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Alta tensione in Iran, per la fondazione Mohammadi “oltre duemila morti” e Trump valuta intervento

Alta tensione in Iran, per la fondazione Mohammadi “oltre duemila morti” e Trump valuta intervento
Donald Trump foto Adnkronos

Cifre non ufficiali: secondo la Ong Human Rights Activicts News Agency le vittime sarebbero salite oltre 500 e con oltre 10.600 arresti, per la fondazione Mohammadi le sparatorie di massa contro i manifestanti da parte delle forze governative iraniane “avrebbero provocato oltre 2.000 morti”. E il presidente americano sta vagliando le opzioni per un possibile intervento

Altissima tensione in Iran dove le proteste continuano incessantemente e il numero di morti e arrestati sale incessantemente.

Cifre non ufficiali perché secondo la Ong Human Rights Activicts News Agency le vittime sarebbero salite oltre 500 e con un numero di oltre 10.600 persone arrestate mentre per la fondazione Mohammadi le sparatorie di massa contro i manifestanti da parte delle forze governative iraniane “avrebbero provocato oltre 2.000 morti” nelle ultime 48 ore. C’è pure, dunque, una guerra di cifre: di certo la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare.

Secondo fonti di Iran International, la televisione iraniana dell’opposizione con sede a Londra, hanno descritto episodi di violenza particolarmente intensi a Karaj e nella capitale Teheran, sottolineando che segnalazioni simili stanno emergendo da molte altre località del Paese, come le province occidentali di Ilam e Kermanshah. Filmati ottenuti da Iran International da Kahrizak, a sud di Teheran, mostrano diversi cadaveri chiusi in sacchi. La maggior parte delle vittime sono morte colpite dai proiettili sparati dalle forze di sicurezza per placare le proteste.

La risposta del regime degli ayatollah

L’Iran ha attribuito agli Stati Uniti la responsabilità delle manifestazioni scoppiate due settimane fa nella capitale a causa delle difficoltà economiche e da allora alimentate in tutto il paese con richieste di estromissione delle autorità religiose.

Se attaccati, le basi Usa in Medio Oriente saranno considerate obiettivi legittimi. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, avverte gli Stati Uniti che qualsiasi attacco da parte loro porterebbe a una reazione contro Israele e le basi militari statunitensi nella regione, definendole “obiettivi legittimi”.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il suo Paese era “pronto ad aiutare” il movimento, dopo aver avvertito che l’Iran era in “grossi guai” per i suoi sforzi nel reprimere le proteste.

Wall Street Journal: “Martedì Trump avrà briefing su opzioni per rispondere”

E ancora, il presidente americano Donald Trump avrà martedì un briefing con i suoi collaboratori senior per discutere una serie di misure per rispondere alla repressione iraniana dei manifestanti. Lo scrive il Wall Street Journal spiegando che allo studio ci sono azioni militari, informatiche ed economiche.

Durante l’incontro voluto dal presidente con alti funzionari dell’amministrazione si parlerà dei prossimi passi da compiere rispetto all’Iran, compreso il rafforzamento delle fonti antigovernative online, l’impiego di armi informatiche segrete contro siti militari e civili iraniani, l’imposizione di ulteriori sanzioni al regime e attacchi militari, hanno affermato i funzionari citati dal giornale.

Secondo quanto affermato dai funzionari, alla riunione di martedì dovrebbero partecipare il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il capo di Stato Maggiore congiunto, il generale Dan Caine. Secondo il giornale non è previsto che Trump prenda una decisione definitiva durante l’incontro, poiché la valutazione è ancora in una fase iniziale.

Una delle opzioni in discussione è la possibilità di inviare terminali di Starlink, servizio internet satellitare di proprietà di Elon Musk, in Iran per la prima volta durante l’amministrazione Trump, hanno affermato i funzionari citati dal Wall Street Journal. Questa ipotesi potrebbe aiutare i manifestanti a evitare il blocco di internet nel Paese, com’è avvenuto di recente.

Possibili rappresaglie Iran

C’è il timore che qualsiasi risposta statunitense possa aumentare le tensioni nella regione, provocando potenzialmente uno scontro diretto tra Stati Uniti, Iran e forse Israele. L’amministrazione è anche consapevole che agire in modo più simbolico, che danneggi ma non sminuisca il regime, potrebbe demoralizzare i manifestanti convinti che Washington li sosterrà.

L’incontro di martedì sarebbe la prima volta in cui Trump si incontra con alti funzionari per una discussione formale su come intervenire in Iran. Teheran per ora non mostra segni di timore per l’azione degli Stati Uniti. Un nuovo attacco aereo contro l’Iran sarebbe il secondo attacco autorizzato da Trump al Paese. Ad agosto, i bombardieri stealth B-2 hanno danneggiato gravemente tre siti nucleari iraniani, ostacolando il programma nucleare del regime.

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