridurre la dipendenza dall’estero e garantire una distribuzione più equa del valore lungo l’intera filiera agricola. Con questa misura interveniamo in modo incisivo su filiere strategiche, come ad esempio quella cerealicola. Abbiamo previsto specifici contratti di filiera per il grano duro e introdotto un credito d’imposta, che va dal 20% al 40%, per garantire prezzi certi e redditi più stabili agli agricoltori. Si tratta di un meccanismo virtuoso che tutela i nostri produttori dalle oscillazioni anomale dei prezzi, garantendo al contempo stabilità contrattuale e una giusta remunerazione per il loro lavoro”.
ColtivaItalia rafforza la ricerca con 50 nuove assunzioni al Crea e investimenti in agromeccanica di precisione, intelligenza artificiale e sensoristica. In Sicilia, però, il clima è già cambiato: vendemmie anticipate, siccità, produzioni che mutano tempi e quantità. Quanta parte di questi fondi sarà indirizzata a varietà più resistenti, nuove tecniche agronomiche e gestione dell’acqua?
“La ricerca ha valore soltanto se risponde alle esigenze reali di chi ogni giorno lavora la terra. L’immissione di 50 nuovi ricercatori al Crea e il potenziamento delle aziende sperimentali nascono esattamente da questa visione: mettere la scienza al servizio delle nostre imprese di fronte al cambiamento climatico e alle emergenze fitosanitarie. Per garantire la continuità produttiva e difendere la nostra sovranità alimentare, specie in territori strategici ed esposti come la Sicilia, servono innovazione varietale, agromeccanica avanzata e adattamento delle colture. È per questo che abbiamo investito con convinzione sulla ricerca applicata e sulle Tecniche di evoluzione assistita (Tea): una svolta concreta per ottenere varietà resistenti allo stress idrico, difendere la qualità del cibo italiano e dare certezza al futuro dei nostri agricoltori”.
Tra le linee di ColtivaItalia c’è il ricambio generazionale: 8.417 ettari Ismea in comodato gratuito per dieci anni a under 41, con acquisto finale al 50% del valore. Come saranno distribuiti questi terreni e quanti ne spetteranno alla Sicilia?
“Per le nuove generazioni e l’imprenditoria femminile abbiamo garantito un pacchetto di 150 milioni di euro, diviso tra contributi a fondo perduto e mutui a tasso zero. A questo intervento si affianca la misura sul patrimonio Ismea, per aiutare a superare il principale ostacolo per chi intende avviare un’azienda agricola: l’accesso alla terra. I terreni saranno assegnati in base alla disponibilità del patrimonio che Ismea detiene nelle diverse Regioni, e la Sicilia sarà ovviamente interessata dal piano in proporzione alle aree presenti sul suo territorio. Il nostro obiettivo è semplice: rimettere a disposizione i terreni e dare una possibilità a chi vuole fare azienda. Ismea è già al lavoro per definire le modalità operative”.
Da pochi giorni è operativa la carta “Dedicata a te”: 500 euro per circa 1,18 milioni di nuclei familiari, da spendere in beni alimentari. Quanta parte di questa spesa ricadrà su prodotti italiani e come intende verificarlo?
“La Carta dedicata a te unisce il sostegno alle famiglie in difficoltà alla valorizzazione del nostro sistema agroalimentare. Il paniere comprende in larghissima parte prodotti freschi e di prima necessità, una categoria che proviene in massima percentuale dalla produzione nazionale. Il nostro obiettivo è chiaro: garantire un mese di spesa a chi ha bisogno e, al contempo, destinare le risorse dello Stato a chi lavora la nostra terra, valorizzando le filiere italiane e le eccellenze Dop e Igp”.

