Ambasciatore non porta pena - QdS

Ambasciatore non porta pena

Pino Grimaldi

Ambasciatore non porta pena

sabato 10 Aprile 2021 - 00:00

Ma a volte la subisce. E’ accaduto lo scorso lunedì ad Ankara ed a complicare le cose di mezzo una signora: Ursula Von der Leyen,capo della Commissione della Ue.

Apriti cielo! Nel giro di qualche minuto tutte le agenzie a lanciare messaggi sull’offesa arrecata dal presidente della Turchia Erdogan ad una donna lasciata impiedi non essendovi nella sala una sedia per essa. Chiara dimostrazione-secondo le agenzie – del suo spirito misogino formalizzato anche di recente con il ritiro del suo Paese dalla Convention di Istanbul contro la violenza alle donne e per lo stato in cui tiene le rappresentanti del gentil sesso: disistimate ed ostacolate nello loro carriere! Il PPE, formazione politica cui la Signora appartiene, a gridare “vergogna”, altri a minacciare ritorsioni contro la Turchia e poi – a salire – possibilità di tagliare ogni legame con un paese che offende dichiaratamente le donne ed in particolare le europee. Venti di guerra che le società dell’oggi fanno spirare anche per uno sternuto senza la mascherina dei giapponesi, che l’altra è d’obbligo assoluto.

Il fatto è spiacevole. Ma non da guerra, manco semifredda, per il semplice fatto che una visita di Stato non è un caffè in caso dell’ospite. Obbedisce a regole di protocollo strette perché in diplomazia ogni mossa, risponde a precisi significati ed è super studiata dal personale (delegazione) che accompagna od ospita, nei suoi pur minimi particolari. Non è il padrone di casa che si occupa della disposizione delle sedie, ma il cerimoniale ospitante e se qualcosa prima che cominci la visita non va è il cerimoniale della delegazione in visita che discute eventuali variazioni.
Colpa loro dunque? Possibile. Ma a rivedere i filmati si nota: Erdogan sulla porta di casa in attesa degli ospiti. Arriva la prima macchina e ne scende Charles Michel, Capo del Consiglio Europeo (giusto).

Dalla seconda macchina scende la Von der Leyen(giusto); il primo si avvia da solo, seguito dalla Signora (giusto) verso Erdogan che stringe le mani in sequenza ad ambedue e poi fa un cenno alla Ursula di entrare per prima nella sala: e tutti e tre si avviano. Michel segue Erdogan che lo aspetta prima di sedersi su una delle due poltrone con bandiere dietro e quindi si accomodano. La Ursula resta impiedi avendo alle spalle un divano che sta di fronte ad un altro sul quale si siede il ministro degli esteri Turco Cavusoglu. Compresa (in ritardo?) l’antifona vi si siede anch’essa.

Viste così, come sono accadute, protocollo rispettato.
Infatti Michel quale Capo del Consiglio Europeo ha “la rappresentanza esterna dell’Unione per le materie di politica estera e di sicurezza” dunque numero due dopo il Presidente del Parlamento – assente -. La Von der Leyen è numero tre, quale Capo della Commissione (vedi cerimoniale europeo).
E’ mancato qualcosa? Si: quel che doveva dire, se più educato, Erdogan prima di sedersi: “Je vous en prie”. Tutto il resto pettegolezzo.
E se anziché una Signora, fosse rimasto impiedi un Signore?
Non ne parlava manco la servitù.

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