PALERMO – La recente riforma dei Comuni montani portata avanti dal Governo nazionale trova diversi oppositori anche in Sicilia, dove numerosi Enti sono stati depennati dalla lista dei beneficiari delle risorse provenienti dal Fosmit, in luogo di altri Comuni che hanno fatto ingresso per la prima volta. Il borsino, per l’Isola, parla di 57 nuovi Enti che rientrano a pieno titolo nell’elenco e di 33 Comuni in più rispetto al precedente bilancio.
Amenta (Anci Sicilia): “Chi esce perde vantaggi, ma a perderli sono anche i cittadini e le imprese”
Per Paolo Amenta, presidente di Anci Sicilia, intervistato dal Quotidiano di Sicilia, “il problema per l’Isola si pone certamente, perché gli Enti che sono usciti perdono dei vantaggi. Ma a perderli sono anche i cittadini, così come le imprese che lavorano in quei territori”.
“I criteri geografici e di altimetria – aggiunge il presidente di Anci Sicilia – non tengono assolutamente conto di quello che sta accadendo nelle aree montane, quindi nelle zone interne, dov’è vi sono fenomeni come lo spopolamento, la mancanza di servizi, la fragilità socioeconomica e il fatto che la gente non voglia viverci perché non è presente la pubblica istruzione“.
“È chiaro – aggiunge Amenta – che la zona montana portava dei vantaggi, delle agevolazioni fiscali, così come la possibilità che l’istituto comprensivo del posto non dovesse mantenere i numeri che ci sono nelle altre città siciliane, dove c’è il rischio di chiusura totale. E mancanza di scuola significa mancanza di volontà di vivere in quel territorio. Vi è poi il mondo delle imprese che gode dei crediti d’imposta, degli investimenti, delle agevolazioni dal punto di vista fiscale. Quei Comuni tagliati perdono quindi tutti quei diritti acquisiti e sappiamo bene che quei diritti non dovrebbero essere toccati. C’è in atto una protesta da parte di qualche Comune tra quelli tagliati e che rivendicano il fatto di avere impostato il proprio sistema anche attraverso deroghe, vantaggi fiscali e l’uso di crediti d’imposta. Stiamo provando a ragionare cosa si riesce a recuperare in questi territori”.
Più Comuni riconosciuti in Sicilia ma meno risorse disponibili
L’aumento degli Enti siciliani tra quelli montani e la minore disponibilità di risorse rientra tra “le contraddizioni di questa riforma. In Sicilia i Comuni riconosciuti in zona montana, ma diminuiscono le risorse a disposizione. Sono fattori che vanno ridefiniti, la riforma ha bisogno di un aggiustamento, anche perché l’essere riconosciuto zona montana non limita la questione dello spopolamento”.
Appare dunque necessario, secondo l’Associazione dei Comuni “che insieme al riconoscimento di zona montana si attenzioni perfettamente cosa fare di queste aree interne, che non possono essere giudicate solo in base ai criteri evidenziati dalla riforma. Questi non sono solo gli unici fattori che possono fare ripartire le aree interne. Quindi, chiediamo con molta forza il fatto di rivederla“.
Nuovi criteri per le aree interne: spopolamento, qualità della vita e fattori socioeconomici
“Innanzitutto – spiega ancora Amenta – vanno rivisti i criteri geografici e altimetrici. Ho aggiunto la questione socioeconomica e la questione di vita, di qualità della vita di quelle aree e dello spopolamento. E lo possiamo fare mantenendo chiaramente il riconoscimento di area montana, ma aggiungendo degli interventi che sono fondamentali”.
200 milioni mancanti dal Fondo di solidarietà comunale
Nella protesta di Anci Sicilia si inserisce anche la rivendicazione per l’ottenimento dei 200 milioni di euro annui che mancano dal Fondo di solidarietà comunale e per i quali l’Associazione chiede la revisione dei criteri utilizzati dal Ministero dell’Economia e delle finanze per la ripartizione delle risorse.
“Quei 200 milioni che mancano – evidenzia il presidente – dal trasferimento dal Fondo di solidarietà comunale andrebbero a rimpinquare i bilanci di Comuni e di aree interne per garantire i servizi essenziali”. Proprio nei giorni scorsi, nell’aula consiliare di Solarino, si è svolto un primo confronto aperto alla cittadinanza per parlare di questo ammanco.
“I Comuni – conclude Amenta – iniziano a capire che si tratta di un elemento fondamentale. Stiamo coinvolgendo politica e cittadini, anche attraverso la petizione che abbiamo presentato alla Camera dei Deputati, per la quale chiamiamo la cittadinanza a firmare”.

