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Alessandra Locatelli al QdS: “Non lasciare nessuno indietro per far crescere le Comunità”

Alessandra Locatelli al QdS: “Non lasciare nessuno indietro per far crescere le Comunità”
Raffaella Tregua e Alessandro Locatelli

In più occasioni il Presidente della Repubblica ha invocato testi “chiari e inequivoci”, restando però inascoltato

Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli.

Nel forum che realizzammo nel 2023 si parlò di “rivoluzione culturale” per cambiare la percezione della disabilità. Da allora a oggi il Ministero ha portato avanti un lavoro strutturale, sempre con la persona al centro. Questa percezione è davvero cambiata? E in che modo?
“La spinta più grande è arrivata dalla riforma sulla disabilità, il Decreto 62 del 2024. Al di là di eventi e iniziative, la riforma ha rappresentato una grande opportunità per semplificare, sburocratizzare e soprattutto, attraverso il progetto di vita, dare la possibilità di seguire un percorso di accompagnamento nella crescita della persona. Un percorso che tiene conto della salute, del benessere, della formazione, del lavoro, ma anche della vita sociale, ricreativa, culturale e sportiva.

Il quadro normativo riassume, in sintesi, il progetto del Governo: realizzare, nella vita quotidiana, la piena partecipazione delle persone. Anche il modello che l’Italia rappresenta a livello internazionale è cambiato: ci sono dei punti di forza, ma c’è ancora sicuramente qualcosa da migliorare…
“Stiamo cercando di cambiare prospettiva, dal punto di vista culturale ma anche civile e della qualità della vita: passare dal mero assistenzialismo alla valorizzazione della persona. Questa è la sfida. Una sfida necessaria perché i sistemi di welfare così come sono non funzionano più. Abbiamo bisogno di fare molto di più per non lasciare nessuno indietro e per far crescere, anche dal punto di vista economico e culturale, le nostre comunità e il nostro Paese. È una svolta epocale. C’è ancora tanto da fare in termini di accessibilità universale: bisogna spingere tutti a sentirsi parte dello stesso mondo. Capita spesso che qualcuno mi dica: ‘Ho un amico che ha un problema’, come se fosse un’entità a parte. Ma siamo tutti persone, con gli stessi diritti, e dovremmo avere tutti le stesse opportunità. Il cammino ancora da fare, con determinazione, è ricordare a tutti che ogni persona deve sentirsi pienamente cittadina di questo Paese. Più una persona si sente coinvolta, più può formarsi, lavorare, avere una vita dignitosa in tutte le sue dimensioni. E questo è meno oneroso anche per la spesa sanitaria, oltre a far crescere la comunità e il Paese dal punto di vista economico.

Pari dignità economica, culturale e mentale. Anche per questo avete puntato molto sulle assunzioni?
“Certamente. Il tema del lavoro è centrale nelle politiche che stiamo portando avanti. Sono convinta che vada molto valorizzato anche il terzo settore, che in questi anni ha dimostrato di saper creare posti di lavoro e opportunità. Nel 2023 abbiamo istituito un fondo per dare risorse agli enti del terzo settore che assumono giovani con disabilità fino ai 35 anni. Lo abbiamo riproposto quest’anno, è attualmente in fase di definizione da parte del Mef, e abbiamo anche aumentato le risorse. La prima dotazione era di 22 milioni, ora è di 25. Nel frattempo, abbiamo pubblicato anche il bando ‘Vita & Opportunità’, con una dotazione di 380 milioni, che tiene insieme le dimensioni di cui parlavamo: quella abitativa, ricreativa e lavorativa, in risposta al progetto di vita. Questo bando ha avuto una risposta incredibile: a fronte di 380 milioni disponibili, le richieste sono arrivate già a un miliardo. È un segnale forte che il mondo del terzo settore è pronto a lavorare con le istituzioni, anche in considerazione del fatto che il bando era piuttosto restrittivo su partnership, rete e coinvolgimento. Gli enti però si sono impegnati molto per dimostrare che ce la possono fare”.

Italia modello a livello internazionale

A livello internazionale ci sono modelli cui l’Italia può ispirarsi?
“In realtà è il contrario: ogni volta che parlo con i miei omologhi nel mondo, e considerate che ho preso parte a oltre cento incontri bilaterali in Italia e all’estero, sono gli altri a chiedermi come abbiamo fatto. Tutti sono molto interessati al nostro sistema scolastico, perché da noi l’inclusione esiste dagli anni Settanta, mentre molti altri Paesi, anche avanzati dal punto di vista economico e tecnologico come la Germania, non ci sono ancora arrivati. In America esistono scuole separate, così come in Inghilterra e in tante altre nazioni. Dall’estero sono anche molto interessati al progetto di vita, perché mette insieme risposte sanitarie e sociali che altrove restano frammentate. Fatta questa premessa, ci sono ovviamente anche buone pratiche da cui imparare, per esempio sull’accessibilità fisica di alcuni spazi. In questo contesto occorre anche considerare che il nostro Paese è estremamente complesso dal punto di vista storico e archeologico, ma potremmo sicuramente fare di più”.

Alessandra Locatelli al QdS: “Non lasciare nessuno indietro per far crescere le Comunità”

Legge sui caregiver: “Approvazione entro fine legislatura”

Manca circa un anno alla fine del mandato del Governo. Quali sono gli obiettivi da qui alla scadenza?
“Per prima cosa la piena implementazione della riforma, soprattutto nei territori dove è in corso la sperimentazione: dal 1° gennaio 2027 dovrà essere applicata in tutte le Province. È un obiettivo importante, ma non basta arrivare a quella scadenza per dire che funzionerà bene. Va sostenuta e portata avanti con determinazione, da tutti. Il cambiamento però è iniziato e non si può fermare. Mi auguro che il mondo delle associazioni, degli enti del terzo settore, delle cooperative e delle imprese sociali possa trovare spazi importanti in cui sostenere attività commerciali e imprenditoriali, dove le persone con disabilità possano scegliere davvero il proprio percorso: formarsi, lavorare, essere pienamente cittadine e cittadini. Mi auguro soprattutto che sempre più persone capiscano che c’è bisogno di parlare di questi punti di forza: le belle esperienze, le svolte di vita di persone che magari cadono, si fanno male, affrontano un problema anche grave, ma alla fine trovano la forza, anche negli altri, di farcela. Dobbiamo continuare a raccontare questi punti di forza per dare uno sguardo diverso: parlare di persone che con le proprie capacità e il loro valore riescono ad affrontare la vita”.

Una vera rivoluzione culturale, legata anche al racconto di esempi positivi che possono essere da ispirazione per gli altri. Con il QdS raccontiamo spesso “Belle storie”, capaci di rappresentare un modello per gli altri. I giovani con disabilità che riescono ad affermarsi rappresentano certamente un esempio da imitare…
“I giornali e le televisioni raccontano spesso solo le storie drammatiche. Ma se continuiamo così resteremo ancorati al passato. Se vogliamo passare alla valorizzazione delle persone, abbiamo bisogno di raccontare tante altre storie: forti, di energia, di racconti positivi che possono fare la differenza e diventare buoni modelli. Fin da quando abbiamo iniziato questo percorso, anche con il primo Expo, abbiamo cercato di coinvolgere realmente persone con disabilità in ruoli di alta qualità, non solo simbolici. Col tempo c’è stato un passaparola, altri hanno visto e hanno iniziato a fare qualcosa in più.

Quali sono gli altri obiettivi su cui state lavorando?
“Una delle sfide più grandi attualmente in Parlamento, in Commissione, è la legge sui caregiver. Dopo dieci anni di tentativi falliti, finalmente abbiamo l’occasione di dare una normativa e una risposta dignitosa alle persone che si prendono cura dei propri cari e che non vogliono essere sostituite, ma accompagnate in questo percorso. È una legge che prevede tutele differenziate: c’è un contributo economico per chi ha un carico assistenziale intenso, ma anche altre misure, come la possibilità di conciliare il lavoro con il part-time, l’esenzione delle tasse universitarie per gli studenti caregiver, la conciliazione con lo studio, e il riconoscimento dei crediti formativi per chi, dopo un percorso di assistenza, vuole lavorare nel campo sociosanitario.

Che tempistiche prevede?
“Attualmente la Commissione Affari sociali della Camera sta votando gli emendamenti. Spero si possa chiudere entro fine mese, prima della pausa estiva, per poi arrivare in Aula a settembre con i tempi che deciderà il Parlamento. Dopo ci sarà il passaggio al Senato e ci auguriamo di poter chiudere l’iter alla prima occasione utile e comunque entro la fine del mandato. Sarebbe un grande risultato: ci hanno lavorato per un anno cinquanta persone tra famiglie, terzo settore, territori e sindacati. Non è una legge nata dal nulla, ma elaborata e studiata, che tiene insieme tante richieste diverse. Le tutele partono dal caregiver familiare convivente, ma tengono conto anche di tutti gli altri membri della famiglia, soprattutto dei minori”.

Il ministero per le Disabilità ha assegnato cinquanta milioni alle Regioni per ridurre le barriere architettoniche e favorire il turismo accessibile. Sembra che la Sicilia sia più indietro rispetto ad altre realtà. Come si può recuperare?
“Bisogna stimolare, perché la Sicilia è meravigliosa: ha una grande forza nel terzo settore e una ricchezza di arte, cultura e paesaggio invidiabile. Pubblico e privato devono lavorare insieme: ci sono esempi molto belli. Penso ad Agrigento, resa accessibile, o ai ragazzi con disabilità, anche con autismo, che fanno le guide turistiche. Si possono stimolare molti più meccanismi di collaborazione”.

In Sicilia spesso i Musei restano chiusi per mancanza di personale: se il Ministero mettesse a disposizione fondi per le assunzioni, perché non puntare su questi giovani, che sarebbero felici di accogliere i turisti?
“Il turismo accessibile è un tema economico strategico: le persone con disabilità oggi hanno il diritto e la possibilità di lavorare, viaggiare e divertirsi. E questo genera anche un indotto economico interessante”.