Allarme sicurezza a Palermo in primo piano. Gli Stati generali per l’infanzia, l’adolescenza e le politiche giovanili del capoluogo scrivono al prefetto Massimo Mariani chiedendo di essere ricevuti.
Nella missiva scritta dai sei rappresentanti della rete da sottoporre al governo nazionale si legge: “La sicurezza di una città non si costruisce soltanto con il controllo e la repressione. Si costruisce anche, e probabilmente prima, curando i territori”.
“Il disagio sociale ed economico diventa rabbia se non ascoltato”
“Il disagio sociale ed economico che non viene ascoltato diventa rabbia, e troppo spesso violenza”. È da lì, sostiene la rete, che bisogna partire. “Il punto da cui muove la rete di Associazioni, comitati, cooperative, parrocchie e singoli cittadini è chiaro: la presenza dello Stato non può manifestarsi solo con il controllo del territorio e l’azione di contrasto, che restano necessari, e non vengono messi in discussione. Ma da soli, senza un investimento ed un impegno paralleli e altrettanto decisi sulla prevenzione sociale ed educativa, nel medio e lungo periodo controllo e repressione saranno inefficaci”.
“Dove lo Stato si limita a sorvegliare, senza curare le cause”, si legge nella lettera, “la sorveglianza da sola non basta”.
“Violenza giovanile e grido amplificato del disagio”
La violenza giovanile, scrivono i portavoce e le portavoce, è spesso “il grido amplificato di un disagio che non ha trovato altre vie”, una rabbia sociale che, se nessuno la ascolta e l’accompagna, si rovescia in violenza urbana. La risposta, perciò, deve essere prima di tutto sociale.
A firmare la lettera sono i sei portavoce della rete, Tania Arena, Don Sergio Ciresi, Antonietta Fazio, Pietro Galluccio, Francesco Passantino e Francesca Pruiti. Richiamano un principio che lo Stato ha già fatto proprio, a partire dal decreto-legge n. 14 del 2017 in materia di sicurezza urbana, il cosiddetto Decreto Minniti: una città diventa più sicura anche riqualificando i quartieri degradati, riducendo la marginalità e l’esclusione, rafforzando la coesione sociale; proprio quella norma, valorizza la collaborazione con le associazioni e gli enti del privato sociale.
“Non si tratta di sacche isolate ma di interi quartieri”
Nella lettera viene sottolineato che a Palermo il disagio socio-economico ha ormai dimensioni strutturali, come confermato da tutti gli indicatori.
Non si tratta di “sacche” isolate, ma di interi quartieri, dove vivono decine di migliaia di minori. È il confronto con il resto d’Italia a darne la misura: nelle aree fragili della città i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano superano il 55 per cento, contro poco più del 20 nelle altre città metropolitane; le famiglie in povertà di reddito sfiorano i due terzi, contro un quarto; la dispersione scolastica viaggia oltre il doppio della media nazionale.
La lettera inviata al prefetto include due tabelle con i valori quartiere per quartiere e con il confronto con la situazione nazionale: il quadro è a dir poco allarmante.
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