Alcara Li Fusi, intervista al sindaco Ettore Dottore - QdS

Alcara Li Fusi, intervista al sindaco Ettore Dottore

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Alcara Li Fusi, intervista al sindaco Ettore Dottore

Valerio Barghini  |
domenica 26 Giugno 2022 - 09:30

Una “prima volta” di una lista unica e un’altra “prima volta” di un sindaco confermato al secondo mandato

Nella vita c’è sempre una prima volta. Alcara Li Fusi, località in provincia di Messina di circa 1.700 abitanti, sede centrale del Parco dei Nebrodi, la sua “prima volta”, pure doppia, l’ha vissuta il 12 giugno scorso, in occasione delle elezioni amministrative. Una “prima volta” di una lista unica e un’altra “prima volta” di un sindaco confermato al secondo mandato, il 43enne Ettore Dottore.

Una riconferma è indice di un buon lavoro fatto nei cinque anni precedenti.

In quarant’anni di storia amministrativa è la prima volta che un sindaco viene rieletto per un secondo mandato. Così come non era mai successo che in lizza ci fosse una lista unica. Alcuni componenti del mio gruppo, per bypassare il problema del quorum, volevano presentare una seconda lista, che comunque si riconduceva alla mia persona. Non ho voluto. Ho sempre creduto nella maturità politica e nel senso civico degli alcaresi e i fatti mi hanno dato ragione: la fatidica soglia dei 775 elettori era già stata superata alle 17. Alla fine, alle 23, ha votato l’80 per cento degli aventi diritto e io ho ottenuto 1.237 preferenze, oltre 500 in più rispetto alla scorsa tornata del 2017.

E a cosa è dovuto, a suo avviso, un consenso così plebiscitario?

Come diceva lei dal buon lavoro svolto nel precedente mandato. In cinque anni di amministrazione abbiamo ottenuto 56 finanziamenti per complessivi 60 milioni di euro: un risultato non da poco per una località di neanche 2mila abitanti. Ma sono stati cinque anni di programmazione, oltretutto metà dei quali interessati da uno stallo amministrativo a tutti i livelli a causa del Covid. Ora nei cinque anni che seguiranno mi impegnerò a far partire tutti questi lavori che miglioreranno l’aspetto del paese in termini infrastrutturali, di decoro urbano e di collegamenti. Questo secondo mandato, poi, sarà finalizzato alla crescita turistico-ricettiva di Alcara Li Fusi. Anche se non abbiamo uno sbocco sul mare, il turismo è una risorsa importante grazie all’aspetto paesaggistico-naturalistico, ai boschi, ai laghi, alla Grotta del Lauro, al Nido dell’Aquila Reale, all’Area dei Grifoni, ai percorsi di trekking, al Borgo Stella. Inoltre, stiamo lavorando alla realizzazione della prima via ferrata di tutta la Sicilia. Tutte risorse che in tanti ci invidiano e che i visitatori hanno voglia di scoprire.

Essendo a lista unica e avendo superato il quorum tutti i candidati al consiglio comunale, praticamente, entrano a far parte del civico consesso. Sono gli stessi del precedente quinquennio?

Quasi tutti. Otto sono gli stessi, due sono cambiati.

Un quesito che stiamo ponendo a tutti i sindaci. Immaginiamo per un attimo che, all’esito delle Regionali, ad occupare lo scranno più alto della Regione, dopo Nello Musumeci, sarà una donna.

Mi approccerei allo stesso modo. Per me se un politico è bravo e si dedica alla risoluzione dei problemi con dedizione, è tale che sia un uomo o una donna. Certamente, però, le donne fanno bene alla politica, hanno una marcia in più e spesso hanno una visione più a largo raggio rispetto a noi maschi. Per quanto mi riguarda, lo scorso mandato avevo un assessore e il presidente del consiglio donne e sicuramente anche per questo quinquennio rispetterò le cosiddette quote rosa. Non perché sia obbligato ma perché credo nel valore delle signore che hanno fatto parte della mia squadra.

Cosa si sente di dire agli alcaresi tutti, quelli che l’hanno votata e coloro i quali, invece, non si sono recati alle urne?

Non posso che ringraziarli. Quelli che non sono andati al seggio, spero che tra cinque anni si ricrederanno, così come hanno fatto i quasi 400 che nel 2017, quando mi confrontavo con l’allora sindaco uscente, che allora non apposero la croce sul mio nominativo. All’epoca io diventai sindaco con quasi 800 voti; oggi, appunto, con oltre 1.200: un consenso simile, per un sindaco a fine mandato, non si era storicamente mai registrato.

Valerio Barghini

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