Un settore in ginocchio, colpito negli ultimi cinque anni da eventi che – inevitabilmente – hanno compromesso stabilità e certezze all’interno di un grande insieme fondamentale per il territorio, quello dell’agrumicoltura. Questa la situazione del settore oggi nell’intera Isola e nelle sue importanti superfici agrumate, dove centinaia di professionisti tra autotrasportatori, agricoltori e imprenditori sono in una fase di buio profondo dopo la devastazione causata dal ciclone Harry che, lo scorso gennaio, ha spazzato via tutto o quasi.
Prima ancora, il settore agricolo ha sofferto a caro prezzo il caso siccità e adesso, con alle spalle il ciclone Harry ad inizio anno e quello denominato “Ulrich” qualche settimana più tardi, ad appesantire ulteriormente la situazione intorno a questo mondo c’è anche il costo spropositato del carburante e la crisi internazionale, con i suoi rincari ormai alle stelle dopo i conflitti che coinvolgono l’Iran.
Una situazione certamente difficile, da analizzare a fondo per trovare delle misure adatte a tutela di tutti quei professionisti che, coinvolti in una tempesta senza fine, sono adesso in crisi e non riescono a far quadrare i propri conti. Per capire al meglio quanto sta accadendo nel settore, il Quotidiano di Sicilia ne ha discusso con Giosuè Arcoria, presidente del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia.
I danni del maltempo sull’agrumicoltura e una stagione chiusa con due mesi di anticipo
Ad Arcoria, abbiamo immediatamente chiesto quale fosse la stima dei danni subiti dal settore dell’agrumicoltura del territorio dopo gli ultimi fenomeni climatici e non ma, talmente è ampio il danno, che ciò non è facilmente quantificabile in una cifra ben definita. “I danni sono enormi, sia per le aziende che per tutto l’indotto. Quest’anno si prevedeva una stagione tranquilla dopo un periodo difficile causa siccità – spiega Giosuè Arcoria – e invece abbiamo dovuto concludere 2 mesi prima. Tra l’altro, il ciclone Harry ha colpito quando il 70% della produzione era ancora negli alberi, dunque in un momento cruciale per tutti noi. Fosse successo ad aprile, il danno sarebbe stato importante ma comunque ridotto. Inoltre – sottolinea il presidente del DPAS – ci sono stati anche migliaia di lavoratori agricoli che hanno perso il lavoro, erano tutti impegnati nei settori dei trasporti e imballaggi. Questo accade perchè l’industria è una catena di montaggio e, quando una delle componenti va in difetto, c’è già un danno per tutto l’apparato”.
L’impennata dei concimi e il caro carburanti l’ulteriore ostacolo: “Prezzi raddoppiati rispetto a dicembre”
Ai problemi legati alla siccità prima e ai cicloni Harry (soprattutto) e Ulrich poi – oltre che al prezzo in impennata dei concimi, fattore fondamentale per il settore – ultimamente si è aggiunto anche il difficile contesto politico-internazionale a ostacolare i programmi del settore agricolo. Parliamo naturalmente del caro carburanti dovuto al conflitto in Iran.
“Si fa fatica a vedere un futuro roseo, nel nostro settore come in altri contesti lavorativi. Tutto ciò influisce negativamente su di noi, provoca un grande aumento dei costi, oggi raddoppiati rispetto a dicembre sui carburanti (si è passati da 85cent L alla soglia dell’1.5), e ci vede costretti ad affrontare una situazione di grande emergenza dopo i tanti danni già causati da cicloni e siccità negli ultimi cinque anni”.
Il sostegno del Governo nazionale sarà necessario. Arcoria: “Buon lavoro a livello regionale, ma serve accelerare i tempi”
Per rafforzare ulteriormente l’unione tra le parti in causa, tutto il settore agricolo interessato – su volontà del Sindaco di Mineo, Giuseppe Mistretta – lo scorso mercoledì si è riunito al Palazzo Minoriti di Catania per tentare di velocizzare i tempi su una loro richiesta: un sostegno serio, concreto e soprattutto rapido da parte delle istituzioni nazionali. Come ci spiega Giosuè infatti, dal punto di vista regionale – pur con tutte le difficoltà del caso – si è intervenuto bene negli ultimi anni tra “ristori” e “altre misure di supporto.
“Siamo contenti dei grandi sforzi messi in moto dal governo regionale durante le ultime stagioni, tra Sammartino e Barbagallo è stato fatto un buon lavoro. Il tutto, in un periodo in cui i problemi nel comparto agricolo sono stati numerosi e ovviamente difficili da affrontare, pensiamo alla siccità piuttosto che a questi cicloni. Siamo dunque contenti e soddisfatti del riempimento delle dighe e del lavoro sulle condotte idriche, sono dei punti di svolta che non avvenivano da 30 anni ed è una gioia per noi non dover più piangere l’acqua” – afferma Arcoria, che sottolinea – “ma adesso, immedesimandomi nel ruolo delle istituzioni e pur comprendendo che non è semplice dover dare risposte a tutti, ritengo che gli agricoltori abbiano bisogno di conoscere la situazione con chiarezza e trasparenza”. E ancora: “Per noi è necessario fare programmazione, investire ora per pensare già con ottimismo al prossimo decennio, cambiare rotta in modo tale che un settore così determinante abbia ciò che merita.
Agrumicoltura, l’idea di uno stop di 12 mesi a livello contributivo: “Settore in confusione dopo cinque anni di situazioni negative”
L’attenzione dei coinvolti si sposta dunque tanto sul Governo nazionale, da cui ci si attendono delle risposte veloci ed efficaci. Secondo Giosuè Arcoria, l’ideale sarebbe “fare come si è già operato durante la fase Covid”. Sottolineando che non si richiede alcun supporto economico, il sostegno migliore sarebbe infatti quello “di interrompere temporaneamente ogni pratica a livello contributivo”.
“Uno stop di 12 mesi per un settore che vive uno stato di confusione ed emergenza”, nonché “uno dei più colpiti dalle calamità naturali avvenute negli ultimi mesi” e che – evidenzia Arcoria – “si porta alle spalle una situazione negativa dopo l’altra ormai da cinque anni”. Una mossa del governo nazionale però deve essere fatta in tempi rapidi, perchè – conclude Giosuè Arcoria – “ogni giorno che passa è un dramma per l’intero comparto agricolo”.
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