Venezia, 6 mar. (askanews) – “Prima della disastrosa riforma dell’OCM Zucchero del 2006, l’Italia contava oltre 250.000 ettari coltivati a barbabietola, 19 zuccherifici attivi e una produzione superiore a 1,5 milioni di tonnellate, che garantiva la piena autosufficienza nazionale. Oggi le superfici si sono ridotte a meno di 19.000 ettari complessivi, di cui 4.000 in Veneto (-92% in due decenni), mentre l’import copre l’80% del fabbisogno interno. Ovvero, l’Italia è autonoma per il solo 20%”. Lo rileva Cia Veneto.
“Con l’assurdo – aggiunge – che la richiesta di zucchero è in costante incremento. Dopo l’annuncio della sospensione delle attività nell’anno in corso dello zuccherificio di Pontelongo, l’unico pienamente operativo in tutta Italia rimane quello di Minerbio, in provincia di Bologna. “Un quadro allarmante”, commenta Cia Veneto. Eppure, “la barbabietola resta una coltura strategica per l’economia di diversi territori e per l’equilibrio agronomico delle aziende. A pesare, nel tempo, dinamiche globali aggressive sui prezzi, aumento dei costi energetici, regole europee stringenti sui fitosanitari e concorrenza extra Ue senza reali condizioni di reciprocità”.
“Non è più tempo di interventi tampone o di gestione dell’emergenza – sottolinea il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini – È necessario un confronto che coinvolga agricoltori, industria di trasformazione e Istituzioni, per costruire una prospettiva credibile di rilancio. Serve una strategia strutturale: misure settoriali nazionali e regionali, regole uguali per l’import e investimenti in innovazione, anche a partire dalle Tea, le Tecniche di evoluzione assistita”.
Si tratta di metodi di miglioramento genetico che modificano il DNA in modo preciso, rapido e mirato, simulando i processi naturali, senza inserirne uno estraneo (a differenza degli OGM). “Qui non è in gioco solo il futuro dello stabilimento di Pontelongo, ma dell’intero comparto bieticolo-saccarifero”, conclude Passarini.

