Alla lunga vincono onestà e capacità - QdS

Alla lunga vincono onestà e capacità

Carlo Alberto Tregua

Alla lunga vincono onestà e capacità

mercoledì 29 Gennaio 2020 - 00:00

La materializzazione dei rapporti tra le persone alimenta l’egoismo e la voglia di avere beni e servizi materiali, che aumenta di giorno in giorno.
Non sempre qualcuno può ottenere ciò che vuole, con la conseguenza che comincia a pensare a espedienti per procurarsi, anche in maniera illecita, ciò che gli abbisogna.
Il meccanismo descritto è perverso perché aumenta d’intensità continuamente, senza la possibilità di un freno, in quanto subentra una sorta di bulimia di cose che non saziano mai.
Non solo, ma le cose si vogliono ottenere presto, vale a dire non si dà il tempo necessario per mettere in atto processi normali, finalizzati appunto a ottenere quelle cose che si desiderano.
Chi si comporta così non ha letto quello che è accaduto nei millenni, con la conseguenza che tutto gli sembra avvenga nei momenti in cui vive e sa retrocedere lo sguardo al massimo di qualche anno; così perde di vista l’insieme di cause ed effetti.

Tanta altra gente, invece, dotata di buonsenso, capisce che per ottenere ciò che desidera sono necessari requisiti come sacrificio, voglia di fare, volontà e capacità, quella capacità che si acquisisce studiando, leggendo, imitando i Maestri e lavorando anche con sperimentazione, che aiuta meglio a capire i fenomeni occulti.
Quando questa gente si paragona ad altri che sfoggiano macchinoni, vestiti di lusso e altre forme di ricchezza effimera, ha qualche rimpianto, che però finisce subito perché chi fa sfoggio di tante forme di apparenza, sostanzialmente al proprio interno ha solo il vuoto. Il vuoto di valori, il vuoto di pensieri, il vuoto di letture, il vuoto di conoscenze.
Ecco perché non bisogna mai emulare quella gente e percorrere invece una strada densa di fatica e impregnata di onestà, col convincimento fermo che alla lunga sono proprio l’onestà e la capacità che vincono in maniera solida e duratura.
Come sempre vi sono il bianco e il nero: il bianco di chi vuole crescere, di chi vuole capire di più, di chi non retrocede di fronte alle difficoltà, che anzi affronta non solo con coraggio ma anche con una forza mentale che di solito risulta vincente.
Il nero rappresenta l’opposto di quanto scriviamo, vale a dire tutta quella gente che corre inutilmente, che vuole arrivare presto senza utilizzare gli strumenti necessari e le capacità che servono per raggiungere questi fini.
La competizione è sana quando i competitori sono preparati. Quando invece qualcuno non lo è, ma vuole vincere lo stesso, tira lo sgambetto, allunga la gamba, cerca di far cadere il proprio competitore che non considera tale, piuttosto un avversario, un nemico da togliere di mezzo.
Per sfortuna questa mentalità nera sta dilagando perché la mercificazione di ciò che si vuole raggiungere fa appannare la vista, non consente di guardare lontano, proprio perché si vuole tutto e subito. Nella realtà le cose non funzionano così, proprio perché ci vogliono tempo e fatica per costruire, un mattone dopo l’altro, la propria strada, che va basolata con pazienza e umiltà.

Per capire quanto precede è necessario che la scuola faccia la sua parte e con essa l’Università.
La propria parte si può fare se si tengono a mente i valori etici di tutti i tempi, primo fra i quali il rispetto del prossimo che assorbe in qualche misura anche gli altri.
Rispettare il prossimo significa anteporre gli interessi altrui al proprio, significa fare valutazioni morali prima che valutazioni materiali, significa offrire la propria collaborazione e il proprio tempo, in contemporanea con l’uso di tali elementi per il proprio lavoro e per la propria famiglia.
In altri termini non si deve solo pensare a se stessi ma anche agli altri, soprattutto a chi ha bisogno.
Sapere e capire significa anche fare scelte adeguate della classe politica la quale poi ci governerà. Tale classe politica purtroppo non è scelta con i criteri indicati di onestà e capacità, con la conseguenza che si trova a dovere gestire la Cosa pubblica in maniera incompetente e qualche volta disonesta
Fare il cittadino non è semplice ma è un dovere per contribuire al funzionamento delle Comunità, sempre in base ai valori etici eterni.

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