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Ance, Brancaccio: momento drammatico, ma l’emergenza ormai è cronica

Ance, Brancaccio: momento drammatico, ma l’emergenza ormai è cronica

Serve un cambio di approccio, puntare su adattamento e mitigazione

Roma, 15 apr. (askanews) – “Siamo in un momento drammatico, emergenziale, con problemi di energia, di caro materiali”. Il governo è alle prese “con tutta una serie di misure per cercare di far reggere la nostra economia, il nostro comparto, in particolare in questa bufera, ha detto che farà di tutto per intervenire. Quindi sto un po’ ringraziando anticipatamente e mi collego al tema di oggi. Siamo tutti così preoccupati di questo momento drammatico, che è un’emergenza che noi speriamo si concluda prestissimo ed è un’emergenza contingente dovuta a una serie di situazioni, ma il tema di oggi, si può dire, che è un’emergenza cronica ormai”. Lo ha affermato la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio nel suo intervento in apertura della conferenza “Un piano per l’Italia”, organizzata oggi a Roma dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili.

“Ogni giorno purtroppo assistiamo a un disastro. Parleremo dei costi dell’intervenire dopo o della prevenzione – ha detto – ma ci sono costi incalcolabili, che sono quelli anche di di perdita di territorio, di perdita di memoria, di perdita di case in alcune situazioni, quelli sono danni incalcolabili. In un paese fragile, non è qualcosa che tra un anno o due avremo risolto, quindi ci vuole un grande piano strutturale”.

“L’Ance sono veramente decenni che ne parla – ha rilevato Brancaccio – abbiamo anche ottenuto qualcosa nel corso dei decenni, qualche Italia Sicura, poi cancellata. Poi Progetti Italia, poi qualcos’altro, ma tutto superato senza un reale piano strutturale e una continuità. Per cui in questo lavoro fatto con Francesco Rutelli e tanti altri amici e colleghi che ascolteremo anche oggi, abbiamo deciso proprio di provare almeno a dare cinque priorità fondamentali per portare avanti un piano strutturale. I cinque punti fondamentali sono un cambio di approccio, un cambio di approccio che significa basta contrapposizione”.

Sul “green” “non è una contrapposizione ideologica, è un dato di fatto. Questi cambiamenti climatici, se ci sono perché naturali, se ci sono perché è l’antropizzazione selvaggia del territorio, ma sono una realtà. Noi abbiamo quindi, dobbiamo puntare su adattamento e mitigazione. L’adattamento e la mitigazione significa anche competenze che in questo paese ci sono. Adattarci significa anche sviluppare un’economia sull’adattamento, quindi non è solo ovviamente prevenire e intervenire, ma significa anche lavoro, competenze, tecnologia”.

“Quindi la prima cosa è un cambio di approccio – ha detto la presidente Ance – che significa anche, ovviamente, siccome i centri urbani sono quelli più impattati da questi cambiamenti climatici, significa anche adeguare quelle che sono le normative urbanistiche ed edilizie per poter dare delle risposte. Il secondo punto è la governance – ha proseguito -. Troppe frammentazioni. Anche qui una cabina di regia, che non può essere che a Chigi, ma anche una struttura operativa, come è stato in alcune esperienze anche virtuose, una struttura dedicata che faccia da coordinamento e che ovviamente lasci presidenti delle regioni come commissari, perché chi vive sul territorio ha il polso e anche forse quelle informazioni, quella capacità di dare risposte e di seguire in maniera più puntuale quello che si deve fare”.

“Terzo è il modello, il modello da gestire. Noi diciamo ci vuole un modello Pnrr con maggiore concorrenza in mercato. Qui inserisco anche altri temi che sono cari a noi, forse la soglia dei 5 milioni di euro per delle procedure negoziate senza abbandono, forse è una soglia troppo alta, quindi un modello Pnrr con uno sguardo più attento al mercato e alla concorrenza, perché il Pnrr ci ha insegnato e ci ha allenato ad avere target, milestone, tempistiche e quindi anche un controllo della spesa e degli obiettivi da raggiungere”, ha rilevato.

“Poi raccogliere dati, mappatura. I dati ci sono, ma sono tutti disaggregati, non si riesce ad avere una visione unitaria – ha detto Brancaccio -. Ci siamo confrontati anche tra di noi, tra il nostro centro studi e i nostri amici di questa avventura per rendere i dati omogenei, perché i dati si interpretano, si leggono, eccetera. C’è bisogno veramente anche di metterci d’accordo di come raccogliere i dati e di usare quella che oggi abbiamo, che è l’intelligenza artificiale, per sperimentare dei modelli, capire alcuni interventi, come possono impattare sul territorio”.

“L’altro punto, ovviamente, è una programmazione, una stabilità dei finanziamenti e anche qui un coordinamento dei fondi. Ci sono fondi, ci sono fondi non spesi e molto spesso vediamo che un disastro, una catastrofe che è accaduta, magari lì già c’era un progetto, c’erano già dei fondi, c’era già un appalto, ma questo lavoro non era cominciato, si era interrotto o non era finito. Quindi una stabilità dei finanziamenti, ovviamente con una governance che segue il tutto”.

“Sentiremo poi appunto anche i nostri decisori e crediamo che anche la maturità che si è raggiunta in Europa sul tema comunque del dissesto insieme alla casa, alla rigenerazione urbana, sono tutte cose che non possono viaggiare separate, sono tutte in qualche modo collegate. Noi siamo ottimisti”, ha concluso Brancaccio.