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Agrumi, ad Acireale la più grande banca genetica d’Europa

Agrumi, ad Acireale la più grande banca genetica d’Europa

L’impegno del Crea tra biodiversità, nuove varietà brevettate e tecnologie di evoluzione assistita. Un patrimonio che sostiene competitività, sostenibilità e ricambio generazionale dell’agrumicoltura

ACIREALE – Con oltre 1,8 miliardi di euro di valore, circa 3,2 milioni di tonnellate di produzione, 150mila ettari coltivati e più di 49mila aziende agricole coinvolte, l’agrumicoltura rappresenta uno dei pilastri dell’agroalimentare italiano. Un comparto che colloca l’Italia tra i principali produttori europei e che comprende arance, limoni, mandarini, clementine, pompelmi e bergamotti, espressione di qualità organolettica, forte identità territoriale e piena coerenza con i principi della dieta mediterranea. Numeri che raccontano un sistema economico e produttivo di primaria importanza e che spiegano perché ricerca, innovazione e tutela della biodiversità siano oggi elementi strategici per il futuro del settore.

Il Crea di Acireale: 150 anni di ricerca agrumicola al servizio del comparto

In questo scenario si inserisce l’attività del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), punto di riferimento scientifico e tecnico per l’intero comparto. In occasione del Citrus Day, l’appuntamento annuale organizzato dal Crea Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura presso la sede di Acireale, cuore della ricerca agrumicola italiana da oltre 150 anni, è stata celebrata la collezione di germoplasma agrumicolo. “Qui è esposta la più grande collezione di germoplasma agrumicolo presente in tutta Europa – ha detto Concetta Licciardello, prima ricercatrice del Crea di Acireale – ed è fondamentale sia per il comparto produttivo, perché è illustrata tutta la variabilità utile ai fini commerciali e produttivi, sia per la ricerca, perché da questo materiale parte lo studio dei geni, fondamentali per lo studio della qualità e della resistenza”. Una banca genetica viva, dunque, che custodisce la biodiversità e costituisce la base per affrontare le nuove sfide fitosanitarie e climatiche.

La collezione di germoplasma: varietà rare e unicità mondiali conservate ad Acireale

A sottolineare il valore internazionale della collezione è stata anche Paola Caruso, ricercatrice del Crea di Acireale. “Stiamo preparando un catalogo che includerà tantissime varietà e accessioni incluse nella nostra collezione – ha rivelato Caruso -, una delle più importanti a livello globale. In esposizione abbiamo, tra gli altri, aranci amari molto particolari. L’arancio amaro, noto per l’uso come portinnesto, viene utilizzato anche per la produzione di confettura e marmellata. Abbiamo una particolare varietà, l’Arancio amaro crespifolia, caratterizzato da una foglia riccia che, posso affermare, noi del Crea siamo gli unici a conservarlo”.

“Ci troviamo in una sede prestigiosa, simbolo storico della ricerca italiana – ha detto dal canto suo Maria Chiara Zaganelli, direttore generale del Crea –. Qui, da oltre 150 anni, nascono e si diffondono nuove varietà e vengono sviluppate innovazioni lungo tutta la filiera. Ogni pianta, ogni studio e ogni tecnologia applicata hanno l’obiettivo di incrementare qualità, sostenibilità e competitività, dimostrando che il futuro dell’agrumicoltura si costruisce con scienza e collaborazione“.

Mostra pomologica e certificazione: le eccellenze varietali del Tarocco e degli agrumi pigmentati

La mostra pomologica ha svelato una delle collezioni agrumicole più ricche del Mediterraneo, custodita presso le aziende sperimentali del Crea, che comprende varietà storiche recuperate e conservate, accanto a nuove selezioni brevettate o in corso di brevettazione. Dal 1993 l’ente svolge un ruolo cardine nel sistema di certificazione volontaria degli agrumi, con oltre 170 piante madri appartenenti a più di 80 varietà, mantenute in isolamento e costantemente monitorate per garantire materiale di propagazione con elevati standard sanitari, sotto la supervisione dei servizi fitosanitari regionali.

Tra le eccellenze esposte spiccano le arance pigmentate, tra le più apprezzate dal mercato, come il Tarocco Tdv, riferimento per la precocità, il Tarocco Lempso, noto per l’intensa colorazione, e il Tarocco Ippolito, con nuove selezioni nucellari e cloni a maturazione tardiva capaci di ampliare il calendario produttivo e rafforzare la competitività aziendale.

Citrus Young: ricambio generazionale e innovazione di filiera per il futuro degli agrumi

A completare l’iniziativa, il convegno “Citrus Young – La parola ai giovani”, momento di confronto tra imprenditori agricoli, vivaisti e operatori della trasformazione e commercializzazione, pensato per favorire il ricambio generazionale e costruire strategie condivise di rilancio. Dalle nuove varietà industriali ai portainnesti, dall’estensione del calendario di commercializzazione alle opportunità offerte dal materiale certificato, il dialogo tra ricerca e filiera ha già avviato un percorso concreto di rinnovamento.

“Oggi circa il 31% della produzione agrumicola è destinato alla trasformazione industriale – ha spiegato durante il convegno Martina Papa, ricercatrice del Crea -. Il 35-40% diventa succo, lo 0,2-0,5% oli essenziali, mentre la quota più consistente, pari al 60-65%, è costituita dal pastazzo (scorze, polpe e semi). Proprio da questi sottoprodotti, che contengono 0,3-0,5% di bioflavonoidi, la ricerca punta a recuperare sostanze ad alto valore aggiunto per il settore nutraceutico, oltre a produrre energia da biomassa e compost di qualità in un’ottica di economia circolare. Sul fronte della sostenibilità post-raccolta, l’obiettivo è ridurre l’uso di chimica di sintesi in linea con l’Agenda 2030, attraverso trattamenti con ozono, edible coating naturali e bioconservanti, capaci di abbattere la carica microbica fino a 2 log CFU. Grazie inoltre a tecniche estrattive green come ultrasuoni, microonde e CO₂ supercritica, è possibile ridurre tempi, costi ed energia, rendendo la filiera più efficiente e sostenibile e sviluppando nuovi prodotti ad alto valore aggiunto”.