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Anacer: rinviare di un anno Eudr, a rischio approvviginamento soia

Anacer: rinviare di un anno Eudr, a rischio approvviginamento soia

Già da gennaio 2026

Roma, 29 ott. (askanews) – Rinviare di un anno l’applicazione dell’Eudr, il Regolamento Deforestazione, per tutti gli operatori, a prescindere dalla loro dimensione e posizione nella filiera. Lo chiede al Governo l’Anacer, Associazione Nazionale Cerealisti, in rappresentanza delle imprese nazionali del commercio di cereali e semi oleosi.

Nonostante il precedente rinvio, per Anacer il Regolamento EUDR presenta ancora oggi sfide irrisolte che minacciano la stabilità dei mercati e la catena di approvvigionamento della soia. Questa ulteriore richiesta di proroga consentirebbe di affrontare le questioni critiche, tra le quali la documentazione da produrre per provare la conformità legale alle norme dei paesi di origine.

L’iniziale annuncio della Commissione di rinviare di un anno l’applicazione del regolamento, ed il successivo cambio di rotta con la proposta solo di un periodo di grazia di sei mesi, hanno infatti – denuncia Anacer – creato perturbazioni di mercato, incertezza nei prezzi e difficoltà per gli operatori di rispettare il termine del 30 dicembre 2025.

“Allo stato attuale gli importatori non saranno in grado di approvvigionare il mercato italiano dal mese di gennaio 2026, il che potrebbe tradursi nella indisponibilità di soia conforme EUDR e nell’interruzione della catena di approvvigionamento per le industrie di prima e seconda trasformazione europee (olearia, mangimistica e delle carni)”, sostengono, aggiungendo che nel medio termine, le difficoltà di approvvigionamento dell’industria mangimistica e zootecnica derivanti dall’impossibilità di importare alle condizioni dettate dalla Commissione, “avrà un impatto sui costi di produzione e conseguentemente sui prezzi al consumo che già dopo la proposta della Commissione del 21 ottobre è rilevabile nell’andamento delle quotazioni delle Borse merci”.

Infine, non si potrà escludere un “incremento delle importazioni dei prodotti finiti da Paesi terzi (carni in particolare) tali da mettere in crisi la redditività del settore zootecnico ed, in generale, la competitività dei produttori europei”, conclude Anacer.