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Analisi ENEA 2025, emissioni e consumi in stallo, transizione in ritardo

Analisi ENEA 2025, emissioni e consumi in stallo, transizione in ritardo

Prezzi ancora elevati rispetto al periodo precrisi (2022)

Roma, 9 apr. (askanews) – Situazione stazionaria per emissioni e consumi energetici in Italia nel 2025, fermi ai valori dell’anno precedente, in linea con quanto registrato nell’intera Ue. Prezzi ancora elevati rispetto al periodo precrisi 2022 (gas +70%, elettricità +100%). È quanto emerge dall’Analisi del sistema energetico italiano dell’ENEA per l’intero 2025, che evidenzia anche una lieve crescita delle rinnovabili (+1%), che però restano ancora molto indietro rispetto agli obiettivi PNIEC(-20%). I dati preliminari del I trimestre 2026, informa una nota, vedono emissioni di CO2 e consumi di energia in calo entrambi dell’1%.

“I consumi finali di energia dell’Unione europea sono fermi ai livelli del 2023, mentre in Italia risultano leggermente superiori. Ora, per raggiungere il target dell’Energy Efficiency Directive (EED) nell’Europa a 27, occorrerebbe un calo dei consumi del 3% medio annuo, mentre il PNIEC in Italia fissa un obiettivo meno ‘ambizioso’ dell’EED, che per essere centrato necessiterebbe di una diminuzione inferiore al 2% all’anno”, spiega Francesco Gracceva che cura l’Analisi ENEA.

Per fonti primarie, i consumi 2025 vedono in aumento quelli di gas (+2%), per le temperature più rigide e per una maggiore domanda da parte delle centrali elettriche, pur restando inferiori del 14% rispetto alla media 2017-2022 e in linea con i regolamenti Ue. Invariati i consumi di petrolio nei trasporti, ma calano nella petrolchimica. Crolla il carbone (-16%), tornato ai minimi termini nella generazione elettrica. Pur in aumento di 1 punto percentuale, la quota di rinnovabili sui consumi finali si ferma a poco più del 20%, a fronte del 25% previsto dal PNIEC. A crescere è stato soprattutto il fotovoltaico (+25%), che genera più di 1/6 della produzione elettrica totale.

I consumi per settori vedono un lieve aumento nei trasporti (+0,5%), mentre rimangono stazionari nel civile. La domanda di energia elettrica resta ferma ai livelli del 2024, a conferma della stazionarietà del grado di elettrificazione dei consumi.

Sul fronte prezzi, appare consolidato sui massimi storici lo spread tra valore dell’elettricità sulla Borsa italiana (116 €/MWh la media annua) e quello dei principali mercati europei (90 €/MWh in Germania, 65 €/MWh in Spagna, 61 €/MWh in Francia), mentre è tornata ad allargarsi la differenza tra il prezzo del gas sul mercato italiano e il principale hub europeo (TTF).

“Uno scenario energetico sostanzialmente immobile, che torna però oggi ad essere turbato da una nuova crisi energetica innescata dalla guerra in Iran e in particolare dal blocco dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita oltre un quinto del petrolio mondiale e circa il 6% di greggio e il 9% di GNL diretto in Europa, con pesanti ricadute sui prezzi”, aggiunge Gracceva. “Solo per il mese di marzo – prosegue – si stima che il costo del gas importato possa superare ampiamente i 2 miliardi di euro, almeno mezzo miliardo in più del costo che si sarebbe registrato al prezzo medio dei precedenti dodici mesi. Anche nel caso del petrolio una stima conservativa porta a un extracosto delle importazioni di oltre mezzo miliardo di euro”.

L’estrema difficoltà della transizione energetica italiana è confermata dal nuovo minimo storico dell’indice ENEA ISPRED, in calo del 30% rispetto al 2024, con forti criticità sul lato decarbonizzazione. “Per raggiungere il target 2030 fissato dal PNIEC, sarebbe necessario ridurre le emissioni del 6% per ciascuno dei prossimi cinque anni”, spiega Gracceva. “La transizione italiana risulta fuori traiettoria sia per il petrolio (+2% rispetto -5% degli obiettivi PNIEC), che per le rinnovabili, soprattutto nel settore dei trasporti, dove sono arrivate a coprire solo il 10% dei consumi contro il 15% atteso”, conclude Gracceva.

L’Analisi dedica infine uno specifico focus alle tecnologie low carbon, evidenziando una riduzione del deficit commerciale italiano che passa da oltre 5 a meno 4 miliardi di euro nel 2025. Il miglioramento è stato trainato dalla forte crescita delle esportazioni di veicoli ibridi plug-in, più che raddoppiate verso i mercati extraeuropei, in primis negli Stati Uniti, dove l’import ha cercato di anticipare i dazi annunciati. Non migliora invece il saldo per il fotovoltaico e peggiora quello per i veicoli elettrici puri, per i quali il deficit supera i 2,3 miliardi di euro, rendendo nel complesso il miglioramento ancora fragile e concentrato in pochi segmenti.