Roma, 1 apr. (askanews) – “L’incremento delle importazioni a basso costo di olio d’oliva dall’estero è un segnale che non può essere sottovalutato, perché rischia di comprimere ulteriormente i margini degli olivicoltori italiani, già esposti a costi di produzione elevati ed a rincari che, solo nell’ultimo mese, hanno superato i 200 euro ad ettaro, in un contesto di crescente instabilità dei mercati”. Lo afferma in una nota il presidente dell’Associazione Italiana Coltivatori, Giuseppino Santoianni.
“In un contesto caratterizzato da un crescente afflusso di prodotto estero – prosegue – il rafforzamento dei controlli non è solo opportuno, ma necessario per evitare che le dinamiche di mercato si traducano in pratiche elusive e distorsive della concorrenza. In questo senso è essenziale il lavoro svolto dall’ICQRF, che con il potenziamento del Registro telematico dell’olio d’oliva introduce strumenti concreti per garantire una tracciabilità più rigorosa e una maggiore trasparenza nelle movimentazioni, in particolare per gli oli in regime di traffico di perfezionamento attivo”.
“I numeri confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione: nel 2024 l’attività dell’ICQRF ha superato i 54mila controlli, con un’incidenza di irregolarità che nel comparto oleario arriva fino al 20% dei campioni analizzati. È evidente che il settore resta esposto a pratiche elusive e fraudolente che richiedono un presidio costante”.
“Allo stesso tempo – aggiunge Santoianni – è necessario restare vigili: il fenomeno dell’italian sounding e delle pratiche ingannevoli è sempre pronto a insinuarsi nelle maglie del mercato, depredando valore al vero Made in Italy e minando la fiducia dei consumatori. Per questo, occorre rafforzare ulteriormente i controlli lungo tutta la filiera e garantire una piena applicazione del principio di reciprocità nelle importazioni”.

