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Alcamo, si riaccendono le ruspe contro gli immobili abusivi

Vincenza Grimaudo

Alcamo, si riaccendono le ruspe contro gli immobili abusivi

martedì 04 Gennaio 2022 - 00:10

Dopo una serie di ritardi, riaffidato l’appalto per abbattere le prime strutture abusive in una città tra le più martoriate dalle colate di cemento

ALCAMO (TP) – Dopo i ritardi e la rinuncia della ditta aggiudicataria, si rimette in moto l’iter per la demolizione degli immobili abusivi ad Alcamo. Il Comune ha dovuto prendere atto in queste settimane della rinuncia all’appalto della ditta aggiudicataria dei lavori.

Ad aver rinunciato la V&V costruzioni srl e dunque gli uffici hanno dovuto procedere allo scorrimento della graduatoria andando ad incassare la disponibilità della seconda ditta in graduatoria, la Siciltecnico impianti srl che ha comunicato la propria disponibilità a stipulare il contratto di appalto che aveva offerto il ribasso del 24,9533%.

La somma complessiva dell’aggiudicazione è quindi di 152.887 mila euro. Adesso, intoppi permettendo, sembra davvero ad un passo l’avvio dei lavori di demolizione degli immobili abusivi, un fatto storico in una delle città tra le più martoriate dalle colate di cemento indiscriminato. Pubblicato il bando di gara che attraverso una procedura negoziata andrà ad individuare l’impresa che sarà incaricata per abbattere con le proprie ruspe le case costruite abusivamente nel quadro di una prima ricognizione effettuata dal Comune e che è partita già da qualche anno. In tutto una quarantina gli immobili già individuati di cui tre ad Alcamo marina, la costa tra quelle più deturpate nel martoriato territorio siciliano. Gli altri sono sparsi tra le periferie e il centro urbano.

I fondi stanziati in questa fase permetteranno di abbattere i primi 7 edifici. Da considerare che c’è di tutto nell’infinito mondo del mattone selvaggio ad Alcamo dove ogni illecito, avvenuto dagli anni ‘70 in poi, seppur sotto gli occhi di tutti, è rimasto nel cassetto. Ora questo stato “dormiente” sembra essersi scosso dopo le pressioni degli ultimi anni arrivate anche dalla Procura al Comune di Alcamo.

Dal 2018 per l’esattezza dal municipio alcamese sono partite le prime ordinanze di ingiunzione di demolizione, poi sono giunte anche quelle di inottemperanza, vale a dire di mancata demolizione, il che fa scattare l’immissione in possesso da parte del Comune dell’immobile abusivo.

Sino ad oggi una quarantina gli edifici individuati dagli uffici ma il conto è destinato ancora a salire. In mezzo c’è di tutto: dalla semplice casa da qualche decine di metri quadrati, per arrivare anche agli immobili super lussuosi con verande e piscine al seguito. L’eccessiva cementificazione specie ad Alcamo marina ha finito con il creare problema anche allo smaltimento delle acque reflue. Basti pensare a quel che accade dopo gli acquazzoni, come avvenne nell’agosto del 2019 quando i sottopassi di Alcamo marina furono letteralmente travolti da un’ondata di fanghiglia. Quest’iter comunque rientra nell’ambito di uno specifico lavoro avviato dagli uffici Tecnici del Comune che in buona sostanza si sta allineando anche con le direttive imposte dalla Procura di Trapani che a tutti e 24 i municipi della provincia ha sollecitato interventi incisivi in materia.

Nella scorsa legislatura non sono bastati più consigli comunali ad Alcamo per riuscire a raggiungere il numero legale e decidere il da farsi su altri 40 immobili abusivi acquisiti già al patrimonio dell’ente. E così sono rimasti nel “congelatore” questi beni che nel frattempo si sono ridotti a 29 immobili perché in 6 hanno deciso di demolire autonomamente e altri 5 hanno già scritto al municipio confermando la volontà di abbattere tutto a proprie spese. Che comunque nella precedente legislatura (che si è conclusa nel giugno scorso, ndr) non ci fosse granchè voglia di andare sino in fondo lo si era percepito da tempo.

Era infatti dal 2018 che questa proposta deliberativa palleggiava tra la III commissione consiliare e gli uffici della Direzione 2, che si occupano di abusivismo. Richieste di chiarimenti, poi proposte e infine emendamenti. Nel frattempo sono passati quasi 3 anni prima di far approdare la proposta di deliberativa in consiglio per la decisione. E alla fine, con la larga assenza tra i banchi, l’assise ha deciso di non decidere. Questi immobili sono rimasti sul groppone del municipio senza una destinazione.

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