Roma, 17 mar. (askanews) – Tre seminari che hanno fatto il punto su innovazione, aspetti salutistici e produzione e un focus sul cavolfiore. Si è svolta alla Reggia di Portici la seconda Giornata nazionale delle Brassiche, che ha riunito esperti del mondo accademico, case sementiere, rappresentanti della distribuzione, consorzi di tutela e operatori internazionali per discutere di innovazione varietale, sostenibilità, valori nutrizionali e strategie di mercato.
Il focus sul cavolfiore ha messo in dialogo ricerca scientifica, miglioramento genetico, valorizzazione territoriale (IGP) e nuove opportunità per la GDO, confermando il ruolo centrale della filiera nel panorama orticolo italiano ed europeo.
“Il cavolfiore – ha dichiarato Stefania De Pascale, docente ordinaria di Orticoltura del Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II – rappresenta oggi una coltura chiave per comprendere le trasformazioni dell’orticoltura mediterranea. È una specie altamente sensibile alla temperatura e quindi particolarmente esposta agli effetti del cambiamento climatico. Ma la filiera sta vivendo un’evoluzione importante: nuove varietà più resilienti, strumenti previsionali basati sui gradi giorno, irrigazione di precisione e riduzione degli input rendono il cavolfiore una coltura modello per la transizione ecologica. Sul piano commerciale, il prodotto sta cambiando identità: è nato il primo IGP e poi dal banco tradizionale è in atto il passaggio ai segmenti ready-to-eat e plant-based, con un crescente interesse da parte della grande distribuzione organizzata”.
La produzione è in crescita. Lo confermano i dati presentati dal direttore di CSO Italy, Elisa Macchi. Con 358mila tonnellate (media 2022-24), l’Italia si posiziona all’ottavo posto della classifica mondiale e al secondo posto in Europa dietro la Spagna. Anche la produzione bio è in crescita, con 12.200 tonnellate. Le prime 5 regioni produttrici sono nell’ordine Puglia, Campania, Abruzzo, Sicilia e Calabria. L’export, soprattutto verso Germania, Polonia e Austria, è ancora modesto: 6.000 tonnellate, mentre le importazioni sono più del doppio (15 mila tonnellate) causate dagli effetti del cambiamento climatico sulla produzione nazionale, che tuttavia è corsa ai ripari grazie a nuove varietà resilienti.
I prezzi sono volatili, come per l’intera produzione ortofrutticola, ma il cavolfiore sta vivendo un fenomeno positivo ed emblematico. La presenza della prima IGP italiana ed europea, il Cavolfiore della Piana del Sele IGP, sta cambiando le regole del gioco anche se è attivo solo da poco più di un anno. I produttori che hanno aderito al Consorzio hanno ottenuto un prezzo stabile di 1,80 euro al chilo, mediamente superiore, nella campagna in corso (che non è tra le migliori), di 55 centesimi rispetto al prodotto dei colleghi fuori dall’IGP.

